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Ernia del disco


La malattia è anche conosciuta come:
ernia discale, prolasso discale


Le ernie discali rappresentano un'anomalia della colonna vertebrale molto diffusa. Numerosi studi hanno dimostrato che il 75-80% della popolazione che non presenta né dolori né alcuna sintomatologia, ha una protrusione o un'ernia del disco.
Categoria: Malattie ortopediche
Sigla: HD

Che cos'è - Ernia del disco

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Ernia del disco: un po' di chiarezza

Grazie al Dottor Robert Morrison, chiropratico americano attivo in Italia da diversi anni, cerchiamo di fare un po' di chiarezza sull'ernia del disco.

Uno dei primi concetti impartiti nelle università di chiropratica è che non si può pensare alla colonna vertebrale e ai dischi come alla fonte principale del mal di schiena. Le ernie discali rappresentano un'anomalia della colonna vertebrale molto diffusa. Numerosi studi hanno dimostrato che una percentuale del 75-80% della popolazione che non presenta né dolori né alcuna sintomatologia, ha una protrusione o un'ernia del disco, come evidenziato dalla risonanza magnetica o dalla TAC. Eppure, nonostante tutte le prove a disposizione, la maggior parte dei medici non riesce a rendersi conto che di solito si tratta di una pura coincidenza (non di un rapporto di causa-effetto), quando in un paziente con mal di schiena si riscontra un'anomalia del disco.

Con l'avvento dei sofisticati strumenti di indagine neuro radiologici, le ernie discali sono state mistificate, mal diagnosticate e mal curate su larga scala. Ogni anno si assiste a un enorme spreco di denaro per l'abuso e l'eccessivo utilizzo di risonanze magnetiche e TAC. Milioni di pazienti subiscono interventi chirurgici per nulla necessari, come conseguenza di distorte interpretazioni degli esiti degli esami. Un’indagine più accurata dei fatti dimostra che le erniazioni dei dischi solo raramente sono la causa di dolori cronici o acuti.

Ma cosa sono i dischi intervertebrali? I dischi intervertebrali sono strutture piatte, circolari, di tessuto cartilagineo, interposte tra ciascuna vertebra. Fungono da ammortizzatori e mantengono la colonna flessibile. I dischi sono composti da un involucro esterno duro detto anello fibroso e da una parte centrale morbida, di colore bianco, detta nucleo polposo.




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Qual è la differenza tra protrusione ed ernia del disco?

C'è una diffusa tendenza a sovrapporre i termini usati per descrivere le lesioni dei dischi, il che crea confusione tra pazienti e medici. Il chiropratico americano Robert Morrison ci aiuta a capirne di più. Essenzialmente, si possono classificare quattro categorie principali:

1) Si ha una protrusione focale quando si crea una sporgenza nella parte centrale del disco, il nucleo polposo, il quale rimane tuttavia contenuto all'interno delle fibre che lo avvolgono. Può considerarsi una componente del naturale processo di invecchiamento, un fenomeno che può paragonarsi al lasciar fuoriuscire dell'aria da uno pneumatico.

2) Un prolasso o erniazione del disco è una migrazione del nucleo polposo attraverso una completa lacerazione delle fibre dell'anulus che formano la parete del disco. Questo materiale rimane comunque contenuto e non si riversa nel canale vertebrale.

3) Un'estrusione del disco si verifica quando il materiale discale non viene contenuto, supera il legamento longitudinale posteriore e si riversa nel canale vertebrale.

4) Si parla di frammento discale sequestrato quando un frammento del nucleo polposo migra, viene a contatto con il canale vertebrale e non è contenuto.



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Sintomi - Ernia del disco

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Le cause dell'erniazione dei dischi

Come ci spiega il Dottor Robert Morrison, chiropratico americano, l'ernia del disco può avere un inizio graduale, come effetto di una progressiva degenerazione, oppure manifestarsi all'improvviso come conseguenza di un trauma o di ripetuti microtraumi. I muscoli muovono le ossa, pertanto l'aspetto cruciale è che i muscoli esercitino un'azione di uguale portata da sinistra a destra, dal lato anteriore a quello posteriore, e dall'inferiore al superiore. Quando i muscoli che supportano la colonna sono sbilanciati, lo scheletro diviene asimmetrico e si verifica un disallineamento delle vertebre.

Le vertebre disallineate diventano fissate o sublussate e non riescono a muoversi correttamente. Ciò comporta una diseguale distribuzione del peso a carico dei dischi e può portare all'erniazione o a un accelerato processo di degenerazione dei dischi. Tra le altre cause dell'erniazione possono annoverarsi l'obesità (il cui fenomeno è triplicato), le attività sedentarie, i tempi prolungati alla guida di veicoli.

Esistono diverse cause determinanti gli squilibri muscolari. Per esempio, un trauma fisico, come una frattura a una gamba, una distorsione alla caviglia, o persino traumi apparentemente più innocui come una caduta di sedere, provocano un'alterazione del sistema nervoso e creano uno squilibrio muscolare. Nel momento in cui si verifica il trauma, i muscoli si contraggono o si indeboliscono. Questo è uno dei processi che dà luogo a uno squilibrio muscolare. Accade poi che, anche dopo la guarigione del trauma, il corpo mantenga questo stato di adattamento in cui i muscoli sono squilibrati.
Organi che non esplichino la loro adeguata funzionalità possono altresì contribuire a determinare gli squilibri muscolari. Ogni muscolo ha un organo corrispondente, un nervo spinale, un dente, un meridiano dell'agopuntura, un punto riflessologico, una vertebra, e così via; pertanto, quando si verificano squilibri muscolari significa che, molto probabilmente, esiste un problema a livello di una di queste componenti.

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Cura e Terapia - Ernia del disco

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Quale terapia per l'ernia del disco?

C’è molta confusione in Italia sul che cosa sia la chiropratica; questo perché non esistono lauree specifiche in questo indirizzo e solo da poco è stata approvata una legislazione in materia. Grazie al Dottor Robert Morrison, chiropratico americano attivo in Italia da diversi anni, proviamo a capire se la chiropratica sia sicura ed efficace nella cura dell’ernia al disco.

Medicina olistica: i chiropratici considerano lo stato di salute globale del paziente, e quindi non solamente i sintomi a livello locale o le singole parti del corpo. Un esempio appropriato è un paziente con una patologia al piede o al ginocchio, che può provocare dolore alla schiena. A meno che il medico non esamini il paziente nella sua globalità, non riuscirà a capire che si tratta di un problema legato al piede o al ginocchio, specialmente se è stata trovata un’ernia al disco tramite una risonanza magnetica.

Istruzione chiropratica: Gli studenti di chiropratica seguono una formazione rigorosa mirata all’ottenimento di fondamentali abilità specifiche nella valutazione dei livelli di salute/malattia delle persone. Tra queste troviamo la diagnostica clinica, condotta attraverso l’osservazione, anamnesi e sintomatologia del paziente, nonché con risultati di laboratorio ed in particolare con indagini radiografiche.
Viene posta maggiore attenzione al trattamento e alla prevenzione delle disfunzioni neuro-muscolo-scheletriche (riguardanti nervi, muscoli, ossa, tendini, legamenti, dischi) e la colonna vertebrale. La così chiamata Vis Medicatrix Naturae è fondamentale nella filosofia e il chiropratico l'utilizza sempre e solo cure naturali e terapie manuali.

Consulto chirurgico: I chiropratici sono in grado di riconoscere le bandiere rosse o quei segnali e sintomi che riportano in modo immediato al neurochirurgo o ad altri specialisti. Questi segnali comprendono anche quelli neurologici, che possono essere rappresentati da stati progressivi (debolezza del muscolo, atrofia, intorpidimento), in modo molto rapido, o dal dolore acuto che si riesce ad attenuare entro le prime tre settimane di terapia chiropratica. Pertanto è sempre meglio ricercare fin dall’inizio il consiglio di un chiropratico qualificato e soprattutto se dovessero verificarsi dolori acuti alla schiena o alla cervicale.

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Alla scoperta di una visita con un chiropratico

Il Dottor Robert Morrison, chiropratico americano, in Italia ormai da diversi anni, ci racconta cosa bisogna aspettarsi da una visita con un chiropratico.

Anamnesi: La prima visita comincia con un’accurata analisi della storia del paziente. Questa parte di esame sarà la chiave del percorso del piano del trattamento, pertanto non va sottovalutata. Il chiropratico porrà alcune domande: «Prova dolore mentre si muove? Ci sono sintomi mentre è seduto? Mentre cammina? Mentre è a letto? I sintomi arrivano improvvisamente oppure nel corso dei giorni, delle settimane, mesi o anni c’è stato un graduale peggioramento? I sintomi sono associati a problemi di digestione o di emicrania? Il dolore si diffonde nelle gambe?».

Analisi del corpo: Il metodo sarà diverso a seconda delle tecniche utillizate da ogni chiropratico. Tuttavia la maggior parte analizzerà la postura e utilizzerà test ortopedici standard come palpazione, test di movimento e test neurologici.

Trattamento: La manipolazione e altre forme di mobilitazione della colonna vertebrale, del bacino e di altre articolazioni sono le forme di terapia più comunemente utilizzate dai chiropratici. Le tecniche utilizzate sono altamente specializzate e mirano a ripristinare l’allineamento e il movimento delle giunture. La manipolazione dona un istantaneo sollievo scogliendo la tensione muscolare ed eliminando la pressione dei dischi.
A seconda delle tecniche scelte, possono essere applicate altre forme di terapia: le tecniche craniali, i massaggi profondi al tendine o ai muscoli, la terapia dei punti meridiani, le tecniche miofasciali e diverse procedure riflessologiche. Molti chiropratici analizzano anche la dieta e forniscono terapie nutrizionali dove è indicato.

Visite di controllo e cura di mantenimento: I chiropratici forniranno informazioni su come mantenere la correzione ed evitare il recidivismo e per lo più raccomanderanno alcune forme di terapia del mantenimento della cura. La frequenza dipende da molti fattori come l’età, lo stato di salute, il tipo di lavoro che si fa e l’attività fisica. A ogni modo è consigliata una visita ogni 3 o 4 mesi.








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Chirurgia - Ernia del disco

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Una chirurgia non necessaria

La percentuale di erniazioni dei dischi lombari che ha rilevanza chirurgica è straordinariamente bassa. Studi hanno dimostrato che, decorso un periodo di quattro e dieci anni, non vi è differenza tra i risultati ottenuti ricorrendo o meno all'intervento chirurgico. Gli studi di chiropratica sono affollati da pazienti che soffrono di mal di schiena ricomparsi dopo che quegli stessi pazienti si sono sottoposti al trattamento chirurgico dell'ernia.

Oggi vengono trattate attraverso la chirurgia troppe ernie al disco, senza che vi sia l’effettiva necessità dell’intervento. Questo prova l’inadeguatezza delle forme convenzionali della medicina per il trattamento di dolori cervicali o alla schiena. Numerosi studi hanno dimostrato che la stragrande maggioranza dei pazienti sottoposti alla terapia dell’ernia al disco, soffrano gli stessi sintomi solo dopo un breve periodo di tempo trascorso dall’intervento chirurgico. Qualsiasi chiropratico può confermarlo dalle cicatrici dei pazienti che si sottopongono ogni anno a interventi alla colonna lombare, a causa proprio di questi interventi chirurgici al disco lombare. Questo indica due cose: la chirurgia generalmente è inefficace nel trattamento dell’ernia al disco e che non basta aver trovato un’ernia al disco tramite risonanza magnetica, per aver individuato la causa del dolore.


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Glossario per Ernia del disco - Enciclopedia medica Sanihelp.it

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Farmaci

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FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
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Autore: Valeria Leone - Sanihelp.it
Data ultima modifica: 28-12-2015

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