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Influenza


L'inverno anomalo di quest'anno non deve far abbassare il livello di guardia. I sintomi dell’influenza sono comunque gravi e in certi casi anche molto pericolosi. Ecco tutti i consigli per non farsi cogliere impreparati.
Categoria: Malattie respiratorie


Che cos'è - Influenza

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Cos'è l'influenza

L’Influenza, termine impiegato per definire la malattia anche in molte lingue straniere, origina il suo nome dalla corrispondente parola italiana derivata dalla forma latina influentia e riflette l’opinione molto diffusa nei secoli passati che la comparsa delle tipiche epidemie fosse correlata all’influenza di congiunzioni sfavorevoli delle stelle.

Secondo recenti ipotesi, l’elevata mortalità riscontrata nel corso della famosa peste di Atene del 430 a.C. sarebbe da attribuire a una forma influenzale con superinfezioni batteriche. La descrizione della diffusione a livello europeo di una malattia con le caratteristiche delle pandemie influenzali risale al 1580 e da allora sono state riportate 31 pandemie. Tra queste la più drammatica è stata quella del 1918-19 che ha causato oltre 20 milioni di decessi, ovvero un numero di morti superiore a quello attribuito alla prima guerra mondiale.

Il virus dell’influenza fu scoperto nel 1918 da Dujarric de la Rivière all’Istituto Pasteur di Parigi. Nicolle e Lebally in Tunisia, negli stessi anni, provocarono l’influenza nelle scimmie mediante un filtrato di muco nasale di soggetti influenzati. Smith Andrewes e Laidlaw, in Inghilterra, nel 1933, furono i primi a isolare il virus di tipo A e a provocare la malattia in furetti inoculandolo per via nasale.

L’influenza è una malattia infettiva dovuta a tre tipi principali di virus denominati A, B e C, il cui contatto provoca nell’organismo la produzione di anticorpi che lo proteggono contro il singolo virus.

La malattia esordisce con brividi, febbre, tosse, dolori muscolari e perdita dell’appetito ai quali seguono starnuti e mal di gola. I sintomi scompaiono dopo 4-5 giorni ma in alcuni casi, specie nei soggetti debilitati e negli anziani, possono evolvere in polmonite.
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Influenza, questa sconosciuta

Dietro all’influenza si cela un problema da non sottovalutare: la mancata percezione della gravità della malattia. Una recente indagine, denominata I mille volti dell’influenza, condotta da Taylor Nelson Sofres in Italia, Germania e Gran Bretagna, ha evidenziato come ben l’86% degli italiani abbia dichiarato di aver sofferto di influenza, confondendo la malattia con più banali sindromi da raffreddamento provocate da virus parainfluenzali.

A conferma di questa ipotesi, il 20% degli intervistati ha affermato di continuare a lavorare durante l’episodio pseudo-influenzale, e questo dimostra come si trattasse in realtà di sindromi molto più lievi.
La vera influenza, quella che costringe a letto e può portare a complicanze gravi come la polmonite, è ben altra cosa.

Eppure, nonostante le raccomandazioni del Ministero della Salute e le statistiche che parlano di 250-500 mila morti all’anno per influenza, la malattia è percepita come potenzialmente mortale solo dal 2% del campione italiano (In Germania e Gran Bretagna va un po’ meglio).

È questo forse il motivo per cui i soggetti a rischio, cioè affetti da cardiopatie, asma o diabete, continuano a vaccinarsi solo in minima parte: il 55% quest’anno, solo il 44% l’anno scorso, contro una percentuale ben maggiore (70%) di vaccinati tra gli anziani.

Bisognerebbe imparare la lezione dai nostri nonni, insomma: sottovalutare le conseguenze dell’influenza e l’importanza delle misure preventive per contrastarla significa correre un rischio inutile.

Pregiudizi e paure, poi, giocano un ruolo importante nella spinta alla vaccinazione. Tra i motivi per cui i pazienti, seppure a rischio, non si sottopongono al vaccino, il principale è l’antico rifiuto per le iniezioni (39%), seguito dal timore di eventuali effetti collaterali (18%), dal non aver ricevuto dal proprio medico l’indicazione di vaccinarsi (16%), e dalla paura di reazioni allergiche (14%).

Ma c’è anche un 24% che dichiara di avere scarsa fiducia nel vaccino, e qui torniamo al problema dell’errata percezione: se si pensa che una malattia non sia pericolosa, non si sente la necessità di vaccinarsi, nemmeno se si è a rischio. 

«Questo clima di sfiducia», spiega Carlo Filippo Tesi, presidente di Federasma, «non favorisce affatto il ricorso alla prevenzione, che invece resta l’arma migliore per evitare la malattia o perlomeno le sue complicanze, ancora più rischiose per chi soffre di asma e malattie respiratorie».

Insomma, bisogna battere il ferro dell’informazione finché è caldo, come suggeriscono gli stessi intervistati, in modo da facilitare a tutti l’accesso al vaccino.
Rinnoviamo quindi a tutti, e specialmente a chi è a rischio, l’invito a vaccinarsi: anche se il periodo ottimale è già passato, il vaccino garantisce efficacia anche con l’arrivo imminente dei virus.
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Influenza: vittime 265 mila italiani, bimbi i più colpiti

Sono circa 265 mila gli italiani colpiti dall'influenza durante la prima settimana del 2008: è quanto risulta dal rapporto Influnet pubblicato dall'ISS. Come per le stagioni passate, il virus ha colpito maggiormente i bambini di età compresa tra 0 e 4 anni (7,62 casi per mille), seguiti dai soggetti tra 5 e 14 anni (5,33).

La fascia di età tra 15 e 64 anni è quella in cui l'incremento del numero di casi (4,80 casi per mille) è più visibile rispetto alla settimana precedente (2,87 per mille). Gli ultrasessantacinquenni, rispetto alle altre fasce di età, mostrano un'incidenza inferiore (1,99 casi su mille), anche se rappresentano i soggetti a maggior rischio di complicanze per influenza.

Secondo quanto riportato dal rapporto, l'incidenza delle sindromi influenzali nella prima settimana del 2008 è superiore rispetto alla maggior parte delle precedenti stagioni influenzali; tuttavia, non è ancora possibile prevedere l'intensità complessiva dell'epidemia di questo anno. La sorveglianza tramite i medici di medicina regionale e i pediatri di libera scelta prosegue e i dati saranno aggiornati ogni settimana permettendo di seguire l'andamento dell'ondata epidemica stagionale.
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Prevenzione - Influenza

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Sei punti contro l'influenza

Punto 1: attento a dove vai!
  
Evita il più possibile i luoghi affollati, come i mezzi pubblici o le discoteche.  
Infatti il virus influenzale è molto contagioso e si diffonde facilmente e velocemente, per via diretta, tramite goccioline infette, o indiretta, attraverso oggetti contaminati da secrezioni provenienti dal naso e dalla bocca.  
 
Se si considera il fatto che un soggetto è contagioso dal momento in cui è stato infettato fino a 3-4 giorni successivi alla comparsa dei primi sintomi (che si manifestano di solito dopo un periodo di incubazione di 1-4 giorni), si capisce come il virus possa diffondersi anche a partire da persone apparentemente sane.  
 
Tenendo presente che il virus viene trasmesso soprattutto dal contatto con le mani di individui infetti o direttamente da inalazione a seguito di uno starnuto o di un colpo di tosse di un malato, è meglio evitare di avere stretti contatti con le persone ammalate ed è buona regola lavarsi spesso le mani.  
 
Punto 2: abbigliamento a cipolla
 
 Per quanto riguarda l’abbigliamento, ricordati che è la qualità degli indumenti che crea l'effetto caldo: indossa quindi tessuti che permettono di trattenere il calore del corpo.  
A contatto con la pelle vanno bene il cotone e la seta e, sopra, la lana. 
 
All’origine della sensazione di freddo c’è una cattiva circolazione: no quindi a indumenti attillati, perché in inverno il sangue circola meno in superficie e maggiormente in profondità, e via libera invece a vestiti larghi, che permettono al sangue di circolare meglio a livello cutaneo.  
 
Perfetto l’abbigliamento a cipolla, cioè a strati, che tiene lontano il rischio degli sbalzi di temperatura poiché permette di liberarsi di una parte degli abiti nel caso in cui si passi da un ambiente esterno freddo a un luogo chiuso e riscaldato.  
 
Quando esci di casa proteggiti, soprattutto in giornate fredde e ventose, con sciarpe di lana o di seta. Soprattutto chi vive nelle grandi città abbia l'accortezza di coprire anche la bocca.

Attenzione: quando sei molto sudato, per esempio all’uscita dalla palestra, ricordati di coprirti molto bene! E non dimenticare di asciugarti sempre i capelli quando esci dalla doccia o dalla piscina, soprattutto se vai subito fuori…  
È fondamentale infatti evitare tutte quelle situazioni che potrebbero indebolire l’organismo, per esempio alterando la sua temperatura. 
 
Punto 3: piccole furbizie anti-influenza
 
 Adotta uno stile di vita improntato alla salvaguardia della salute: così il tuo organismo si rinforza e può reagire prontamente alla minaccia infettiva:  
 

non sottovalutare l'importanza del riposo, perché è proprio durante il sonno profondo che vengono liberate potenti sostanze immunostimolanti.
Al contrario, una situazione di stress fisico o psicologico invece contribuisce ad abbassare le difese immunitarie dell’organismo, rendendolo più esposto ai virus.
 
E poi, non finiremo mai di dirtelo: non fumare!  
Il fumo di sigaretta attivo o passivo è esso stesso un irritante delle vie aeree e pertanto aumenta il rischio di contrarre influenza.

Punto 4: occhio al riscaldamento!
 
Il cosiddetto colpo d'aria potrebbe mietere meno vittime se trovasse organismi allenati a convivere con il freddo: per questo è opportuno non esagerare con il riscaldamento!  
 
Meglio mantenere nell'abitazione una temperatura mite, che si aggira cioè sui 20 gradi, anche aprendo ogni tanto le finestre, per consentire il ricambio dell’aria.    
È importante assicurarsi che negli ambienti chiusi l'aria non sia mai troppo secca, perché questo irriterebbe le vie respiratorie rendendole più vulnerabili agli agenti patogeni
L'umidificazione migliora con essenze di timo, verbena, eucalipto.  
 
Infine, d'inverno è meglio un bagno caldo piuttosto che una doccia.
Infatti il bagno riscalda di più, e diventa un vero e proprio trattamento anti-influenzale se si sciolgono nell’acqua foglie o gocce di piante balsamiche utili all'apparato respiratorio, come pino, lavanda, timo ed eucalipto.

Punto 5: prevenire a tavola
  
L'influenza può essere prevenuta anche a tavola, seguendo una dieta sana ed equilibrata che rinforzi il sistema immunitario.  
 
Il consiglio è quello di consumare almeno due porzioni di frutta e quattro di verdura al giorno, una porzione di pasta o riso conditi con olio extravergine d'oliva o pomodoro e una di ceci, lenticchie o fagioli al posto della carne. 
 
Tra i cibi da preferire, quelli ricchi di vitamina C, come gli agrumi, cioè arance, limoni o pompelmi (anche sottoforma di spremuta), e ortaggi quali cavoli, broccoli o cavoletti di Bruxelles. 
 
Anche la vitamina A ha dimostrato di esercitare una potente attività contro i virus: si può trovare nel fegato, nell’olio di merluzzo, nelle uova, nei latticini e nella frutta e negli ortaggi giallo-arancioni (carota, peperone, zucca, albicocca). 

In particolare, un alimento ricchissimo di vitamine A e C è il pomodoro, che realizza al meglio la sua funzione di rinforzo del sistema immunitario se consumato crudo (infatti le vitamine si distruggono con il calore della cottura).  
 
Privilegia anche carciofi, porri e cardi, che hanno proprietà depurative; frutta secca, castagne e patate perché toniche ed energetiche; verze e spinaci perché ricchi di acqua, fibre, vitamine e sali minerali; infine gli yogurt, ottimi alleati per rafforzare la flora batterica.  
 
Per chi sa di essere debole dal punto di vista respiratorio sono indicati aglio e cipolle per il loro potere disinfettante, specie sull'apparato polmonare e gastrico, e regolarizzanti il ricambio idrico.  
Il succo di cipolla è diuretico e antireumatico, e svolge anche una funzione antisettica per le vie respiratorie.  
 
Punto 6: un aiuto dalla natura
 
 Anche la natura aiuta a tener lontano i fastidiosi acciacchi, rinforzando le difese del nostro corpo per mezzo di elementi immunostimolanti, che aiutano cioè a prevenire l’attacco del virus influenzale.  
 
Si tratta di prodotti (omeopatici complessi) che contengono più principi attivi, si possono trovare in gocce, in granuli (per i bambini) e in tubi monodose, da assumere in genere una volta alla settimana, da novembre a marzo.  
 
Gli oligoelementi, per esempio, come manganese, rame e zolfo, sono un’efficace cura preventiva contro l'influenza.  
 
Un altro sistema precauzionale può essere creato abbinando alcune erbe classiche come l'echinacea, la rosa canina (ricca di vitamina C), l'altea e la propoli.  
 
In particolare quest’ultima viene spesso definita l'antibiotico naturale per eccellenza, in quanto è in grado di contrastare la crescita dei microrganismi responsabili delle infezioni respiratorie, e di svolgere quindi un importante ruolo anestetico, cicatrizzante e immunostimolante.  
 
La propoli può essere assunta con molta facilità: per via orale, attraverso sciroppi e collutori, con uno spray per via nasale o tramite compresse, tavolette o caramelle.  
 
Inoltre è possibile utilizzare un apparecchio elettronico in grado di riscaldare e raffreddare continuamente il prodotto. Si facilita così il rilascio di sostanze attive nell'aria, semplificandone l'assunzione, per via sia cutanea sia respiratoria, con conseguente vantaggio per l'organismo.  
 
Per favorire il buon funzionamento delle vie respiratorie si raccomanda anche l’uso di saune o vapori, anche domestici.  
Basta sciogliere in acqua bollente del bicarbonato di sodio o delle gocce di essenza di timo o eucaliptolo: in questo modo anche le primissime difficoltà di respirazione verranno immediatamente eliminate.
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Cos'è il vaccino antinfluenzale

Nei paesi industrializzati l’influenza costituisce una delle principali cause di morte per malattia infettiva, immediatamente dopo l'AIDS e la tubercolosi.

A causa dei costi sanitari diretti e indiretti, nonché per l’attuazione di misure di controllo ed estinzione di focolai epidemici nel campo della sanità pubblica veterinaria, questa malattia costituisce una rilevante fonte di spesa per il Servizio Sanitario Nazionale.

La prevenzione, quindi, è considerata di massima importanza dalle autorità di salute pubblica a livello internazionale e nazionale.
E quando si parla di prevenzione si intende soprattutto quella vaccinale.

Il vaccino, infatti, non solo costituisce protezione per soggetti a rischio di complicanze gravi, ma è in grado, qualora si raggiungano coperture ottimali in particolari categorie lavorative e nella popolazione generale, di ridurre la possibilità di co-circolazione di virus umani e aviari e di interrompere la catena di trasmissione dei ceppi influenzali non pandemici.

Ma che cos’è esattamente il vaccino antinfluenzale?
Non esiste una formulazione standard: ogni anno viene ridefinita sulla base dei riscontri epidemiologici e sierologici riguardanti la circolazione di virus influenzali nella stagione precedente, ottenuti grazie alla rete per la sorveglianza e il controllo dell’influenza che si estende in 82 paesi del mondo, Italia compresa.

Per la campagna 2004-2005 nell'emisfero settentrionale, L'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda un vaccino antinfluenzale trivalente, contenente i seguenti antigeni:

  • antigene analogo al ceppo A/Nuova Caledonia/20/99 - (H1N1)

  • antigene analogo al ceppo A/Fujan/411/2002 - (H3N2)

  • antigene analogo al ceppo B/Shanghai/361/2002

Il vaccino dà immunità specifica solo verso i virus iniettati, e non verso l’influenza in generale. Tuttavia l’efficacia protettiva è abbastanza elevata, perché ogni anno il vaccino viene preparato con il ceppo prevalente.
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Vaccino: chi ha la precedenza?

La vaccinazione è il mezzo migliore, in termini di costo-efficacia e costo-beneficio, per prevenire le epidemie di influenza, e per ridurre le loro conseguenze dirette, quali mortalità nelle persone anziane e sovraffollamento degli ospedali.

In particolare, il Ministero della Salute ha individuato alcune categorie di persone che più di altre rischiano di contrarre i virus influenzali e di favorirne la diffusione.
A questi gruppi a rischio, le strutture territoriali offrono gratuitamente la somministrazione del vaccino. Ecco chi sono:
- soggetti di età pari o superiore a 65 anni

- soggetti in età infantile e adulta affetti da:

1 - malattie croniche a carico dell'apparato respiratorio (inclusa la malattia asmatica), circolatorio, uropoietico, o da altre severe condizioni patologiche che aumentino il rischio di complicanze
2 - malattie degli organi emopoietici
3 - diabete ed altre malattie dismetaboliche
4 - sindromi da malassorbimento intestinale
5 - fibrosi cistica
6 - malattie congenite o acquisite che comportino carente produzione di anticorpi, inclusa l’infezione da HIV
7 - patologie per le quali sono programmati importanti interventi chirurgici

- bambini reumatici soggetti a ripetuti episodi di patologia disreattiva che richiede prolungata somministrazione di acido acetilsalicilico e a rischio di Sindrome di Reye in caso di infezione influenzale

- personale sanitario di assistenza

- contatti familiari di soggetti ad alto rischio

- soggetti addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo ( insegnanti di scuole dell’infanzia e dell’obbligo, addetti poste e telecomunicazioni, dipendenti di pubblica amministrazione e difesa, forze di polizia, volontari dei servizi sanitari di emergenza, personale di assistenza in case di riposo)

- personale che, per motivi occupazionali, è a contatto con animali che potrebbero costituire fonte di infezione da virus influenzali: detentori e addetti di allevamenti, addetti al trasporto di animali vivi, veterinari


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Vaccinarsi? Dove, come, quando

In Italia, data la situazione climatica e l’andamento temporale delle precedenti epidemie, il periodo ottimale per fare la vaccinazione antinfluenzale è dalla metà di ottobre fino alla fine di novembre.

Anticipare questa data, soprattutto per le persone anziane che hanno risposte immunitarie meno valide, significa rischiare di avere un declino degli anticorpi proprio in corrispondenza del picco epidemico stagionale, intorno a dicembre-gennaio.

Per i ritardatari il rischio è più basso: la vaccinazione antinfluenzale rimane comunque un efficace mezzo protettivo anche se effettuata in periodi successivi a quello ottimale, soprattutto se si presentano situazioni impreviste come viaggi internazionali o comparsa di focolai di infezione aviaria a renderla necessaria.

Ma come viene fatta concretamente la vaccinazione? Si tratta di un’iniezione per via sottocutanea o intramuscolare: per la popolazione adulta ne basta una sola, perché l’organismo generalmente è già stato infettato dai virus influenzali A(H3N2), A(H1N1) e B nel corso degli anni.

I bambini al di sotto dei 12 anni, mai vaccinati prima, hanno invece bisogno di due dosi di vaccino, da somministrare a distanza di almeno quattro settimane.
Per assicurare una risposta immunitaria soddisfacente, la seconda dose di vaccino dovrebbe essere somministrata entro la fine di novembre.

Per i richiami annuali l’indicazione è di una sola iniezione sia per gli adulti che per i bambini.
Da notare che il vaccino antinfluenzale può essere somministrato contemporaneamente ad altri vaccini, pediatrici e non, con l’unico accorgimento di utilizzare sedi corporee e siringhe diverse.

Dove si può effettuare il vaccino?
Il sistema sanitario nazionale assicura la possibilità di farsi iniettare il vaccino in tutte le Aziende Sanitarie Locali (ASL), e nell’ambulatorio del proprio Medico di base o del Pediatra di scelta, se questi professionisti hanno stipulato una convenzione in tal senso con Regione o con la ASL.
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Vaccino sì, ma non per tutti

Non tutti sanno che ci sono casi particolari in cui la somministrazione del vaccino antinfluenzale non è permessa, e altri in cui, nonostante quanto si pensi, non ci sono controindicazioni.

In gravidanza e durante l’allattamento, ad esempio, non si corre alcun pericolo: il vaccino è composto da virus uccisi, quindi non comporta i rischi connessi all’impiego di virus viventi attenuati. Per maggiore sicurezza, comunque, la vaccinazione di solito non viene mai effettuata prima del terzo mese di gravidanza.

Ci si può vaccinare senza alcun rischio anche in presenza di sieropositività al virus Hiv: durante ricerche su persone Hiv positive sottoposte a vaccinazione non sono stati dimostrati né incrementi sostanziali della replicazione virale né deterioramenti della conta dei linfociti T CD4+ o progressione verso l’Aids.

Semaforo verde, infine, anche per chi sta seguendo trattamenti con cortisonici locali o sistemici a basso dosaggio.

Nei soggetti con malattie autoimmuni, invece, il vaccino antinfluenzale va somministrato solo dopo attenta valutazione del rapporto rischio-beneficio, e lo stesso vale per le persone soggette a trattamenti immuno-depressivi e per quelle con nota ipersensibilità alle proteine dell'uovo o ad altri componenti del vaccino.

Attenzione poi alla presenza di febbre: in questo caso la somministrazione del vaccino va rinviata.
Rappresentano infine una controindicazione assoluta a ulteriori somministrazioni del vaccino tutte le manifestazioni di ipersensibilità allo stesso, in atto o passate.

Un discorso a parte, poi, va dedicato alle possibili reazioni indesiderate al vaccino: dolore, eritema e tumefazione nel sito di inoculo (in genere nel muscolo deltoide al braccio), ma anche malessere diffuso, febbre e mialgia. Questi sintomi di solito si manifestano in modo più evidente con la prima vaccinazione, ma possono apparire in modo più lieve anche dopo i richiami.

Possono insorgere anche reazioni allergiche come orticaria, angioedema o asma, oppure eventi sfavorevoli quali trombocitopenia transitoria, nevralgie, parestesie, disordini neurologici.
Per tutti questi casi deve essere tuttavia ancora dimostrata una correlazione causale con la somministrazione di vaccino antinfluenzale.
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Sintomi - Influenza

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Quando è vera influenza?

Nella pratica quotidiana, può capitare che milioni di persone affermino di essere stati influenzati, o che il medico abbia detto loro di avere l’influenza, senza essere stati sottoposti ad accertamenti diagnostici clinici precisi. Spesso il termine influenza viene attribuito a una costellazione di sintomi che possono essere causati da virus influenzali o da altri agenti virali.

A livello internazionale viene invece utilizzato il termine Influenza like Sindrome (ILI) che descrive un quadro clinico caratterizzato da:

  • una affezione respiratoria acuta ad esordio brusco ed improvviso, con febbre oltre i 38°C
accompagnata da almeno uno tra i seguenti sintomi:
  • cefalea, malessere generalizzato, sudorazione, brividi, astenia
e da almeno uno dei seguenti sintomi respiratori:
  • tosse, faringodinia, congestione nasale.
La definizione è stata coniata per differenziare la sintomatologia influenzale dalle numerose infezioni respiratorie acute (IRA). Tale semplificazione non tiene in realtà in debito conto una realtà estremamente variegata e diversificata in funzione di diversi fattori con cui occorre confrontarsi nella pratica clinica: l’età del paziente, la sua capacità di risposta immunitaria, l’eventuale pregressa vaccinazione antinfluenzale, le sue condizioni di base, le concomitanti patologie sistemiche.

Altro problema da risolvere è che il quadro clinico può decisamente variare in funzione dei diversi stipiti virali, ed i sintomi possono diventare di tipo gastrointestinale (vomito e diarrea ad esempio) e non essere quindi includibili nella classificazione internazionale.


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I sintomi dell'influenza

Negli adulti
L’incubazione dell’infezione è breve, da 1 a 3 giorni . L’esordio è brusco ed è sempre caratterizzato da febbre che in assenza di trattamento con antifebbrili si eleva rapidamente a temperature comprese tra 38 e 40°C.

La febbre è generalmente preceduta da sintomi variabili sensazione di freddo e mal di testa. Nel 50% dei casi sono presenti fastidio alla luce e altri sintomi a carico dell’occhio.

Altri sintomi sono: malessere generale, stanchezza intensa, dolori diffusi ai muscoli e articolazioni, prevalentemente al bacino e agli arti inferiori e mancanza di appetito.

Il picco della febbre generalmente coincide con la completa comparsa dei sintomi descritti e ha una durata di tre giorni, ma può durare da 1 a 5 giorni. Caratteristica saliente della febbre influenzale è l’andamento continuo che diminuisce con il trattamento antifebbrile accompagnato da sudorazioni profuse, per poi ritornare, con un nuovo brusco rialzo, alla fine dell’effetto del farmaco. L’intervallo libero dalla febbre è quindi relativamente breve nell’arco delle 24 ore e richiede il ricorso a più dosi di antipiretico.

A breve distanza dall’esordio compaiono: rinite, secchezza alla bocca, mal di gola, tosse per lo più secca e stizzosa con poco catarro. Solo nel 10% dei casi può essere associato il vomito e sono estremamente rari la diarrea e i dolori addominali tipici invece dei virus parainfluenzali o di altre malattie dell’apparato digerente.

Il quadro clinico descritto con febbre abbastanza elevata persiste per 3-4 giorni e quindi si riduce abbastanza bruscamente. La guarigione completa, con pieno recupero delle forze fisiche, si completa in una settimana ma la tosse, la debolezza, o la facile stancabilità possono durare anche per due settimane.

Se la febbre, oltre i 38°C, persiste oltre i 3-4 giorni occorre sospettare una complicanza che andrà tempestivamente individuata e trattata nel modo più adeguato.

Nei neonati e bambini
Sebbene le manifestazioni dell’influenza siano simili a quelle degli adulti , appare evidente come vi siano sostanziali differenze tra i neonati - i bambini compresi tra l’anno e i cinque anni - e i giovani sino all’adolescenza, in considerazione anche delle diverse capacità di relazionarsi con l’esterno e quindi di riferire correttamente la sintomatologia da cui sono colpiti.

I neonati presentano una sintomatologia non specifica, caratterizzata fondamentalmente da abbattimento generale, mancanza di appetito e apnea, solo raramente associate a febbre. Diarrea e vomito con dolore addominale sono tra i disturbi più frequenti che determinano, se persistenti, il ricorso all’ospedale nei soggetti al di sotto dei sei mesi di vita per il pericolo di disidratazione.

Nella fascia di età tra uno e cinque anni la sintomatologia generalmente è caratterizzata da: esordio brusco con febbre alta, superiore a quella riscontrabile nei neonati, mancanza di appetito, tosse, sonnolenza, congiuntivite con occhi arrossati . Nei bambini sotto i 5 anni di età sono presenti in più del 20% dei casi le convulsioni.

E’ proprio la mancanza di appetito il segnale più evidente che il bambino, ancora incapace di descrivere gli altri sintomi (in particolare, mal di testa, mal di gola e dolori muscolari) ha contratto l’influenza.
La congiuntivite è più frequente nell’infanzia rispetto all’età adulta, così come i dolori muscolari e i sintomi delle basse vie respiratorie.

L’incidenza di sonnolenza decresce con l’età, dal 50% nei bambini con meno di 4 anni sino a poco più del 10% nei bambini tra i 5 e i 14 anni, diventando poi rara nell’età adulta.
Il mal di orecchio, indica spesso la presenza di un’otite media, che ha una discreta prevalenza nei bambini che richiedono il ricorso all’ospedale. Nell’ambito dei sintomi respiratori più gravi sono frequenti gli episodi di bronchiolite con broncospasmo.

I bambini di sei anni e più possono essere considerati, pur con le debite eccezioni, nell’ambito del gruppo dei pazienti adulti, infatti sintomi e segni clinici sono sovrapponibili e vicini per modalità d’esordio ed evoluzione. Negli anziani
Nel soggetto anziano la sintomatologia dell’influenza può avere caratteristiche diverse rispetto alle altre decadi di età per i seguenti motivi: presenza di malattie associate, ridotta risposta immunitaria e infiammatoria, ridotta risposta febbrile, alto rischio di disabilità, diversa percezione del dolore. A ciò si aggiunga il fatto che in età geriatrica, è sicuramente più frequente la pratica vaccinale antinfluenzale all’inizio della stagione invernale che può attenuarne sostanzialmente l’entità dei sintomi, anche se talvolta non si rivela capace di prevenire integralmente l’infezione.

Ecco perché globalmente possiamo dire che la sintomatologia dell’anziano è spesso più subdola di quella del soggetto adulto a meno che non si sovrappongano complicanze batteriche. In particolare la febbre raramente supera i 38°C, ma può accompagnarsi ad incapacità di stare alzati (profonda astenia, vertigini ecc.) e ad importanti segni neurologici quali il sopore, lo stato confusionale che tra l’altro può determinare cadute improvvise ovvero l’incontinenza degli sfinteri, condizioni correggibili talvolta con il solo controllo della temperatura.

Rispetto all’età adulta è frequente, inoltre, il dolore toracico. Va infine sottolineata l’importanza nel grande anziano (oltre gli ottant’anni) che l’influenza potrebbe portare ad un improvviso peggioramento di numerose patologie croniche concomitanti quali il diabete, altri scompensi metabolici, insufficienza cardiaca, ecc.
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Raffreddore o influenza?

Il raffreddore comune è un’affezione relativamente facile da individuare, infatti tutti noi siamo capaci di stabilire da soli se abbiamo il raffreddore. Però gli stessi sintomi possono essere provocati anche da altre patologie che potrebbero richiedere l’intervento del medico.

La stessa sintomatologia al naso faringe può essere causata da allergie, irritazioni e, nel caso particolare di ostruzione nasale, da malformazioni fisiche o polpi nasali.

In generale i raffreddori non allergici insorgono in persone che non hanno una familiarità di allergie, sono scatenati da brusche variazioni climatiche, non sono stagionali in senso stretto, non sono aggravati dall’esposizione a polveri e dalla presenza di animali.

Diciamo che è il caso di effettuare un controllo medico adeguato nel caso in cui una persona subisce raffreddori con frequenza superiore al normale (più di 5 all’anno) oppure che i sintomi siano cronici o insoliti.

RAFFREDDORE O INFLUENZA

Anche se sono malattie causate da tipologie di virus diversi, a volte è difficile distinguerli. Ecco un semplice schema che potrà chiarire diversi dubbi

febbre rara elevata
mal di testa raro sempre presente
malessere generale lieve frequente
dolori lievi frequanti e spesso notevoli
senso di prostrazione assente sempre presente
naso chiuso sempre presente a volte presente
starnuti sempre presenti a volte presenti
mal di gola sempre presente a volte presente
tosse frequente ma lieve frequente e spesso grave

LE COMPLICANZE DEL RAFFREDDORE

Attenzione a trascurare il raffreddore! Oltre il 2% delle riniti evolvono in complicanze, specie nei bambini e negli anziani. Le complicanze sono per lo più dovute a infezioni batteriche che si sovrappongono a quella virale e che possono interessare le vie respiratorie superiori e l’orecchio (in genere nei bambini) o inferiori (più di frequente negli anziani).

Le principali complicanze per il raffreddore sono:

  • rinosinusite batterica
  • rino-otite media acuta
  • bronchite batterica
  • polmonite batterica

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Cura e Terapia - Influenza

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Ho l'influenza: vado dal medico?

Questa mattina ti sei svegliato un po’ indolenzito, con il naso chiuso e la gola bruciante? Oppure sei al lavoro e fatichi a concentrarti perché senti le ossa doloranti e i brividi di freddo?  
 
Forse l'influenza ha colpito proprio te, ma niente allarmismi: raggiungi il prima possibile il tuo letto e concediti una giornata di riposo.  
Magari questo basterà per scacciare la minaccia della malattia, ma se così non fosse, non recarti immediatamente dal medico.  
 
Infatti, anche se istintiva, questa reazione è controproducente, perché così si rischia di intasare gli ambulatori di pazienti che non necessitano ancora di essere visitati; inoltre, è proprio negli ambienti dove si concentrano masse di persone infette che aumenta il rischio di contrarre il virus.   
In realtà, prima di ricorrere alla visita medica, è utile affidarsi a semplici stratagemmi di automedicazione che possono da soli avere la meglio sul virus.  
 
Innanzitutto, per identificare un'infezione respiratoria, bisogna riconoscerne i sintomi: difficoltà respiratorie, naso chiuso o sgocciolante, bruciore alla gola (persistente o limitato alla deglutizione), indolenzimenti muscolari (mialgie), dolore al torace
 
Dopo qualche ora dalla comparsa dei sintomi in genere arriva la febbre, che di solito si aggira intorno ai 38°.  
 
Il primo passo è il contatto telefonico con il medico di famiglia, ch econsiglierà:  
 

  • il riposo immediato in un ambiente tranquillo, caldo e umidificato
  •  

  • un adeguato apporto idrico (l’ideale è bere due litri complessivi tra acqua, te, succhi di frutta)


  • l’uso di vapori acquei (si fa sciogliere in acqua bollente del bicarbonato di sodio o delle essenze naturali come camomilla o eucaliptolo).


Come sintomatico contro i dolori, si può assumere del paracetamolo, le cui dosi verranno indicate dal medico.  

Non sono consigliabili:
 
  • la medicazione fai-da-te, cioè l’assunzione, senza prescrizione medica, di antibiotici o di farmaci che possono procurare allergie o alterazione di pressione o parametri relativi al tratto gastro-intestinale (che possono provocare cioè ulcera o diarrea)


  • l'aerosol, che all’inizio della terapia è controindicato perché veicola già dei farmaci (mentre il vapore casalingo costituisce già di per sé una forma di medicazione).


Dopo due giorni di cure domestiche, se i sintomi peggiorano, cioè i dolori si fanno pulsanti, sopraggiungono bruciori all’orecchio e tosse catarrale (e non più secca) con una secrezione scura, è conveniente rivolgersi al proprio medico (e non al pronto soccorso!) per una visita.  
 
Queste indicazioni trovano un’eccezione negli individui affetti da bronchite cronica, diabete o malattie cardiovascolari, le quali devono recarsi dal medico immediatamente, non appena accusano i primi sintomi.
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Influenza: dieci regole per combatterla.

Abbiamo deciso di seguire alcune regole di comportamento consigliate dal Ministero della Salute. Quali comportamenti sono nocivi? Cosa fare se si avverte la febbre? Ecco alcuni consigli per combattere la malattia più fastidiosa dei mesi invernali.

  1. Se si è un soggetto a rischio, eseguire la vaccinazione in tempo opportuno (tra metà ottobre e meta novembre).
  2. Evitare se possibile ambienti chiusi e sovraffollati.
  3. Non fumare: il fumo oltre a peggiorare l’eventuale sintomatologia respiratoria, facilita la trasmissione di agenti infettivi.
  4. In caso di malattia, bere molto per favorire l’espettorazione e reintegrare i liquidi e i sali minerali persi attraverso la sudorazione; fare pasti leggeri ma nutrienti, preferendo frutta e verdura.
  5. Riposare a letto quando se ne sente la necessità.
  6. Mantenere l’ambiente caldo, ben areato e soprattutto ben umidificato.
  7. Evitare di coprirsi troppo per non ostacolare la riduzione della temperatura corporea.
  8. In caso di febbre molto elevata o dolori muscolari o mal di testa fastidioso ricorrere solo ai farmaci sintomatici, evitando i dosaggi che riducono bruscamente la temperatura.
  9. Se la febbre rimane alta per più di una settimana consultare il proprio medico, sarà sua cura prescrivere la terapia idonea e consigliare ulteriori accertamenti.
  10. Evitare di assumere antibiotici, non attivi contro i virus, senza una prescrizione medica

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Influenzato? Curati così

Oggi la medicina occidentale si è molto evoluta nella cura dell'influenza, e offre due tipologie di farmaci con obiettivi diversi: gli antivirali e quelli sintomatici.

I primi hanno lo scopo di attenuare il quadro clinico della malattia, e non vanno assolutamente confusi con il vaccino che invece ne previene l’insorgenza.
In commercio esistono due tipologie di antivirali: il primo gruppo comprende l’amantadina e la rimantidina, che combattono solo i virus di tipo A e riportano diversi effetti collaterali. Il secondo gruppo è formato dagli inibitori delle neuramidasi, di recente scoperta.
Si tratta di farmaci indicati per l’influenza sia da virus di tipo A che di tipo B, negli adulti e adolescenti sopra ai 12 anni. Il trattamento deve essere assunto per via inalatoria orale entro 48 ore dall’insorgenza dei sintomi, alla dose di 2 inalazioni 2 volte al giorno per 5 giorni. Questo permette di ridurre di 1.5 giorni la durata dei sintomi, migliorando anche la percezione dello stato di salute e riducendo l’uso di sintomatici.

Tuttavia, nei casi di influenza non complicata è consigliabile limitarsi a una terapia sintomatica per alleviare la cefalea, la febbre e gli altri sintomi, che sono espressione di una risposta finalizzata alla guarigione e pertanto non devono allarmare.

La febbre, ad esempio, va solo controllata affinché non superi valori che possono diventare pericolosi o eccessivamente fastidiosi, in particolare nei bambini piccoli, ove può essere causa di convulsioni, e negli anziani, cui può causare deficit cognitivi.

È importante evitare di provocare sfebbramenti immediati e ripetuti che comportano perdite anche importanti di liquidi; il più delle volte non è infatti necessario abbassare di molto la temperatura corporea.

La sintomatologia caratterizzata da dolori muscolari e articolari, cefalea e malessere generale, può essere dominata con il cauto impiego di anti-infiammatori non steroidei come il paracetamolo, ideale per la sua efficacia con effetti collaterali molto bassi.

La tosse andrebbe sopportata il più possibile, perché è finalizzata all’emissione delle secrezioni delle prime vie aeree. Nei casi in cui arriva a compromettere, specialmente nei bambini piccoli, il sonno e l'alimentazione, è consigliabile il ricorso a farmaci antitosse quali i derivati della dropropizina o cloperastina.

Da escludere sino ai 16 anni l’utilizzo di acido acetilsalicilico(aspirina) per la comprovata associazione influenza - Sindrome di Reye.

La risoluzione spontanea dell'infezione virale avviene in 5-7 giorni; se i sintomi perdurano oltre tale limite, il rischio è quello di aver contratto una sovrapposizione batterica che richiede l'uso di antibiotici.
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Il rimedio estivo contro il mal di gola

Il mal di gola è un disturbo associato, spesso erroneamente, solo alla stagione invernale, quando temperature rigide, pioggia e vento ci espongono a condizioni che mettono più facilmente in pericolo la salute delle nostre vie respiratorie.
Sempre più spesso però anche l’estate porta con sé gli stessi fastidiosi disturbi. L’uso sempre più diffuso, che facilmente sconfina nell’abuso, del condizionatore, ci regala bruciori di gola, bronchi irritati e naso che cola anche durante la stagione calda.

Troppe infatti sono ormai le occasioni in cui costringiamo il nostro organismo a un lavoro extra per adeguarsi a repentini cambi di temperatura: durante un giro di shopping dentro e fuori negozi dal clima siderale, nell’abitacolo della nostra auto, o scendendo dal treno o dall’aereo che ci ha portati in vacanza nell’altrettanto condizionatissimo hotel.

In condizioni normali il nostro sistema di termoregolazione ha bisogno di diversi giorni per adattare l’organismo ai cambi di stagione. Il metabolismo si adegua in seguito a una serie di attività che il nostro corpo mette in atto: variazione della pressione sanguigna, ritenzione e metabolizzazione dei liquidi, consumi energetici e, non ultimo, l’equilibrio ormonale.
Non deve quindi sorprendere che costringere il nostro corpo ad adattarsi in pochi minuti a condizioni climatiche così diverse possa provocare piccoli o più gravi disturbi, tra i quali il mal di gola.

In questo caso, prima che il problema diventi più serio, ci sono rimedi naturali che possono venirci in soccorso, rappresentati per esempio dalle tradizionali caramelle balsamiche Valda con i loro preziosi componenti.
Nelle varianti che compongono la linea, sempre più ampia, sono infatti presenti ingredienti che alleviano i piccoli fastidi della gola: levomentolo e olio essenziale di eucalipto per un’azione balsamica e rinfrescante, che dà immediato sollievo dalla raucedine e dona una piacevole sensazione di fresco respiro; oli essenziali di timo e limone che, con le loro proprietà disinfettanti e lenitive, alleviano le leggere irritazioni; propoli, che svolge un’importante azione antimicrobica e battericida naturale.

Quindi, per tutelarci, usiamo con giudizio l’aria condizionata sia che siamo in casa, in ufficio o in macchina; niente gelo estremo, apparecchi accesi tutta la notte e filtri sporchi: condizione, quest’ultima, particolarmente pericolosa perché trasforma il condizionatore in un ricettacolo e veicolo di batteri, muffe e polvere che attentano alle nostre vie respiratorie, al punto che gli americani sono arrivati a inserirlo tra le cause della Sick Building Syndrome, sigla che indica un’insieme di disturbi che affliggono le persone costrette molte ore all’interno di ambienti chiusi.  
E non illudiamoci che il ventilatore sia esente da controindicazioni; questo infatti, provocando secchezza delle fauci, riduce l’umidità delle vie respiratorie necessaria a difenderci da virus e batteri.

Allora, quando risulta impossibile o non vogliamo rinunciare all’aria condizionata, ricordiamoci almeno di tenere in borsa e pronta in valigia una scorta di pastiglie Valda, quelle che ci dava già la nonna, per avere sempre con noi un rimedio naturale e utile per il nostro benessere e che, allo stesso tempo, ci fa tornare anche un po’ bambini…

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Allarme influenza - Influenza

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Pandemia: è davvero allarme?

Il termine pandemia ha un’origine lontana, e significa letteralmente tutto il popolo. Vale a dire, una malattia che in breve tempo emerge e si diffonde da persona a persona, fino a raggiungere tutto il pianeta e causare milioni di morti.

Sulla base dei modelli storici, una pandemia influenzale può essere attesa in media tre o quattro volte ogni secolo. Nel ventesimo secolo è stato così: la spagnola nel ‘18-‘19, l’asiatica nel ‘57-‘58 e quella di Hong Kong nel ‘68-’69.
Una nuova pandemia potrebbe dunque essere imminente.

Ma da cosa si origina un evento pandemico? Principalmente dall’emergere di un sottotipo virale sconosciuto, per cui non esistono difese immunitarie. Le ultime due pandemie, ad esempio, sono state provocate dall’introduzione nella popolazione umana di un virus emerso in seguito a meccanismi di riassorbimento genico nel suino.

Per diventare pandemico, un virus deve presentare tre caratteristiche:

  • La capacità di replicarsi in un ospite umano.

  • La suscettibilità della popolazione.

  • La rapidità di trasmissione tra gli umani.


Le recenti apparizioni di virus influenzali aviari in Asia, e la conseguente epidemia di SARS, ad esempio, possedevano le prime due caratteristiche, ma grazie al tempestivo abbattimento di milioni di capi di pollame si è evitato che comparisse anche la terza, ed è stata scongiurata una potenziale pandemia.

Uccidere i polli, infatti, era purtroppo l’unico modo per ridurre il rischio di esposizione umana al virus, che presentava una mortalità umana superiore al 70%.
Un’altra strategia utile è stata quella di vaccinare i soggetti ad alto rischio di esposizione al pollame infetto, in modo da ridurre la probabilità di co-infezioni da virus aviari e virus umani e quindi il rischio di riassortimenti genici.

Si tratta di piani d’emergenza attuati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalle autorità sanitarie nazionali, nell’ottica di tenere il più possibile sotto controllo il rischio futuro di pandemia.

Tuttavia, non potendo conoscere quale ceppo virale ne sarebbe la causa, non ci saranno vaccini disponibili al momento della sua insorgenza.
Gli agenti antivirali saranno allora l’unico mezzo protettivo da somministrare alla popolazione, a patto di predisporre scorte adeguate.

E qui viene il problema: si calcola che se ne potranno produrre circa un miliardo di dosi per il mondo intero. Una quantità insufficiente, se si pensa che la popolazione mondiale è già oggi circa cinque volte superiore. Oltretutto, il 65% della produzione è concentrato in Europa e Nord America.

Insomma, potremmo trovarci di fronte a una situazione grave, sia sul piano sanitario che su quello politico, etico e giuridico.
Per farle fronte, due gli approcci tattici proposti dall’OMS nell’ambito della sua Agenda Globale contro l’Influenza: la raccomandazione che le autorità sanitarie nazionali stipulino con largo anticipo contratti per la fornitura di vaccino pandemico, e l’incremento dei vaccini influenzali su base annua.
Poi, non resta che sperare.
1910


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Attenti al maiale...

Il virus dell’influenza, si sa, non è uno solo: ne esistono di tre tipi (A, B e C), classificabili in base al sottotipo di antigene H (H1, H2, H3), e quelli di tipo A sono in continua modificazione strutturale. Ad oggi si conoscono 15 di questi sottotipi di virus A, anche se solo tre, per ora, hanno colpito l’uomo.
Ma chi sono allora gli ospiti delle altre dodici categorie?

Innanzitutto i volatili, in cui la trasmissione avviene per via feco-orale. Spesso la diffusione parte dagli uccelli acquatici migratori, che nel loro spostarsi intaccano gli animali da allevamento provocando epidemie eccezionali come quella che ha ucciso nel 2003 più di 100 milioni di polli.

I virus aviari, però, generalmente non infettano direttamente gli uomini. Per farlo hanno bisogno di un ospite intermedio, in grado di riassortire il mix di geni del virus e renderlo più adattabile all’uomo.
Il ponte in questione è il maiale, che possiede i ricettori sia per il virus umano che per quello dei volatili.

Nel maggio 1997, però, a Hong Kong è stato isolato per la prima volta un sottotipo di virus aviario, l’H5N1, in grado di infettare l’uomo.
18 persone lo hanno contratto, e 6 ne sono morte. Da quel momento sono stati registrati altri due decessi in Korea e 23 in Thailandia, e per la prima volta si è iniziato a guardare con preoccupazione al rischio di malattie umane dovute a virus aviari.

Sono stati isolati altri casi, soprattutto di allevatori e veterinari che lavoravano a stretto contatto con i polli, ma questo ha permesso di evidenziare che, per fortuna, il virus in questione non aveva attuato modificazioni eccessivamente pericolose per l’uomo, e che pur superando le barriere di specie non era in grado di replicarsi efficacemente nel tratto respiratorio umano. Il rischio maggiore è rimasto quello di congiuntiviti e infiammazioni alla mucosa dell’occhio.

La pandemia sembra scongiurata, ma resta il fatto che i virus influenzali di tipo A infettano oltre agli uccelli anche un’ampia varietà di mammiferi, tra cui cavalli, maiali, delfini e balene, oltre all’uomo.
Nei possibili passaggi e combinazioni tra le diverse specie potrebbe crearsi un cocktail nuovo e sconosciuto, potenzialmente esplosivo.

L’unica arma per evitarlo è la prevenzione: vaccinatevi!
1909


Monitor influenza - Influenza

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Influenza, la più pesante nel 2002

Spesso per capire cosa dobbiamo aspettarci dal futuro abbiamo bisogno di guardare al passato. Ecco allora un piccolo excursus sulle ultime stagioni influenzali attraverso l’archivio di Sanihelp.it.

Partiamo dal 2001 l’anno di nascita di Sanihelp.it. La diffusione è stata intermedia e il picco di attività è stato registrato nella prima settimana di febbraio 2002. La fascia di età colpita maggiormente è stata quella tra i 0 e i 14 anni, un classico quando si parla di influenza. Nella settimana di picco quasi mezzo milione di persone erano bloccate a casa con la febbre alta. Il ceppo virale predominante era quello di tipo B.

Nel 2002-2003 il virus si è fatto riconoscere prima delle feste e soprattutto si è presentato in vesti nuove. In un laboratorio inglese infatti venne isolato il sottotipo A(H1N2). Nonostante la sua comparsa precoce le settimane più critiche furono registrate a febbraio e nell’ultima settimana di marzo ben 780.000 persone anno accusato i sintomi dell’influenza.

Per quanto riguarda la stagione 2003-2004, l’andamento dell’influenza, che viene considerata tale solo in base a certi parametri è risultato complessivamente al di sotto di quanto era stato previsto dagli esperti. Nelle tre settimane di picco, anche in questo caso a febbraio, non si è mai raggiunto il limite di 300.000 ammalati, il valore più basso registrato negli ultimi cinque anni. Il sottotipo più diffuso è stato l’A(H3N2).

Nel 2004-2005, l'anno dell'aviaria, c'è stata la non-influenza. Pochissimi casi, praticamente colpiti solo i bambini. Per capire meglio basta considerare il fatto che nelle settimane di picco (a fine febbraio) si sono registrati 2.6 casi su 1000 abitanti, nella stagione 2002-2003 l'incidenza nelle settimane di picco era di circa 13 casi su 1000.

E quest’anno? Le previsioni erano di una stagione medio-alta, ma "l'inverno tropicale" sta smorzando i termini dell'epidemia. Incrociamo le dita dunque e non abbassiamo il livello di attenzione perché i sintomi sono comunque pesanti.


1913


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L'influenza nella storia

L’influenza non ha una caratterizzazione clinica specifica, come il vaiolo o la poliomielite per esempio. Però ha un andamento epidemiologico che consente di ricostruire un ritratto della sua diffusione nei secoli scorsi.

Secondo recenti ipotesi, l’elevata mortalità riscontrata nel corso della famosa peste di Atene del 430 a.C. sarebbe da attribuire a una forma influenzale con superinfezioni batteriche.

La descrizione della diffusione a livello europeo di una malattia con le caratteristiche delle pandemie influenzali risale al 1580 e da allora ne sono state riportate 31. Tra queste una delle più drammatica è stata quella del 1918-19 che ha causato oltre 20 milioni di morti. La Spagnola, così è stata chiamata, ha avuto un effetto così catastrofico anche grazie alle carenze sanitarie dell’epoca, peggiorate dalle difficoltà provocate dal conflitto.

Altre due importanti pandemie del nostro secolo risalgono al 1957, l’Asiatica, e quella del 1968 (Hong Kong) entrambe provocarono danni minori, probabilmente grazie al miglior stato generale della popolazione e all’impiego di misure sanitarie più adeguate. Va segnalato che gli antibiotici per la cura delle complicanze batteriche erano finalmente a disposizione.

Le prime analisi quantitative sulla mortalità influenzale sono state eseguite a Dublino nel 1837. Il calcolo venne eseguito confrontando il numero di nuove tombe nei cimiteri, in seguito a una grave epidemia, rispetto al numero di tombe registrato in un anno non epidemico. Questo concetto che viene ancora oggi utilizzato, è stato applicato per la prima volta nel corso dell’epidemia che colpì Londra nel 1847.

Il virus dell’influenza fu scoperto nel 1918 da Dujarric de la Rivière all’Istituto Pasteur di Parigi.
Nicolle e Lebally, negli stessi anni, provocarono in Tunisia l’influenza nelle scimmie mediante un filtrato di muco nasale di soggetti influenzati.
Nel 1933 Smith, Andrewes e Laidlaw, in Inghilterra, furono i primi a isolare il virus di tipo A e a provocare la malattia in furetti inoculandolo per via nasale. La tecnica di coltura del virus, simile a quella utilizzata ai nostri giorni (nell’uovo embrionato di pollo), fu introdotta nel 1936 da Burnett.

Nel 1940, a New York, fu scoperto il virus di tipo B. Negli anni successivi si osservò il fenomeno della emoagglutinazione provocato da questi virus, che permise la messa a punto di metodi semplici e poco costosi per titolare i virus influenzali e i rispettivi anticorpi, nonché di sviluppare i vaccini.
A Londra nel 1947 fu costituito un centro per gli studi epidemiologici e si scoprì il tipo C del virus influenzale ben caratterizzato solo recentemente.


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Influenza: la rete di sorveglianza

Fino all’anno 2000 la sorveglianza dell’influenza veniva attuata mediante sistemi sperimentali. In seguito all’accordo stipulato in sede di Conferenza Permanente per i rapporti fra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome, è diventata un sistema istituzionale.
Le Regioni e le Province Autonome forniscono attraverso una gestione diretta garanzie di continuità nel tempo e di uniformità della rilevazione, anche grazie ai Protocolli standardizzati messi a punto dall’Istituto superiore di sanità (Iss) e dal Centro interuniversitario per la ricerca sull’influenza (Ciri).

Come funziona il sistema? La rete di medici sentinella ha sottocontrollo un campione rappresentativo della popolazione. I medici trasmettono settimanalmente le segnalazioni all’ISS ed al CIRI; questi li trasmettono al Ministero della salute che costituisce il punto finale della rete di sorveglianza ed il centro per il ritorno delle informazioni.

Gli obiettivi del sistema sono quelli di descrivere i casi di influenza osservati e stimare i tassi di incidenza dell'influenza nel tempo e nello spazio; verificare, in periodi interpandemici, la circolazione dei diversi ceppi di virus influenzali, identificando la settimana di inizio e il periodo di massima circolazione virale; fornire agli organismi internazionali (OMS, Agenzia Europea del Farmaco-EMEA) dati utili all’aggiornamento della composizione vaccinale, verificando il grado di omologia antigenica tra ceppi circolanti nella popolazione e ceppi vaccinali; disporre, in situazioni di emergenza pandemica, di una rete di medici sentinella in grado di fronteggiare la diffusione della pandemia influenzale.

La sorveglianza epidemiologica si basa sulle rilevazioni e segnalazioni di Influenza like illness (ILI) a partire dall’inizio della 42° settimana dell’anno fino all’ultima settimana del mese di aprile dell’anno successivo.

La sorveglianza virologica, basata sul prelievo di campioni biologici da pazienti con sintomatologia influenzale acuta è coordinata dal laboratorio di virologia dell’Istituto superiore di sanità.

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Glossario per Influenza - Enciclopedia medica Sanihelp.it

 - Vaccinazione antinfluenzale
 - Antinfiammatori
 - Bronchite
 - Broncopolmonite
 - Incubazione
 - Influenza
 - Laringite
 - Meteoropatie
 - Mucolitici
 - Raffreddore


Farmaci

 - ACIDO AC.E VIT C ANG*10CPR EFF
 - ACIDO AC.E VIT C ANG*20CPR EFF
 - ACIDO AC.E VIT C M.G.*10CPREFF
 - ACIDO AC.E VIT C M.G.*20CPREFF
 - ACIDO ACET.ASCOR.COOP*20CPREFF
 - ACIDO ACETILS ANG*20CPR 500MG
 - ACTHIB*IM 1FL 1D LIOF+SIR
 - ACTIDUE GIORNO&NOTTE CM*15+5CP
 - ACTIGRIP GIORNO&NOTTE*12+4CPR
 - ACTIGRIP*12CPR
 - ACTIGRIP*SCIR 100ML
 - AGRIPPAL S1*1SIR C/A 0,5ML 12-
 - ALGOPIRINA*12CPR 300MG+200MG
 - ALKAEFFER*10CPR EFF 320MG
 - ALKAEFFER*30CPR EFF 320MG
 - AMOXICILLINA DR RED*12CPR 1G
 - AMOXICILLINA SG*12CPR 1G
 - AMOXINA*12CPR 1G
 - AMPICILLINA*1F 0,5G+F 2,5ML
 - AMPICILLINA*1F 1G+F 4ML
 - AMPICILLINA*1F 250MG+F 2,5ML
 - AMPLITAL*12CPR 1G
 - AMPLITAL*12CPS 500MG
 - AMPLITAL*IM EV 1FL 1G+F 4ML
 - AMPLITAL*INIET 1F 500MG+F2,5ML
 - ASCRIPTIN*20CPR DIV 300MG
 - ASPIGLICINA*24CPR 300MG+300MG
 - ASPIRINA C*10CPR EFF 400+240MG
 - ASPIRINA C*20CPR EFF 400+240MG
 - ASPIRINA*10CPR 325MG
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Tag cloud - Riepilogo dei sintomi più frequenti

affanno affaticabilità anoressia diminuzione dell'appetito disturbi dell'appetito fame di aria dolori alle articolazioni artralgie artrite asfissia astenia dolore al basso ventre brividi catarro pus nel catarro cefalea male di cuore debolezza diaforesi dimagrimento dispnea ematemesi emicrania epigastralgia esauribilità pus nell'espettorato mancanza della fame faringodinia febbre mancanza del fiato mancanza delle forze fotofobia dolori alle giunture irritazione alla gola male di gola inappetenza ipertermia lacrimazione intolleranza alla luce mialgie espulsione di muco dolore ai muscoli irritazione del naso prurito del naso pus dal naso secrezioni dal naso orripilazione dolore alla pancia pelle d'oca dolore alla pelvi calo di peso dolore al petto dolore al precordio raspino in gola difficoltà della respirazione difficoltà di respiro mancanza del respiro rinorrea snellimento senso di soffocamento spossatezza pus nello sputo stanchezza starnuti dolore allo sterno sudorazione sudorazione notturna sudori freddi innalzamento della temperatura male di testa toracalgia dolore al torace tosse tosse produttiva tosse secca espulsione di catarro e muco durante la tosse traspirazione dolore al ventre disturbi della vista sangue nel vomito dolore all'addome disturbi dell'alimentazione

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Autore: Redazione - Sanihelp.it
Data ultima modifica: 28-12-2015

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