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Home > Salute e benessere > Malattie > Ipercolesterolemia - cura, sintomi e malattia

Ipercolesterolemia

colesterolo alto


Il colesterolo è una sostanza fondamentale per il funzionamento del nostro organismo. Quando i suoi livelli si innalzano troppo, però, si entra in una pericolosa condizione patologica: l'ipercolesterolemia

Categoria: Malattie cardiovascolari
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Che cos'è

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Ipercolesterolemia, la conosciamo?

Con il termine generico di ipercolesterolemia si intende un eccesso nel sangue di colesterolo, che, insieme ai trigliceridi, costituisce la maggior parte dei grassi contenuti nel nostro organismo.
Il colesterolo viene assunto attraverso la dieta, ma che è anche prodotto dal fegato ed è presente in tutte le membrane delle cellule.
La sua presenza è fondamentale per la vita dell’organismo: serve per la sintesi di alcuni ormoni, gioca un ruolo fondamentale nella produzione della vitamina D ed è un costituente primario di vari tessuti.
Un ruolo simile è svolto anche dai trigliceridi, che vengono costruiti dal fegato e rappresentano un'importante fonte di energia corporea.
Colesterolo e trigliceridi vengono trasportati nel sangue da proteine specifiche, le lipoproteine: quelle a bassa densità (Low Density Lipoproteins, LDL) distribuiscono il colesterolo a tutti gli organi, mentre quelle ad alta densità (High Density Lipoproteins, HDL) rimuovono il colesterolo in eccesso e lo portano al fegato dove viene eliminato.
In alcune situazioni, la presenza di colesterolo nel sangue può diventare eccessiva, generando appunto una condizione patologica di ipercolesterolemia. Questo avviene generalmente per due cause: una predisposizione di tipo ereditario, oppure un’assunzione esagerata attraverso la dieta.
Il colesterolo, infatti, è presente in grandi quantità nei cibi ricchi di grassi animali, come carne, burro, salumi, formaggi, tuorlo dell'uovo e fegato, mentre è assente nei cibi di origine vegetale quali frutta, verdura e cereali.

La colesterolemia, cioè la quantità di colesterolo totale nel sangue, si misura in milligrammi per decilitro di sangue (mg/dl): il valore normale è di 150 200 mg/dl, circa.
Dal momento che il colesterolo non circola mai libero nel sangue, ma è inglobato nelle lipoproteine, le analisi del sangue devono tenere monitorato anche il valore di queste ultime.
Se le LDL sono in eccesso rispetto alla capacità di assorbimento dei vari tessuti, il colesterolo può depositarsi sulle pareti delle arterie, favorendo la formazione di placche che potrebbero ostruire la normale circolazione sanguigna.
Per evitare che questo accada, occorre tenere sempre sotto controllo i propri valori. Le soglie-limite per una condizione di normalità sono 200 mg/dl per il colesterolo totale, 100 mg/dl per il colesterolo LDL, 150 mg/dl per i trigliceridi e non meno di 50 mg/dl per il colesterolo HDL, che trasportando il colesterolo in eccesso al fegato per l’eliminazione viene chiamato comunemente colesterolo buono. In realtà, però, non esiste colesterolo buono o cattivo: è sempre lo stesso colesterolo che viene trasportato da particelle diverse.
#5377 Data pubblicazione: 19-02-2007
Fonte: Iss

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Se il problema è genetico

Non sempre l'ipercolesterolemia è dovuta a una dieta poco equilibrata. In alcuni casi, anzi, l'alimentazione non c'entra nulla: si tratta dell'ipercolesterolemia familiare, una malattia ereditaria in cui la quantità di colesterolo nel sangue può essere notevolmente aumentata.
Esistono due forme principali di ipercolesterolemia familiare: la forma eterozigote e quella omozigote. La forma eterozigote è la più comune (un caso su 500 nati vivi) e presenta valori di colesterolemia che vanno da 220 mg/dl, di poco superiori alla norma, fino a circa 550 mg/dl.
La forma omozigote è molto più grave, ma anche più rara (1 caso su 1.000.000 di nati vivi): le persone affette possono avere valori di colesterolemia di 550-1000 mg/dl, soprattutto sotto forma di LDL, e questo può portare a gravi problemi cardiocircolatori anche in età infantile. Le cause dell'ipercolesterolemia familiare sono legate alle alterazioni di un gene che contiene le informazioni per fabbricare una proteina, nota con il nome di recettore dell'LDL, localizzata sulla superficie delle cellule, che è in grado di captare le LDL del sangue e di farle entrare nella cellula, dove vengono scomposte. A causa dell'alterazione genica, il recettore è prodotto in quantità insufficiente oppure è del tutto assente, e questo fa sì che le LDL si accumulino nel sangue. Si conoscono nel mondo più di 620 diverse alterazioni nel gene delle LDL che causano l'ipercolesterolemia familiare: in Italia, un recente studio ha identificato circa 72 di queste alterazioni, distribuite in alcune regioni della penisola. Nella forma eterozigote è presente una copia normale del gene (quella derivante dal genitore sano), mentre l'altra (che proviene dal genitore affetto da ipercolesterolemia familiare) è alterata. Il recettore è quindi presente ma è prodotto in quantità insufficiente (50%). Nella forma omozigote entrambe le copie del gene sono alterate, e il recettore è del tutto assente o molto ridotto (da 0 a 25%). Gli eterozigoti hanno, per ogni gravidanza, un rischio del 50% di avere un figlio anch'esso eterozigote, indipendentemente dal sesso, mentre gli individui omozigoti possono nascere solo se entrambi i genitori sono eterozigoti. Una coppia di eterozigoti avrà quindi il 25% di probabilità di avere un figlio affetto dalla forma omozigote; il 50% di probabilità di avere un figlio eterozigote e il 25% di averne uno sano. Infine, i portatori sani di ipercolesterolemia familiare non esistono, ma è possibile che alcuni eterozigoti non vengano diagnosticati in tempo, e possano così trasmettere la malattia ai figli. La diagnosi prenatale per individuare gli omozigoti deve essere riservata alle coppie in cui entrambi i genitori siano eterozigoti e si effettua intorno alla decima settimana di gravidanza.

#5378 Data pubblicazione: 19-02-2007
Fonte: Anif - Associazione Nazionale Ipercolesterolemia Familiare

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La situazione italiana

Secondo l'osservatorio dell'Istituto Superiore di Sanità, chiamato Progetto Cuore, nella popolazione italiana il valore medio della colesterolemia è di 205 mg/dl negli uomini e 207 mg/dl nelle donne.
Il 21% degli uomini e il 25% delle donne ha il valore della colesterolemia totale uguale o superiore a 240 mg/dl o è sotto trattamento specifico, mentre il 36% degli uomini e il 33% delle donne è in una una condizione border-line tra normalità e patologia, con una colesterolemia totale compresa fra 200 e 239 mg/dl. Il quadro fotografato nell'ambito dell'indagine è decisamente preoccupante. A causa del costante peggioramento delle abitudini di vita, sempre più improntate alla sedentarietà e all'alimentazione ricca di grassi, i numeri legati all'ipercolesterolemia sono oggi molto alti.
Il 62% degli uomini e il 61% delle donne ha un livello elevato dell’LDL-colesterolemia (cioè maggiore di 115 mg/dl), mentre il 30% degli uomini e il 17% delle donne ha un livello elevato di trigliceridemia (cioè maggiore di 150 mg/dl). I valori più allarmanti per l'ipercolesterolemia sono quelli registrati nel Nord Ovest, dove ne sono affetti il 26% degli uomini e il 30% delle donne, con un valore medio di colesterolemia di 212 mg/dl negli uomini e 215 mg/dl nelle donne. Seguono l'Italia centrale (19% degli uomini e 24% delle donne), il Sud e le isole (18% degli uomini e 23% delle donne) e il Nord Est (21% di uomini e donne). La situazione sembra essere invertita per quanto riguarda le concentrazioni di trigliceridi nel sangue:  146 mg/dl in media al Sud e nelle isole, 144 al Centro, 141 a Nord Ovest e 132 a Nord Est, che risulta essere la zona meno esposta al rischio di ipercolesterolemia. Passando invece a una suddivisione per fasce di popolazione, le più esposte al rischio risultano essere le donne in menopausa: in Italia il 38% di loro ha colesterolemia totale uguale o superiore a 240 mg/dl oppure è sotto trattamento farmacologico specifico, mentre un altro 35% è in una condizione border-line (colesterolemia compresa fra 200 e 239 mg/dl). Allerta elevata anche per gli anziani, l'altra categoria considerata maggiormente a rischio di ipercolesterolemia. Sempre secondo il Progetto Cuore, nella popolazione anziana il valore medio della colesterolemia totale è di 204 mg/dl negli uomini e 218 mg/dl nelle donne. Il 33% degli uomini e il 39% delle donne ha colesterolemia totale uguale o superiore a 240 mg/dl o è sotto trattamento specifico, mentre il 33% degli uomini e il 24% delle donne è in una condizione border-line.
#5379 Data pubblicazione: 19-02-2007
Fonte: Iss

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Allarme colesterolo: gli italiani superano i limiti e non si curano

Gli italiani, in fatto di colesterolo, superano i limiti.
La metà degli italiani, infatti, e soprattutto le donne, viaggiano oltre i 200 mg/dl, alcuni persino a 240 mg/dl. Valori ben al di sopra della soglia limite fissata dalle Linee guida internazionali a 190.

A lanciare l'allarme sono i cardiologi e i farmacologi della SipeCS (Società italiana di terapia clinica e sperimentale), durante la presentazione del convegno internazionale SipeCS in programma a Napoli da domani a sabato.

Secondo i numeri del Progetto Cuore realizzato dall'Istituto Superiore di Sanità, 57 uomini e 58 donne su 100 hanno il colesterolo alto. Cosa ancora più grave, l'81% degli uomini e l'84% delle donne con questo problema non assumono farmaci anticolesterolo, e chi lo fa spesso non è trattato in maniera adeguata.

Che fare allora per invertire la tendenza? Secondo gli esperti la regola è sempre la stessa: un po' di moto, una dieta sana... e alla larga dai fast-food!
#3857 Data pubblicazione: 18-01-2006
Fonte: AdnKronos Salute

Prevenzione

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Comincia dalla dieta!

Ecco alcuni consigli utili per combattere l'ipercolesterolemia con l'alimentazione:
  • Scegliere liberamente i primi piatti, ma fare attenzione che condimento oli vegetali, e non con burro, strutto o margarina.
  • Privilegiare i cibi di origine vegetale, molto poveri di grassi insaturi, preferibilmente cotti a vapore o bolliti in acqua.
  • Consumare la carne non più di tre-quattro volte alla settima, preferendo il pollame, i tagli magri di manzo e il coniglio. Tra i salumi, che dovrebbero essere consumati non più di 2 volte la settimana, vanno preferiti la bresaola ed il prosciutto crudo o cotto privato del grasso.
  • Il pesce, fresco o surgelato, va consumato in 3 o 4 pasti settimanali.
  • È preferibile utilizzare latte parzialmente o totalmente scremato, e portare in tavola il formaggio non più di una volta alla settimana, scegliendo quelli con minor contenuto di grassi come mozzarella, ricotta, crescenza e altri formaggi freschi.
  •  Sostituire il più possibile la carne con i legumi, che sono una preziosa fonte di proteine e sono privi di grassi.
  • Evitare gli eccessi di farinacei (pane, pasta e patate), che vanno ridotti nel contesto di una limitazione calorica globale.
  • La frutta può essere assunta liberamente, sia dopo i pasti che come merenda nutriente e salutare.
  • Fare attenzione al consumo di uova. Non più di 2 volte la settimana, ma tenendo conto anche di quelle eventualmente utilizzate nella preparazione degli alimenti (pasta all'uovo, torte, maionese).
  • Fortemente sconsigliato il consumo di frattaglie, poiché è noto che il cervello, il fegato, il rene sono molto ricchi di colesterolo.

#5412 Data pubblicazione: 26-02-2007
Fonte: Redazione Sanihelp.it

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Gli errori da non fare a tavola

Tra ipercolesterolemia e alimentazione esiste un legame strettissimo. Escludendo il caso dell’ipercolesterolemia familiare, su cui la dieta non ha alcun effetto, esistono molti modi per tenere a bada il colesterolo a tavola… e molti errori da non fare.

«La prima regola da seguire in caso di ipercolesterolemia», spiega Antonio Lice, il dietologo di Sanihelp.it, «è quella di ridurre il più possibile i grassi animali contenuti in uova, insaccati e formaggi grassi».
Contrariamente a quanti si pensi, la carne di per sé non va evitata. «Quella bianca, opportunamente sgrassata, non crea nessun problema», continua il dietologo, «e anche le bistecche di carne rossa possono essere consumate un paio di volte la settimana. L’importante è evitare i tagli e le tipologie di carne con fibre molto grasse, come i bolliti e lo spezzatino».
Un altro errore da non fare è quello di ritenere che i grassi animali si nascondano solo nei secondi piatti.
«Anche i dolci sono a rischio colesterolo», spiega Lice, «perché nella maggior parte dei casi contengono burro e latte. Per tenere sotto controllo il colesterolo, quindi, è meglio sostituirli con sorbetti, macedonie e succhi di frutta».
Non bisogna confondere, però, una dieta per l’ipercolesterolemia con una dieta dimagrante. Al contrario, molti regimi alimentari finalizzati al dimagrimento si basano sull’abbassamento dell’indice glicemico, che si ottiene proprio riducendo i carboidrati in favore delle sostanze animali. Ma allora chi segue una dieta di tipo proteico rischia un innalzamento del colesterolo? «Quando si è giovani no», chiarisce l’esperto, «ma con il passare degli anni la capacità di metabolizzare le sostanze animali diminuisce. Non dimentichiamo, però, che per sviluppare ipercolesterolemia bisogna avere un minimo di predisposizione».
E se all’eccesso di colesterolo si associa anche un elevato livello di trigliceridi? «L’iperlipidemia è frequente nei casi di ipercolesterolemia», conclude Lice, «e in quel caso occorre prestare attenzione anche al consumo di carboidrati. Bisogna agire su entrambi i fronti, ma senza dimenticate che il colesterolo alto è molto più pericoloso dei trigliceridi in eccesso. La dieta, quindi, resterà finalizzata principalmente a trattare l’ipercolesterolemia».

#5413 Data pubblicazione: 26-02-2007
Fonte: Redazione Sanihelp.it

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Colesterolo: allo studio un misuratore di rischio biotech

Un team di ricercatori associati alla Michigan University e coordinati da Randal J. Kaufman ipotizza che un forte stress infiammatorio a carico di alcune proteine del fegato potrebbe essere il responsabile primo del deposito degli acidi grassi e del colesterolo cattivo sulle pareti arteriose e, quindi, essere fortemente implicato nello sviluppo delle più gravi malattie vascolari.

«Che le proteine reattive alle infiammazioni giocassero un ruolo chiave nelle alterazioni fisiologiche», affermano gli esperti, «era risaputo, ma che una delle funzioni base fosse legata anche alle patologie cardiache è il frutto di recenti approfondimenti; il che ha indicato nella proteina Creb-H un possibile veicolo di controllo dell'indurimento e dell'ispessimento delle pareti arteriose».

I ricercatori americani ritengono che tramite uno studio applicato, sarà possibile sviluppare un marker tecnologico per valutare l'esposizione al rischio di contrarre gravi sindromi a carico del cuore e del sistema circolatorio.
#4107 Data pubblicazione: 24-02-2006
Fonte: Redazione Sanihelp.it

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Non controllare lo stress fa aumentare il colesteloro

Una ricerca pubblicata sulla rivista Health Psychology ha rivelato che la scarsa capacità a dominare lo stress fa impennare i livelli di colesterolo.

I ricercatori della University College di Londra hanno notato che minore è la capacità individuale di difendersi dallo stress, più questo fa salire i livelli di colesterolo. Lo stress mentale e' ormai considerato acerrimo nemico della salute psico-fisica perché, non solo può ledere la funzione nervosa, ma indebolisce il sistema immunitario e stimola stati infiammatori che a loro volta rendono suscettibili a malattie cardiovascolari.

Finora però nessuno aveva collegato i livelli e le reazioni allo stress con la colesterolemia. Per verificare un eventuale effetto in questo senso gli esperti hanno sottoposto il campione di individui sani a prove stressanti e misurato il loro grado di resistenza allo stress. Dopo tre anni i ricercatori hanno richiamato i volontari, soppesato tutti i valori di rischio e misurato la loro colesterolemia. Come si attendevano per il semplice fatto che il tempo incide sui livelli di colesterolo, tutti i volontari hanno mostrato rispetto a tre anni prima un aumento del colesterolo cattivo nel sangue. Ma coloro che tre anni prima avevano evidenziato eccessive reazioni a condizioni stressanti hanno una probabilita' tripla di ritrovarsi con un livello di innalzamento del colesterolo tale da aver superato i valori normali.
#3644 Data pubblicazione: 23-11-2005
Fonte: Ansa

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Grassi: teniamoli sotto controllo

Innanzitutto chiariamo una cosa: i lipidi non vanno demonizzati perché sono essenziali per la nostra vita. Naturalmente livelli anomali di tali sostanza possono costituire una minaccia per la salute.  
Elevati livelli di colesterolo LDL, di lipoproteina e di trigliceridi, e bassi livelli di colesterolo HDL sono poi associati a un aumento del rischio cardiovascolare. In numeri, per ciascun punto percentuale di abbassamento di LDL e di innalzamento di HDL si registra rispettivamente una riduzione corrispondente del rischio di eventi cardiovascolari del 2% e del 3%.

Con il termine dislipidemia si intende la presenza di livelli lipidici anomali nel siero. Si parla di iperlipidemia quando i valori lipidici sono troppo alti e di ipolipidemia quando sono eccessivamente bassi. Un adeguato trattamento della dislipidemia è in grado di ridurre del 25-30% il rischio di morte da patologia cardiaca, di infarto del miocardio non fatale, di infarto cerebrale e di procedure di rivascolarizzazione.

Vediamo nel dettaglio quali sono i lipidi e come si comportano.

A livello plasmatico, i lipidi come il colesterolo e i trigliceridi si legano a diverse proteine a formare le lipoproteine. Le dimensioni rappresentano un fattore chiave per stabilire quali lipoproteine possono causare aterosclerosi che, a sua volta, è responsabile della comparsa di eventi cardiovascolari, quali l’infarto del miocardio.
Le lipoproteine di dimensioni inferiori, le lipoproteine ad alta densità (HDL), non causano aterosclerosi poiché sono in grado di attraversare agevolmente in entrambi i sensi la parete arteriosa. Infatti le HDL agiscono da recettori del colesterolo, trasportandolo dalle lesioni aterosclerotiche al fegato. Al contrario, le lipoproteine a bassa densità ( LDL), le lipoproteine a densità intermedia (IDL) e le lipoproteine a bassissima densità ( VLDL), benché di dimensioni maggiori, riescono ugualmente a penetrare all’interno della parete vasale in cui, se chimicamente modificate tramite ossidazione, vengono facilmente trattenute. Elevati livelli di colesterolo totale, LDL-C, lipoproteine e trigliceridi, e bassi valori di HDL-C sono associati ad aumento del rischio cardiovascolare.

Il colesterolo è un lipide contenuto nel sangue e nelle cellule, di fondamentale importanza per la vita poiché è un componente strutturale delle membrane cellulari, un composto basilare per la sintesi di vitamina D e ormoni steroidei e un elemento necessario per la produzione degli acidi biliari, importanti per l’assorbimento dei grassi assunti con la dieta. Il livello di colesterolo in circolo dipende dalla quantità sintetizzata dal soggetto a livello epatico, sommata a quella assunta con la dieta (soprattutto grassi saturi). Il colesterolo sintetizzato a livello epatico viene trasportato, sotto forma di LDL-C, dove è necessario. Il colesterolo in eccesso viene nuovamente trasportato al fegato sotto forma di HDL-C.

Infine, il grasso di deposito presente nei tessuti dell’organismo è formato da trigliceridi, sintetizzati a partire dai grassi saturi assunti con la dieta. I trigliceridi si formano nel fegato nel caso in cui vengano introdotte più calorie di quelle consumate ma possono aumentare a causa di un disordine lipidico o come effetto secondario di condizioni patologiche, quali il diabete e l’obesità.
#3805 Data pubblicazione: 10-01-2006
Fonte: Redazione Sanihelp.it

Sintomi

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Gli effetti dell'ipercolesterolemia

L’ipercolesterolemia, di per sé, non si manifesta con sintomi specifici. Tuttavia, l’eccesso di colesterolo nel circolo sanguigno va a depositarsi progressivamente sulle pareti delle arterie, formando delle placche che ne provocano il restringimento e di conseguenza vanno a ridurre la circolazione sanguigna. Su queste placche vanno a loro volta a depositarsi anche le piastrine del sangue con formazione di coaguli, fino al completo arresto del flusso sanguigno.
Anche in questo caso, purtroppo, la malattia non si avverte fino a quando i danni non sono ormai consolidati: da qui l’importanza di eseguire dei controlli, almeno dopo i quarant’anni e soprattutto se in famiglia ci sono stati altri casi di ipercolesterolemia.

Gli organi maggiormente colpiti dalla insufficiente irrorazione sanguigna, tipica dell’aterosclerosi, sono i seguenti:
Cuore. La carente irrorazione sanguigna del cuore si può manifestare con dolore persistente al centro del petto (angina pectoris), oppure con dolore acuto che si propaga al collo, alla spalla e al braccio sinistro (infarto del miocardio).  
Cervello. In questo caso si possono manifestare paralisi più o meno estese al viso e agli arti, con difficoltà nel linguaggio o con vertigini.  
Gambe e braccia. Si verificano crampi dolorosi ai muscoli del polpaccio o della coscia, anche senza eseguire particolari sforzi.
Reni. L’insufficiente irrorazione sanguigna si manifesta fondamentalmente con ipertensione

#5410 Data pubblicazione: 26-02-2007
Fonte: Redazione Sanihelp.it

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Dottore, com'è il colesterolo?

La rilevazione dei livelli di colesterolo LDL e HDL avviene attraverso una normale analisi del sangue, veloce e indolore.
Il prelievo viene solitamente effettuato da una vena alla piega del gomito, sull’avambraccio o sul dorso della mano, e si esegue al mattino, a stomaco vuoto, per evitare che le sostanze contenute nel cibo ingerito alterino il normale equilibrio del sangue.

I valori della colesterolemia vengono indicati in milligrammi per decilitro di sangue: sono considerati valori normali 120 - 220 mg/100 ml per il colesterolo totale, 40 - 80 mg/100 ml per l’HDL e 70 - 180 mg/100 ml per l’LDL.

Fondamentale è il calcolo dell'indice di rischio cardiovascolare, dato dal rapporto fra colesterolo totale e colesterolo HDL, che dovrebbe essere inferiore a 5 per gli uomini e 4,5 per le donne.

Per tenere sotto controllo il colesterolo, soprattutto in caso di predisposizione ereditaria all’ipercolesterolemia, è bene effettuare esami di controllo almeno due volte l’anno.
È anche importante evitare tutti i fattori che aumentano il rischio di malattie cardiovascolari, come il fumo, l'alcol e lo stress.
Infine, è consigliabile agli uomini dopo i 30 anni e alle donne dopo i 40 anni, di sottoporsi periodicamente a controlli del cuore (come l'elettrocardiogramma sotto sforzo) e ad ecografie delle arterie del collo e del cervello.


#5411 Data pubblicazione: 26-02-2007
Fonte: Redazione Sanihelp.it

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Il colesterolo buono protegge le donne dalla demenza

Secondo uno studio del 2004, per le donne mantenere livelli elevati di colesterolo buono o HDL potrebbe essere uno dei metodi più efficaci per evitare la malattia di Alzheimer.

I dati della Women's Health Study, una ricerca ancora in corso sulla salute femminile, indicano che le donne con i livelli più elevati di HDL –da 60 a 75– vedono dimezzato il rischio di problemi mentali rispetto a quelle con i livelli più bassi.

Il principale autore della ricerca, Elizabeth Devore, ha affermato che mentre il colesterolo cattivo o LDL evidenzia un’incidenza del rischio di malattia di Alzheimer leggermente superiore, l’HDL è decisamente il fattore più importante nella determinazione del rischio per le donne.

Nel corso delle valutazioni relative alla ricerca, sono stati effettuati test cognitivi su 4.081 soggetti di età superiore ai 65 anni.
Considerando che, come ha spiegato la Devore, anche un sottile decremento della funzione cognitiva rendeva possibile prevedere con una certa precisione l’eventuale sviluppo di una malattia di Alzheimer's, i risultati sono apparsi chiari: la probabilità di disturbi cognitivi diminuiva in presenza di maggiori livelli di colesterolo HDL.

«Questa scoperta è una buona notizia, ha concluso la ricercatrice, perché sappiamo come modificare l’HDL: in primo luogo con l’attività fisica, con la perdita di peso e con un modesto consumo di alcol, da uno a due bicchieri al giorno».

 
#1697 Data pubblicazione: 28-07-2004
Fonte: Reuters Health

Cura e Terapia

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Ipercolesterolemia, quale terapia?

In condizioni di ipercolesterolemia accentuata, generalmente il solo intervento dietetico non è sufficiente, perché il colesterolo viene comunque accumulato nell'organismo in conseguenza di un difettoso smaltimento. Lo stesso vale per i pazienti affetti da ipercolesterolemia ereditaria, su cui il controllo dell’alimentazione non ha alcun effetto.
In questi casi, i pazienti adulti vengono di solito trattati con farmaci che inibiscono la produzione di colesterolo, detti statine. In alcuni casi, insieme alle statine si possono utilizzare altri farmaci (resine) che hanno l'effetto di inglobare gli acidi biliari derivanti dal colesterolo, che vengono così espulsi con le feci e non riciclati dall'organismo.
Nel caso degli omozigoti, però, la terapia farmacologica a base di statine e resine in genere non ha successo.
Un intervento comunemente effettuato per questi pazienti è un trattamento chiamato plasmaferesi extracorporea delle LDL (o LDL aferesi), che consiste nel depurare il sangue dalle LDL per mezzo di una speciale apparecchiatura, un po' come avviene durante una dialisi. Nella maggior parte dei casi questa procedura viene effettuata ogni due settimane, nei restanti ogni settimana.

Un'altra terapia possibile consiste nel trapianto di fegato, che pone però grandi problemi di reperibilità degli organi e i rischi connessi con l'operazione e con il decorso a medio-lungo termine che è limitato da una prognosi sfavorevole.
Infine, è stata tentata la terapia genica per correggere il difetto genetico dell'ipercolesterolemia familiare, ma i risultati sono stati, per il momento, poco incoraggianti.

Per concludere, vediamo nel dettaglio i farmaci a disposizione per il trattamento dei disturbi collegati ad elevati livelli di colesterolo, sicuramente efficaci in modo rapido ma non privi di effetti collaterali.
  • Statine: diminuiscono la produzione di colesterolo nel fegato, provocando una riduzione del colesterolo totale del 20-40%, un aumento del colesterolo HDL del 5-15% e una riduzione dei trigliceridi del 10-20%. Come effetti collaterali, possono comportare dolori muscolari e gastrointestinali.
  •  Acido nicotinico: riducendo la produzione di lipoproteine abbassa il colesterolo LDL del 15-20%, aumenta l'HDL del 15-30% e riduce i trigliceridi del 20-40%. Possibili effetti collaterali, dolori gastrointestinali e arrossamenti cutanei.
  • Gemfibrozil: come le statine, agisce diminuendo la produzione di colesterolo nel fegato, ma ha effetti farmacologici più potenti sui trigliceridi: riduzione del colesterolo LDL del 10-15%, aumento del colesterolo HDL del 10-15% e riduzione dei trigliceridi del 20-50%. Può provocare dolori muscolari e gastrointestinali, e calcoli biliari 



     

#5414 Data pubblicazione: 26-02-2007
Fonte: Redazione Sanihelp.it

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È un anticolesterolo il farmaco più innovativo del 2006

Il tradizionale «Premio Galeno Italia 2006 per il farmaco innovativo» è stato assegnato alla combinazione molecolare ezetimibe/simvastatina, che sta raccogliendo successi in tutto il mondo nella lotta al colesterolo LDL.

L'innovazione del farmaco consiste nel fatto che una sola compressa agisce contemporaneamente su entrambe le fonti principali di colesterolo, la sintesi epatica e l'assorbimento intestinale.
«Alla luce delle evidenze cliniche e sperimentali», ha spiegato il professor Alberto Corsini, ordinario di farmacologia del dipartimento di scienze farmacologiche dell'università di Milano, «la combinazione di farmaci con meccanismi complementari, ovvero la doppia inibizione, rappresenta l'approccio terapeutico innovativo e ottimale per il controllo dell'ipercolesterolemia in pazienti ad alto rischio vascolare».

Il numero di queste persone, potenziali vittime di attacchi cardiaci, oggi in Italia equivale al 57% degli uomini e al 58% delle donne, che possiedono valori di colesterolemia superiori ai 200 mg/dL. La percentuale, poi, sale rispettivamente al 66% e al 63% dopo i 65 anni.
Ci si aspetta che il successo del farmaco nei riguardi dell'ipercolesterolemia determini quindi anche benefici nella prevenzione della malattia cardiovascolare, che rappresenta una delle principali cause di morte per malattia nel mondo occidentale.
#5133 Data pubblicazione: 27-11-2006
Fonte: Redazione Sanihelp.it

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Olio d'oliva contro il colesterolo

Aggiungendo per una settimana, 25 ml o due cucchiai circa di olio extra vergine, è possibile ridurre l’ossidazione del colesterolo LDL (quello cattivo) e aumentare i livelli dei composti antiossidanti, in particolare i fenoli, nel sangue.

Questa scoperta, pubblicata nel 2004 sull'European Journal of Clinical Nutrition, avvalora i benefici della dieta mediterranea ricca di olio di oliva, frutta, verdure e cereali e povera di grassi saturi della carne, che è stata riconosciuta, a livello internazionale, salutare per il cuore e altri nobili apparati.

Tutti gli oli d’oliva contengono grassi monoinsaturi, ma l’olio extra vergine è anche ricco di antiossidanti, in particolare fenoli e vitamina E, in quanto è meno sottoposto a lavorazioni.

Secondo il Dott. M.C. Lopez-Sabater dell’Università di Barcellona, i risultati sono a sostegno dell’idea che il consumo quotidiano di olio extra vergine possa proteggere l’LDL dall’ossidazione. Per giungere a tali evidenze, i ricercatori avevano reclutato 16 adulti sani, sottoponendoli per 4 giorni a una dieta priva di cibi contenenti fenoli, come il caffè, il tè, il vino e le verdure. Al quinto giorno erano stati somministrati loro 50 ml di olio extra vergine d’oliva con il pane.

I campioni di sangue, prelevati prima e dopo lo studio, rivelavano, dopo una settimana, un aumento dei livelli di antiossidanti, della vitamina E e dei fenoli. Similmente, i livelli di acido oleico, il tipo predominante nell’olio di oliva, come quello degli acidi grassi monoinsaturi, risultavano aumentati. Questi cambiamenti sono generalmente associati a un minore tasso di ossidazione dell’LDL.

I risultati suggeriscono che oltre alla diminuzione del colesterolo LDL, l’apporto giornaliero di 25 ml di olio extravergine aumenti la resistenza dell’LDL all’ossidazione in quanto viene arricchito di acidi oleici ed antiossidanti.
In conclusione il consiglio dei ricercatori è di aggiungere nella dieta almeno 2 cucchiai di olio extravergine di oliva. 


#300 Data pubblicazione: 05-07-2002
Fonte: Redazione Sanihelp.it

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Autore: Silvia Nava - Sanihelp.it
Data ultima modifica: 01-03-2007

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