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Leucodistrofia metacromatica


La malattia è anche conosciuta come:
deficit di arilsulfatasi, deficit di arilsulfatasi, malattia di scholz


Le malattie da accumulo lisosomiale sono un gruppo di circa 50 malattie causate dalla carenza o dal malfunzionamento di uno degli enzimi contenuti nei lisosomi, ovvero quegli organuli che, all’interno della cellula, sono deputati allo smaltimento e al riciclo degli scarti derivati dal metabolismo cellulare.
Categoria: Malattie genetiche
Sigla: MLD
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Che cos'è - Leucodistrofia metacromatica

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Una malattia neurodegenerativa che colpisce i bambini

La leucodistrofia metacromatica è una malattia neurodegenerativa appartenente al gruppo delle malattie lisosomiali, causata dalla carenza degli enzimi incaricati del metabolismo di una particolare categoria di sostanze, i sulfatidi. L’accumulo di sulfatidi in alcuni tessuti dell’organismo e in particolare nella guaina mielinica (la membrana che avvolge le cellule nervose e che agisce da isolante e da conduttore degli impulsi nervosi), provoca un progressivo deterioramento delle funzioni motorie e neurocognitive (capacità di muoversi, pensare, vedere, sentire, percepire), la cui gravità varia a seconda dell’età in cui la malattia si manifesta.

L’età di insorgenza permette di distinguere quattro principali forme cliniche della leucodistrofia metacromatica:

- tardo-infantile, con un’insorgenza della malattia tra i 6 mesi e i 2 anni;

- giovanile precoce, con un’insorgenza tra i 4 e i 6 anni;

- giovanile tardiva, con un’insorgenza tra i 6 e i 12 anni;

- adulta, con un’insorgenza dopo i 12 anni.

Le forme infantili e giovanili sono le più gravi: i bambini perdono gradualmente la capacità di parlare, riuscendo a comunicare solamente con lo sguardo, la risata e il pianto. Nella fase terminale della malattia anche questa capacità viene persa: i piccoli pazienti riescono a malapena a muovere gli occhi e a deglutire. Nell’arco di qualche anno dalla diagnosi il decorso della malattia ha un esito fatale.

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Prevenzione - Leucodistrofia metacromatica

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L'importanza della storia clinica familiare

La leucodistrofia metacromatica è dovuta a mutazioni del gene che codifica l’enzima lisosomiale arilsulfatasi A (ARSA) ed è una malattia ereditaria: ciò significa che si trasmette nelle generazioni successive, dai genitori ai figli, poiché è determinata dalla composizione genetica dell'individuo.

I genitori sono solitamente portatori sani delle mutazioni e hanno il 25% di probabilità di trasmettere la malattia a ciascuno dei figli. La leucodistrofia è infatti una malattia autosomica recessiva, cioè dovuta alla mutazione di un singolo gene presente sui cromosomi autosomi, i cromosomi non legati al sesso. Ogni gene è costituito da due alleli, ciascuno dei quali è portatore di una variante dello stesso carattere: qualora i due alleli siano differenti (l'individuo è eterozigote per quel carattere), l’unico ad esprimersi è l’allele dominante, mentre l’allele recessivo rimane nascosto.

Per ciascun gene, uno dei due alleli viene ereditato dalla madre, l'altro dal padre: affinché la malattia si manifesti, è necessario che il figlio erediti l'allele recessivo mutato da entrambi i genitori (il figlio deve essere omozigote recessivo per questo carattere); se, invece, eredita un allele mutato ed uno normale, si dice che è portatore sano della malattia, dal momento che quest'ultima non si manifesta.

Qualora una coppia decida di avere dei bambini e nella loro storia familiare risultino casi di leucodistrofia metacromatica, è utile rivolgersi ad un medico per essere indirizzati a centri specializzati nell'indagine su affezioni trasmesse geneticamente. L'analisi di linkage (o concatenazione) permette infatti di mappare ed identificare i geni responsabili della malattia, garantendo un monitoraggio continuativo ed un intervento consapevole nel caso in cui la malattia si manifesti nel figlio.

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Diagnosi - Leucodistrofia metacromatica

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La necessità di uno screening completo

Tra i primi sintomi della malattia si rileva una modificazione delle funzioni mentali, della memoria e della postura. Talvolta il sintomo più precoce comporta un disturbo visivo o l'intorpidimento di alcune parti del corpo. 

La diagnosi viene effettuata a seguito di una procedura che incrocia i risultati ottenuti da diversi esami:

- l’osservazione clinica del paziente, tramite cui vengono rilevate eventuali disfunzioni motorie e cognitive;

- esami strumentali come la tomografia e la risonanza magnetica, che permettono di evidenziare anomalie nella sostanza bianca (composta da assoni rivestiti da mielina) del cervello;

- esami di laboratorio tra cui l’analisi delle urine (finalizzata alla rilevazione della quantità di ARSA e dei sulfatidi non metabolizzati), la misurazione della velocità di conduzione nervosa e l’analisi genetica con ricerca delle mutazioni del gene ARSA.

Nelle gravidanze a rischio può essere effettuata la diagnosi prenatale tramite villocentesi o amniocentesi. Nelle famiglie a rischio, il dosaggio dell’attività ARSA può essere utile per l’identificazione dei portatori sani. 

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Cura e Terapia - Leucodistrofia metacromatica

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Nella ricerca, la speranza di una cura

Al momento non esiste una terapia risolutiva. In alcuni casi viene proposto il trapianto di midollo osseo o di cellule staminali da cordone ombelicale, che possono stabilizzare le funzioni neurocognitive.

Nell’aprile del 2010 ha preso il via presso l’Istituto San Raffaele-Telethon di Milano la sperimentazione della terapia genica su pazienti ancora asintomatici, tuttora in corso.

La terapia genica messa a punto dai ricercatori, consiste nel prelievo di cellule staminali ematopoietiche (che danno origine cioè alle cellule del sangue) dal midollo osseo del paziente: nelle cellule prelevate viene introdotta, tramite vettori (cioè virus innocui, non patogeni) derivati dal virus HIV, una copia corretta del gene difettoso. Le cellule così curate vengono re-infuse nell'organismo del paziente e sono in grado di generare un numero significativo di cellule mature atte alla produzione di una quantità sufficiente dell’enzima ARSA.

Le ricerche sono ancora in corso e dovrebbero dare risultati certi entro il 2016, quando sarà passato un lasso di tempo significativo dall’inizio della terapia per tutti i 10 pazienti trattati. 

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Curiosità - Leucodistrofia metacromatica

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Quando la terapia arriva prima dei sintomi

Tutti i dieci bambini coinvolti nello studio hanno almeno un fratello maggiore malato e hanno ricevuto la diagnosi molto precocemente: questo ha consentito ai ricercatori di somministrare la terapia genica prima della manifestazione dei sintomi o al primo esordio della malattia.

I risultati descritti nell’articolo pubblicato l'11 luglio su Science, si riferiscono ai primi 3 pazienti trattati con la terapia genica:

- Mohammad, 4 anni e mezzo e di nazionalità libanese, è stato il primo bambino a ricevere la terapia genica nell'aprile del 2010. A causa della leucodistrofia metacromatica, Mohammad ha già perso la sorella Amadi e il fratello Mustafa, entrambi più grandi di lui.

- Giovanni, 3 anni e mezzo e di nazionalità americana, è il quarto di cinque fratelli: ha ricevuto la diagnosi a pochi mesi, subito dopo che la malattia è stata riscontrata nella sorella maggiore Liviana. Giovanni e Liviana hanno altri tre fratelli che non sono affetti dalla patologia.

- Kamal, 3 anni e di origine egiziana, proviene da un piccolissimo villaggio vicino al confine con il Sudan. Per Kamal la diagnosi di leucodistrofia metacromatica è arrivata molto presto, perché ne era affetta la sorella maggiore, che oggi non c'è più. Kamal ha anche un'altra sorella, che invece è sana.

I tre piccoli pazienti attualmente conducono una vita normale per la loro età e stanno sviluppando valide capacità motorie e cognitive. Questo risultato è particolarmente evidente nel caso di Mohammad, il primo bambino trattato, che ha ormai raggiunto in buona salute un'età a cui nessun paziente affetto da leucodistrofia metacromatica era potuto giungere in simili condizioni. 

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Da sapere - Leucodistrofia metacromatica

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Sono più di 40 le leucodistrofie conosciute

Il termine «leucodistrofia» deriva dal greco «leuco», cioè bianco, e «distrofia», cioè crescita o sviluppo imperfetto.

La degenerazione progressiva della malattia coinvolge infatti la sostanza bianca cerebrale, la mielina, un involucro costituito prevalentemente da lipidi che circonda i nervi e le terminazioni delle cellule nervose. Il ruolo della mielina è quello di favorire la conduzione rapida degli impulsi nervosi e per questo la sua degradazione causa l’alterazione della funzionalità del sistema nervoso.

La leucodistrofia metacromatica fa parte di un ampio gruppo di patologie ereditarie, le leucodistrofie appunto, che si manifestano soprattutto in età infantile o nella pubertà; queste affezioni sono patologie gravemente invalidanti che interessano il sistema nervoso centrale (il cervello ed il midollo spinale), le ghiandole surrenali e altri organi.

Il decorso di questo tipo di malattia prevede un progressivo deterioramento delle funzioni cognitive e nervose, che portano il paziente ad uno stato di vita vegetativa o alla morte. La classificazione delle malattie leucodistrofiche è basata sulla tipologia di deficit enzimatico che le caratterizza e conta più di 40 varietà.

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Glossario per Leucodistrofia metacromatica - Enciclopedia medica Sanihelp.it

 - Lisosoma
 - Guaina mielinica
 - Enzima
 - Mielina
 - Sistema nervoso
 - Autosoma
 - Allele
 - Cromosoma
 - Gene
 - Eterozigote
 - Omozigote
 - Tomografia
 - Villocentesi
 - Amniocentesi
 - Assone

Tag cloud - Riepilogo dei sintomi più frequenti

perdita della mobilità instabilità incapacità di compiere un movimenti difficoltà dei movimenti deficit cognitivi anormalità dei movimenti di una parte del corpo demenza alterazioni cognitive disturbi della vista

FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Telethon.it, Associazione Italiana Leucodistrofie Unite (A.I.L.U.)

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Autore: Margherita Monfroni - Sanihelp.it
Data ultima modifica: 31-12-2015

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