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Celiachia


La malattia è anche conosciuta come:
enteropatia da glutine, malattia celiaca, sprue celiaca, enteropatia da glutine, malattia celiaca, morbo celiaco


La celiachia è un'intolleranza alimentare permanente. Per curarla bisogna seguire rigide regole alimentari, ma guarire purtroppo è impossibile. Fortunatamente oggi rinunciare al glutine non è più così difficile. Scopri perché.


Categoria: Malattie apparato digerente
Sigla: CD

Che cos'è - Celiachia

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Intolleranze o allergie?

Alcuni alimenti possono scatenare reazioni avverse da parte del nostro corpo, sia tossiche e quindi universali che non tossiche e individuali.
Questo secondo caso è dovuto a un’alterazione immunitaria: una sostanza normalmente innocua viene percepita come una minaccia - un allergene - e attaccata dalle difese immunitarie dell’organismo. Durante la reazione allergica, l’organismo produce le immunoglobuline E (IgE), anticorpi che reagiscono con l’allergene scatenando un’ulteriore reazione con i mastociti (cellule dei tessuti) e i basofili.

Le reazioni non tossiche agli alimenti possono essere suddivise in due categorie: le reazioni non tossiche immunologiche, cioè le allergie alimentari, e le reazioni non tossiche non immunologiche, ossia le intolleranze alimentari.

Si tratta di patologie in forte aumento nei paesi industrializzati come il nostro, eppure ancora poco considerate. Sono purtroppo i casi di cronaca, le morti improvvise per shock anafilattico, a portare generalmente alle luce il problema dei disturbi alimentari. Forse una maggiore informazione potrebbe evitarle.

Innanzitutto, per quanto riguarda le allergie alimentari, bisogna precisare che ne esistono di due tipi: quelle IgE mediate, che mettono in atto meccanismi immunitari, e quelle non IgE mediate, che invece implicano meccanismi non immunitari.
Il primo gruppo comprende le sindromi cutanee ( dermatite atopica e orticaria acuta), le sindromi respiratorie ( rinite allergica e asma bronchiale), le sindromi gastrointestinali ( vomito, diarrea, esofagite e gastroenterite) e l’anafilassi alimentare, che include reazioni angioedematose come l’ angioedema della glottide e lo shock anafilattico.

Il secondo gruppo, invece, è costituito dalle patologie causate da intolleranza alle proteine: proctocolite, enteropatia, enterocolite e celiachia sono le più diffuse.

Quando la reazione indesiderata scatenata dall’ingestione di un alimento non è mediata da meccanismi immunologici, si parla di intolleranza, e le tipologie principali sono tre:

  • Intolleranze enzimatiche. Sono malattie genetiche, dovute alla mancanza degli enzimi incaricati di metabolizzare alcune sostanze presenti negli alimenti.

     
  • Intolleranze farmacologiche. Sono dovute alla presenza, in alcuni alimenti, di sostanze dotate di attività farmacologica come quelle del gruppo delle amine biogene ( dopamina, istamina, noradrenalina, feniletilamina, serotonina e tiratina) o le metilsantine ( caffeina, teobromina e teofillina).

     
  • Intolleranze agli additivi alimentari. Sono causate da coloranti, addensanti, conservanti, antimicrobici e antiossidanti usati nell’industria alimentare.

    Questa classificazione clinica, semplice e razionale, di tutte le malattie di pertinenza dell’allergia e dell’intolleranza alimentare, è stata redatta nel 1995 da un gruppo di studio dell'European Academy of Allergy & Clinical Immunology, che ha pubblicato anche le linee guida per una corretta diagnosi.

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Celiachia: cos'è, come si manifesta

La celiachia è un’intolleranza permanente al glutine, complesso proteico presente in alcuni cereali tra cui avena, frumento, farro, orzo e segale.

L’incidenza di questa intolleranza in Italia è stimata in 1 soggetto ogni 100/150 . I celiaci potenzialmente sarebbero quindi 400.000, ma ne sono stati diagnosticati solo 35.000. Ogni anno vengono effettuate 5.000 diagnosi e ogni anno nascono 2.800 celiaci, con un incremento annuo del 9%.

La celiachia è una condizione che dura per tutta la vita: l’ingestione di glutine determina nei celiaci la comparsa di alterazioni della mucosa intestinale, con conseguente difficoltà di assorbimento dei nutrienti. Nei celiaci il glutine danneggia l’intestino tenue ma, mentre per le persone non intolleranti a questa proteina il sistema immunitario difende l’organismo dalle infezioni, il sistema immunitario dei celiaci agisce contro il loro stesso tratto digestivo.

L’eziopatogenesi è per lo più sconosciuta, anche se da tempo è stato riconosciuto il carattere ereditario della malattia. Questo significa che normalmente il 10 % dei parenti prossimi di un celiaco presenta i segni della patologia.

Spesso la celiachia si manifesta dopo alcune forma di trauma, come infezioni, maternità, stress, danni fisici o operazioni chirurgiche. Anche se chiunque può esserne affetto, la malattia tende a essere più comune in persone con altri disturbi autoimmuni.

Inoltre è ormai noto che può insorgere in qualsiasi età della vita. Nella maggior parte dei casi viene accertata nei primi due anni di vita, ma statisticamente viene diagnosticata più di frequente tra il trentesimo e il quarantesimo anno di età, con una percentuale d’incidenza maggiore nella popolazione femminile.

Vari fattori, oltre al corredo genetico, sono capaci di influenzare l’età d’esordio e la modalità di presentazione clinica della celiachia:

  • Forma classica: prevale nei bambini che giungono alla diagnosi nei primi due anni di vita ed è conseguente a un danno esteso della mucosa intestinale, tale da non poter essere più compensato. La sintomatologia è caratterizzata da diarrea cronica, dimagrimento, ipotonia e ipotrofia muscolare, flatulenza, perdita dell’appetito e vomito, ma anche disturbi comportamentali e ritardo della crescita.

  • Forma subclinica: tipica degli adulti e difficilmente diagnosticabile a causa della sua sintomatologia sfumata e atipica. Il paziente riporta meteorismo e dolore addominale, sintomi spesso transitori, mentre più frequenti sono i sintomi extra-intestinali: afte recidivanti del cavo orale, ipertransaminasemia, stanchezza cronica e anemia (quest’ultima può anche essere l’unica manifestazione clinica della malattia).

  • Forma silente: forma completamente asintomatica, si presenta in soggetti positivi alla ricerca degli anticorpi anti-gliadina, anti-endomisio e/o anti-transglutaminasi che presentano all’esame istologico-bioptico una struttura dei villi e un’architettura mucosale perfettamente normale.

  • Forma potenziale o latente: si evidenzia con esami sierologici positivi ma con biopsia intestinale normale.

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Celiachia: come evitare le complicanze

È noto che una diagnosi pediatrica della malattia celiaca (MC) e una rigorosa dieta aglutinata sono in grado di assicurare al celiaco un’ottima qualità della vita e un tasso di mortalità del tutto analogo a quella della popolazione generale. Al contrario una dieta un po’ trascurata o una diagnosi tardiva (in età adulta) della malattia possono condurre a una serie di complicanze abbastanza importanti. Si tratta di:

  • Linfoma intestinale a cellule T: è per frequenza e gravità la più importante complicanza della MC. Si tratta di una neoplasia che colpisce i linfociti T intraepiteliali, diagnosticata in genere alcuni anni dopo la MC.

  • Digiuno-ileite ulcerativa: è caratterizzata da ulcerazioni intestinali che possono provocare a livello dei tratti colpiti stenosi cicatriziali, perforazioni o emorragie. È una condizione molto rara: sono solo 25 i pazienti descritti in letteratura.

  • Carcinoma dell’intestino tenue: l’incidenza è bassissima (un individuo su 250.000 all’anno), ma aumenta nei celiaci, anche se il rischio rimane comunque ridotto. Il riscontro di un carcinoma intestinale deve sempre fa ricercare l’esistenza di un’eventuale MC non ancora riconosciuta.

  • Malattia celiaca refrattaria: rarissima condizione caratterizzata dal fatto che la mucosa intestinale, pur continuando il paziente a seguire una rigorosa dieta aglutinata, va nuovamente incontro ad atrofia dei villi.

  • Iposplenismo: è sicuramente la complicanza più frequente ma meno grave della MC. Un certo grado di iposplenismo è dimostrabile nel 50-70% dei pazienti adulti, mentre i piccoli celiaci non ne sono interessati. Questa complicanza è in parte glutine-sensibile, cioè regredisce con l’astinenza dal glutine. Sono estremamente rari i casi in cui questa condizione si è sviluppata in presenza di rigorosa dieta aglutinata.

L’insorgenza di queste complicanze è da prendere in considerazione soprattutto in quei casi in cui la diagnosi di MC è avvenuta in età avanzata e/o in cui la dieta priva di glutine non è stata seguita con rigore. Tuttavia, queste condizioni vanno sempre sospettate quando i pazienti lamentano un’ingiustificata ricomparsa di diarrea, dolori addominali, calo ponderale e febbre.

Nessun allarmismo però: queste complicanze sono quasi inesistenti in quei pazienti diagnosticati precocemente che abbiano sempre ben seguito la dieta priva di glutine.

È infatti del tutto infondata l’idea che tali complicanze siano collegabili all’involontaria ingestione di microquantità di glutine. Per un celiaco la paura di contaminazione da glutine non deve pertanto diventare un’ossessione. Se infatti può essere utile che in famiglia si usino tegami diversi per la preparazione dei cibi senza glutine, non sono necessari né tavoli né piani cottura appositi e separati.

In conclusione, sebbene queste condizioni siano abbastanza temibili, non si deve dimenticare che nella stragrande maggioranza dei casi sono tutte problematiche evitabili con una diagnosi precoce e una rigida dieta aglutinata.
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Celiachia: cosa dice la legge?

Venticinque anni fa, nel 1981, nasceva il primo codice standard relativo al cibo senza glutine.
Il Codex Stan 118-1981, questo il suo nome tecnico, venne redatto da una specifica commissione statunitense, il Codex Alimentarius Committee on Nutrition and Food for Special Dietary Uses (CNNFSDU), con l’obiettivo di indicare i cereali tossici per i pazienti celiaci (grano, orzo, segale e avena) e i limiti convenzionali dei livelli di glutine ammessi nel materiale grezzo utilizzato per la preparazione di cibo privo di glutine.

Tale valore soglia, fino ad allora inesistente, fu fissato intorno a 0,05 grammi di azoto ogni 100 di materiale secco, ossia farina di grano.
Usando la più moderna tecnica enzyme-linked immunoassorbent assay (ELISA), il contenuto di glutine ammesso corrisponde a 500 mg/kg.

Recentemente, però, è stata avviata una revisione di tale standard (Codex document CX/NFSDU 00/1), con lo scopo di inserire standard specifici non solo per gli ingredienti, ma anche per tutti i prodotti da banco.
Dalla revisione è scaturita una triplice definizione di «gluten free»:

  • cibi composti da ingredienti che non contengono prolamine del grano (o di farro, grano duro, orzo, segale e avena o loro varietà) in concentrazione superiore a 20 mg/kg di prodotto secco


  • cibi composti dai suddetti ingredienti, resi privi di glutine e portati a un livello di glutine non eccedente i 200 mg/kg


  • un insieme dei due suddetti tipi di cibi, con un livello di glutine non superiore a 200 mg/kg


Per verificare tali concentrazioni, esistono differenti metodi di determinazione del glutine nel cibo.
I più diffusi sono basati sulla misurazione delle proteine o del DNA del grano, ma anche la spettrometria di massa (MALDI – TOF) è molto usata.

Al momento queste tecniche sono regolate da un unico metodo analitico, l'enzyme-linked immunoassorbent assay (ELISA), ma numerosi protocolli sono in fase di studio e pubblicazione.
Pazienti, medici e istituzioni hanno infatti sottolineato l’esigenza di un metodo ELISA migliore, basato su standard appropriati e non accompagnato da cross-reazioni immunologiche.
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Sintomi - Celiachia

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Celiachia: quando rivolgersi al medico

Bisogna rivolgersi al medico fin dal primo sospetto di celiachia. Questo può maturare in tre casi:

Presenza di sintomi: devono essere attentamente valutati perché non sempre si presentano in forma classica. E non dimentichiamo che la malattia può decorrere anche in maniere del tutto silente, ecco perché oltre ai sintomi ci sono altri due fattori che possono far sospettare celiachia.

Familiarità: se ci sono familiari che soffrono di celiachia o che soffrono di malattie collegate ad essa come per esempio malattie autoimmuni quali tiroide autoimmune e diabete insuluno dipendente o malattie genetiche come la sindrome di Down e Turner.

Riscontro occasionale di alterazioni negli esami ematochimici: alcuni valori fuori norma devono far scattare l’allarme per esempio:

  • riscontro di un’anemia sideropenica
  • deficit nell’assorbimento di ferro
  • aumento di transaminasi (non associato a patologia epatica)
  • alterazioni dell’equilibrio fosfo-calcico
  • deficit selettivo di IgA.


In presenza di queste situazioni è opportuno rivolgersi al proprio medico che avvierà un protocollo di esami per l’accertamento della malattia.
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Celiachia: il protocollo diagnostico

La diagnosi della malattia celiaca si basa sulla rilevazione dell’atrofia villare.

Per eseguire una diagnosi precisa è necessario eseguire, attraverso metodiche di laboratorio, uno screening con marcatori sierologici e una biopsia dell’intestino tenue attraverso l’endoscopia digestiva.

L’analisi sierologia viene prevalentemente effettuata mediante il test ELISA per il dosaggio di anticorpi di classe IgG e IgA diretti verso una delle proteine del glutine, la gliadina, (anticorpi antigliadina AGA) e dal test per la ricerca degli anticorpi di classe IgA antiedomisio (EMA).

Siccome la determinazione degli AGA può essere rinvenuta anche in caso di altre malattie gastrointestinali o autoimmuni è preferibile ricorrere all’analisi degli EMA anche se l’esame è più costoso, perché consente di evidenziare i casi di celiachia potenziale cosa non possibile con la biopsia.

Recentemente si è introdotto anche il test sierologico IGA anti-transglutaminasi. Questo test ha caratteristiche anche sovrapponibili a quello degli EMA ma offre risultati leggermente inferiori in termini di specificità.

Dopo questi primi esami è comunque necessario eseguire una biopsia duodenale che deve rintracciare lesioni della mucosa intestinale.

L’esame istologico della biopsia intestinale evidenzia una atrofia dei villi intestinali e un abbondante infiammazione.

Le alterazioni della mucosa duodenale ritenute più tipiche sono:

  • L’aspetto nodulare del bulbo duodenale
  • La perdita o la riduzione marcata delle pliche di Kercring

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Celiachia: il test fai-da-te per la diagnosi

È finalmente disponibile in tutta Italia un nuovo test fai da te per l’autodiagnosi della celiachia. Si tratta di uno strumento ideale per lo screening di primo livello di questa intolleranza alimentare, che attualmente colpisce in Italia circa mezzo milione di persone, di cui solo 40mila sanno di esserlo.

Spesso infatti il quadro clinico presenta sintomi vari e diversi, dovuti anche alla compresenza di altre patologie come il diabete, l’artrite reumatoide e la dermatite erpetiforme: di conseguenza spessol’identificazione della celiachia è difficile. A ostacolare ulteriormente una diagnosi puntuale, necessaria per intraprendere tempestivamente le cure, si aggiungeva fino a poco tempo fa anche il lungo e complicato iter di accertamenti cui ci si doveva sottoporre in caso di sospetto di malattia.

Proprio per far fronte a tali difficoltà è stato messo a punto un nuovo strumento per la diagnosi domiciliare, Xeliac Test, che consente di sapere in pochi minuti comodamente da casa propria se si è intolleranti al glutine.
Xeliac Test, prodotto da Eurospital, azienda triestina leader europea nella diagnostica, si acquista in farmacia al costo di 30 euro e può essere effettuato a casa: basta estrarre con l’apposito pungidito compreso nel kit una goccia di sangue, inserirla in una provetta con uno speciale diluente, agitare e inserire una piccola striscia reagente. Se il test è stato effettuato correttamente ed è negativo comparirà sulla striscia un’unica banda trasversale, nel caso invece di positività le bande saranno due e sarà necessario consultare il proprio medico per ulteriori accertamenti.

La validità del test, che si basa sulla ricerca nel sangue degli anticorpi di classe IgA anti-transglutaminasi che sono indice di celiachia, è stata dimostrata in uno studio condotto in un centro di riferimento finlandese specializzato a livello mondiale nella diagnosi della malattia. Qui sono stati testati 149 campioni clinici i cui risultati sono stati confrontati con le diagnosi di celiachia ottenute con la biopsia. Lo studio, che ha fornito un risultato di sensibilità altissimo, pari al 96,3 %, è stato in seguito confermato dalla ricerca condotta a Trieste nell’Ospedale Burlo Garofolo di Trieste, da sempre all’avanguardia nella ricerca sulla malattia.

Vuoi sapere tutto sulla celiachia? Leggi l'approfondimento!
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Celiachia: i sintomi non sono tutti uguali

Sebbene non ci sia assoluta correlazione tra forma di celiachia e di età, è frequente che la sindrome si manifesti nella sua forma classica quando si è bambini, mentre nella forma subclinica in età adulta.

La forma classica è causata da un danneggiamento della mucosa intestinale che non può essere più compensato. La sintomatologia insorge già dopo pochi mesi dall’assunzione di glutine ed è caratterizzata dalla presenza di diarrea cronica. È per questo motivo che nella maggior parte dei casi questa forma di celiachia viene diagnosticata prima del secondo anno di vita.

Siccome le feci sono molto ricche di elementi non digeriti come minerali, vitamine e grassi, una conseguenza di questa sindrome è l’arresto della crescita, si manifesta perdita di peso e ipotrofia muscolare. La magrezza contrasta con l’aspetto gibboso dell’addome.
Il bambino appare pallido per l’anemia, emaciato, triste e sofferente. Inoltre lamenta dolore addominale, ha poco appetito, ed è facilmente irritabile.

Nell’adulto la forma classica di celiachia è sempre meno frequente. è molto più frequente la forma subclinica, con sintomi più sfumati, e non necessariamente riferibili al tratto gastroenterico.

I principali sintomi sono meteorismo e dolore addominale, spesso questo quadro porta al sospetto di colon irritabile. La diarrea non è un sintomo così frequente e quando si presenta non è continuativa nel tempo.
Un segnale importante è quello della formazione di afte recidivanti del cavo orale. Tra i sintomi extra intestinali quello in assoluto più frequente è l’anemia che si protrae negli anni. Abbastanza frequente nell’adulto è la condizione di stanchezza cronica.
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Cura e Terapia - Celiachia

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Celiachia e diabete: nuova pillola per mangiare di tutto

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Baltimora ha individuato un farmaco che promette di restituire a celiaci e diabetici la possibilità di mangiare normalmente.

Si tratta di un inibitore della porosità dell’intestino, chiamato AT-1001, che bloccando l’azione di una proteina detta zonulina riduce la permeabilità dell’intestino, evitando che tossine e virus entrino in circolo nel sangue causando reazioni autoimmuni quali celiachia e diabete.

«Identificando la zonulina», ha spiegato il dottor Alessio Fazano, responsabile della ricerca, «abbiamo potuto creare un farmaco in grado di contrastarla, e questo dovrebbe permettere a celiaci e diabetici di seguira una normale dieta equilibrata, meglio se associata al movimento».

Il farmaco è stato testato su topi, e ha dimostrato di aiutare a controllare il diabete in quelli malati e di ridurre il rischio in quelli predisposti.
Ora si progetta la sperimentazione sugli umani; se andrà a buon fine, il farmaco potrebbe essere messo sul mercato dalla fine del 2006.
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Le nuove etichette anti-allergia

Recentemente, anche per porre un freno ai casi di morte da shock anafilattico, il Parlamento Europeo ha approvato una nuova normativa per l’etichettatura degli alimenti.

Questa nuova legge stabilisce che sulle etichette di tutti gli alimenti prodotti in Europa deve obbligatoriamente essere dichiarato ogni ingrediente che superi il 2% in peso del prodotto finito, mentre prima di questa normativa l’obblogo sussisteva solo per una percentuale dal 25% in su.

Inoltre, per gli alimenti considerati comunemente allergenici la dichiarazione deve essere fatta anche per tracce minime.
Ma quali sono questi alimenti sotto stretta sorveglianza? L’elenco, approvato dall'European Food Safety Authority e inserito come Annex IIIa alla normative europea, comprende questi alimenti:

  • Cereali con riguardo alla celiachia
  • Cereali con riguardo all’allergia alimentare
  • Pesce e crostacei
  • Uova
  • Arachide
  • Soia
  • Latte
  • Noci
  • Sedano
  • Senape
  • Semi di sesamo
  • Solfiti


Tutto a posto? Non proprio.
Anche se si tratta di un grande passo avanti per la prevenzione delle reazioni anafilattiche, sono rimasti esclusi alcuni allergeni che possono essere importanti in aree geografiche specifiche.

È il caso, per fare un esempio, della pesca e delle prunoidee, causa di anafilassi in Italia, Spagna e Israele.
Ma gli allergeni considerati di serie b sono 104, e attendono deroghe alla normativa per essere inseriti nella lista calda.
Insomma, c’è ancora da lavorare.

Fonte: IAL, Istituto Allergologico Italiano
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Dieta - Celiachia

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Dieta del celiaco, mito e realtà

Se c’è una patologia in cui la dieta riveste un ruolo fondamentale, questa è sicuramente la celiachia.
L’alimentazione senza glutine, infatti, è l’unica terapia efficace su questa malattia: va seguita rigorosamente e scrupolosamente per tutta la vita, per garantire una crescita e uno stato di salute del tutto sovrapponibili a quelli di un soggetto sano.

Per evitare lesioni alla mucosa enterica, è necessario eliminare i cereali contenenti glutine e prolamine analoghe, come grano, segale, orzo, farro, spelta, kamut e triticale. Anche l’avena, sebbene non sia lesiva di per sé, viene sconsigliata a causa dell’alto rischio di contaminazione durante la lavorazione.

Si tratta della famigerata insidia glutine: la molecola, infatti, si può nascondere anche in alimenti che apparentemente possono sembrare al di sopra di ogni sospetto, ma che in realtà possono avere un’origine botanica poco nota o essere a rischio di contaminazione nelle varie fasi di produzione.

È il caso degli insaccati, dei piatti pronti a base di verdura, dei purè istantanei, dei formaggi a fette o da spalmare, dei sughi pronti a base di carne, della frutta candita, della panna condita, degli yogurt alla frutta e di alcuni dolci pronti, come creme, budini, frappè, cioccolate e panna montata.

Accanto a questi alimenti, le «Linee guida per una sana alimentazione», redatte nel 1997 dall’Istituto Nazionale di Ricerca per gli alimenti e la Nutrizione, indicano anche tutti i cibi consentiti ai celiaci e le quantità consigliate. Ecco l’elenco:

  • Frutta fresca, secca e sciroppata, verdura fresca e sott’olio o sott’aceto, patate e legumi freschi o secchi: 3-5 porzioni al giorno


  • Carne, pollame, pesce, uova e prosciutto crudo: 1-2 porzioni al giorno


  • Latte, yogurt naturale, panna fresca, mascarpone, gorgonzola, formaggi freschi o stagionati: 1-2 porzioni al giorno


  • Burro, oli, aceto, maionese, sughi freschi, spezie, pepe, sale: con moderazione


  • Riso e pasta o pane senza glutine: 2-4 porzioni al giorno


  • Dolciumi e prodotti da forno senza glutine, succhi di frutta, tè, caffè, camomilla, vino, alcolici: liberamente, ma con moderazione


Come chiariscono le Linee guida, la grande varietà di cibi naturalmente senza glutine, associata all’offerta di cibi specifici, garantisce anche ai celiaci di seguire una dieta nutrizionalmente equilibrata, ricca e gustosa.

L’invito è quello di imparare a riscoprire gli alimenti naturalmente permessi, dai tuberi ai legumi, sperimentando nuove ricette che riducano il senso di privazione, soddisfacendo il palato e le esigenze nutritive.
In questo modo non ci sarà bisogno di ricorrere troppo spesso agli alimenti per celiaci, che, se mal utilizzati, possono spingere ad eccessi e disordini alimentari.
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Al ristorante con la celiachia

Niente più rinunce per i 60 000 italiani affetti da celiachia.  
 
Dopo il boom degli alimenti casalinghi senza glutine (dal pane allo snack, dai primi piatti alla pasta sfoglia), ora gli intolleranti a questa proteina possono godere di un altro beneficio: la ristorazione fuori casa.

Uscire a cena è un dilemma per i celiaci, in quanto l’unica terapia che li preserva dagli effetti dell’allergia è una dieta rigorosa, senza sgarri, a base di alimenti privi di glutine. Un limite non indifferente per la ristorazione mediterranea, in cui i cereali sono i veri protagonisti.  
 
Ma da oggi pizzerie e ristoranti italiani sono chiamati ad aderire a un progetto promosso da DS Food, azienda altoatesina leader nel commercio di alimenti senza glutine.  
 
L’iniziativa si chiama DS Pizza Point, L’Oasi del senza glutine: l’idea è di attrezzare i locali con gli strumenti adeguati per affrontare la preparazione di alimenti senza glutine in tutta sicurezza e senza pericoli di contaminazione.  
Vengono quindi forniti ai locali che desiderano aderire al network, in comodato d’uso gratuito, un banco di lavoro con refrigeratore, vaschette per farciture e piano di lavoro estraibile, il tutto con chiusura ermetica per scongiurare il rischio di contaminazione, e uno specifico forno elettrico. 
I clienti celiaci potranno anche consultare uno speciale menu, personalizzabile secondo le esigenze e il target del ristorante.  
 
In più viene offerto dal Centro Servizi NIP (Nazionale Italiana Pizzaioli), partner dell'iniziativa, un corso di formazione professionale a tutti i livelli, dallo chef al pizzaiolo. 
Infatti cucinare alimenti gluten-free richiede una dimestichezza e un’istruzione imprescindibili da uno specifico training.  
 
Finalmente gli intolleranti al glutine potranno gustare il piacere di una cena à la carte , senza invidiare il piatto del vicino non celiaco e soprattutto senza il timore di assumere cibo non sicuro e non controllato.  
 
Questa novità dunque non solo garantirà loro la sicurezza di mangiare fuori in tutta tranquillità, ma contribuirà a migliorare la loro qualità della vita, riducendo i rischi per la salute e moltiplicando le occasioni per uscire e socializzare.  
 
Già una ventina i locali hanno aderito al progetto, ed è previsto anche un tour estivo per far conoscere a tutto il paese questa straordinaria idea. 


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Cioccolato anche per i celiaci

I celiaci, si sa, in cucina non hanno vita facile.
La celiachia infatti è un disturbo dovuto all’intolleranza dell’organismo verso tutti gli alimenti contenenti glutine.

In natura questa sostanza si ritrova solo in alcuni cereali (frumento, farro, kamut, orzo, segale, sorgo, spelta e triticale)..peccato che siano presenti come ingredienti base in una grande quantità di cibi.

Pasta, pane, pizza e dolci sono solo alcuni dei cibi vietati ai celiaci; la lista però si allunga se si aggiungono gli alimenti a rischio, spesso insospettabili.
È qui che, accanto a insaccati, formaggi e piatti pronti, troviamo molti prodotti a base di cioccolato, dalle bevande ai budini.

Non è il cioccolato in sé a essere un pericolo per chi soffre di celiachia, tanto è vero che quello purissimo non presenta controindicazioni. Sono le farine e gli addensanti utilizzati nella preparazione di prodotti industriali a base di cioccolato a essere a rischio.

Allora i celiaci devono rassegnarsi a eliminare la dolce prelibatezza dalla loro dieta? Per fortuna no.
Come per molti altri generi alimentari, esiste anche per il cioccolato un’alternativa priva di glutine.
Si tratta delle linee di cioccolato per celiaci, prodotte ormai da molte grandi aziende, e certificate dal “Prontuario AIC per gli alimenti”.

Questo utile documento, pubblicato dall’Associazione Italiana Celiachia, contiene l’elenco dei prodotti alimentari, appartenenti a categorie normalmente a rischio o vietate per un celiaco, in cui le aziende produttrici dichiarano l’assenza di glutine.

Chi vi aderisce deve poter dimostrare l’assenza di glutine dai propri prodotti venduti in Italia, tenendo conto non solo degli ingredienti, ma anche delle possibili contaminazioni durante tutte le fasi di produzione quali stoccaggio, lavorazione, confezionamento, ecc.

La Commissione Problemi connessi con la dieta dell’AIC, dopo una scrupolosa valutazione, ha inserito nell’opuscolo numerose aziende produttrici di cioccolato senza tracce di glutine.

Nestlè, Ferrero, Lindt, Parmalat sono solo alcuni dei grandi marchi che hanno compilato e sottoscritto per ogni singolo prodotto delle schede, appositamente predisposte dall’A.I.C., nelle quali forniscono informazioni su tutti gli ingredienti, anche su quelli eventualmente non dichiarati in etichetta, e su eventuali contaminazioni crociate durante le fasi di produzione e di confezionamento.

Anche in farmacia, poi, sono disponibili biscotti e merendine senza glutine, prodotti da aziende specializzate e distribuiti a volte gratuitamente.
Essere celiaci e amanti del cioccolato, insomma, è un binomio possibile.
Vi elenchiamo a titolo informativo i prodotti di cioccolato per celiaci di due delle industrie dolciarie più famose:

Azienda produttrice Prodotti di cioccolato senza glutine
Ferrero Kinder cioccolato (tutte le confezioni), Kinder uova sorpresa e Kinder uova gran sorpresa, Mon Cherì, Pocket Cofee, ovetti Noggy, Nutella
Lindt&Sprungli(linea cioccolato per celiaci) Lindt denti di vampiro e api, Lindt uovo gianduiotto, Lindt blancor, Lindt excellence, Lindt extra-bitter, Lindt fondant-noisettes, Lindt gianduiotto e gianduiotto doble, Lindt noccionoir, Lindt ours de chocolat, Lindt patisserie, Lindt piccolino, Lindt surfin, Lindt uovo di Pasqua amaro extra


Fonti: Associazione Italiana Celiachia, Ferrero, Lindt&Sprungli
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Aspetti psicologici - Celiachia

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Celiaco sì, ma senza drammi

La celiachia, come tutte le malattie croniche, incide continuativamente sulla vita del paziente e dei suoi familiari, comportando problematiche che interferiscono con la qualità della vita del soggetto, le sue aspirazioni, i suoi progetti.

Pur non determinando quasi mai gravi problemi psichici, la celiachia può provocare momenti di stanchezza psicologica, più frequenti in certi periodi della vita o in certe fasi delicate dello sviluppo come l’adolescenza.

Durante la crescita, infatti, il paziente è riluttante ad accettare le limitazioni imposte dal cibo, e vive la trasgressione come una prova della propria individualità, dell’indipendenza, della conquista di nuovi spazi non controllati dai genitori.
Tutto ciò entra naturalmente in conflitto con le necessità terapeutiche, che impongono una routine controllata e pianificata.

Una difesa psicologica molto frequente nel giovane celiaco è quella della negazione della malattia, che viene percepita come un impedimento alla propria autonomia e all’immagine ideale del sé.

Per evitare che questo accada, durante l’adolescenza è importante dare risalto all’educabilità alla malattia, non solo del paziente ma anche dei familiari, degli insegnanti e di coloro che si occupano del ragazzo.

In questo modo è possibile evitare due situazioni inadeguate o patologiche tipiche: la totale dipendenza del giovane dalla famiglia nella gestione della celiachia, o al contrario la sua totale indipendenza.

Per migliorare la qualità della vita dell’adolescente affetto da celiachia, poi, può essere utile la terapia di gruppo, che permette di diffondere l’informazione e l’educazione sanitaria e dietetica sulla malattia, abituando il ragazzo ad essere consapevole del proprio corpo e a sentire la malattia come parte integrante del sé, mettendosi alla prova senza l’Io ausiliario dei genitori.

La presenza dello psicologo, inoltre, è fondamentale per il contenimento emotivo del ragazzo, e per l’applicazione di tecniche per il controllo degli eventi stressanti, volte a garantire un maggiore benessere rispetto alla patologia.
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Glossario per Celiachia - Enciclopedia medica Sanihelp.it

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Tag cloud - Riepilogo dei sintomi più frequenti

dolore all'addome affaticabilità anoressia diminuzione dell'appetito astenia debolezza diarrea dimagrimento dissenteria mancanza delle forze gonfiore inappetenza ipotonia muscolare ipotrofia muscolare meteorismo diminuzione del tono dei muscoli diminuzione della massa dei muscoli dolore alle ossa pallore aria nella pancia dolore alla pancia gonfiore della pancia calo di peso snellimento sonnolenza spossatezza stanchezza steatorrea arresto dello sviluppo dolore al ventre gonfiore al ventre gonfiore dell'addome sensazione di peso all'addome aerofagia affaticabilità disturbi dell'alimentazione atrofia muscolare dolore al basso ventre disturbi della crescita crampi dimagrimento disidratazione mancanza della fame febbre flatulenza gonfiore mancamento crampi ai muscoli fitte ai muscoli dolore ai muscoli spasmi dei muscoli rigidità dei muscoli dolore alle ossa aria nella pancia dolore alla pancia gonfiore della pancia calo di peso spasmi dolorosi anemia

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Autore: Redazione - Sanihelp.it
Data ultima modifica: 28-12-2015

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