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Pertosse


La malattia è anche conosciuta come:
infezione da bordetella pertussis, tosse asinina, tosse canine, tosse convulsa


Grazie al vaccino, la pertosse oggi non fa più paura come un tempo. Ma gli esperti lanciano l’allarme: la poca attenzione ai richiami in adolescenza espone al rischio ragazzi e adulti. Ecco come difendersi.

Categoria: Malattie infettive


Che cos'è - Pertosse

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Pertosse: la malattia della Bordetella

La pertosse è una malattia infettiva, molto contagiosa, causata da un batterio, la Bordetella pertussis, che si localizza preferibilmente nelle cellule di rivestimento dell’apparato respiratorio ed esercita il proprio potere patogeno per mezzo di numerose sostanze, alcune delle quali possono essere considerate vere e proprie tossine (esempio: tossina pertossica o PT).

La trasmissione dell’infezione avviene da malato a sano attraverso le goccioline di saliva emesse con la tosse, gli starnuti o anche semplicemente parlando. Chi è affetto da pertosse è contagioso dall’inizio del periodo catarrale fino a tre settimane dall’inizio della fase convulsiva.

Per la pertosse non si ammette l’esistenza di portatori sani (persone che senza essere malate ospitano e diffondono l’agente patogeno) ma solo di malati in forma atipica o asintomatica. I casi asintomatici veri e propri sarebbero in realtà estremamente rari, perché un’attenta osservazione clinica permette di mettere in evidenza sintomi aspecifici di infezione dell’apparato respiratorio.

Praticamente tutti sono a rischio di contrarre la pertosse, tranne coloro che sono stati vaccinati o hanno avuto la malattia in tempi relativamente recenti. L’immunità conferita dalla malattia e dalla vaccinazione infatti declina lentamente e si possono quindi avere nuovi attacchi della malattia, anche se in forma atipica o attenuata, in età adulta. Inoltre, anche senza presentare alcun sintomo, possono trasmettere l’infezione ad altre persone suscettibili.

I bambini, contrariamente a quanto avviene con altre malattie infettive, sono suscettibili alla pertosse fin dalla nascita. Gli anticorpi materni, anche se presenti, non sembrano in grado di proteggere i neonati dall’infezione. Prima dell’introduzione dei vaccini antipertosse, almeno l’80% delle persone veniva infettato dal batterio della pertosse prima dell’adolescenza.

In Italia, fino all'inizio degli anni '90 venivano segnalati oltre 13.000 casi di pertosse ogni anno. La graduale diffusione della vaccinazione, introdotta come pratica volontaria a partire dal 1970, ha favorito il progressivo calo del numero di casi, che oggi si attestano su qualche migliaio all'anno. La percentuale di neonati italiani vaccinati contro la pertosse varia da regione a regione (da 70% a 97%).

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Nuovo allarme per ragazzi e adulti

Nei primi anni del ‘900 la percentuale dei decessi nell’infanzia per pertosse raggiungeva il 10% dei casi. Oggi la situazione è nettamente migliorata, ma la pertosse continua comunque a essere una delle malattie infettive più contagiose che si conoscano e soprattutto continua ad avere complicazioni gravi: il 20% dei casi deve essere ospedalizzato a causa di complicanze quali polmonite (5%) ed encefalopatia (0.1%). Anche la mortalità è ancora alta.

Mentre nell’infanzia la prevenzione procede in modo efficace (sono vaccinati il 96,6% dei neonati italiani), la perdita della protezione immunitaria precedentemente acquisita, la scarsa adesione ai richiami nell’adolescenza, con il conseguente rischio di trasmissione ai neonati non ancora immunizzati, hanno cambiato l’epidemiologia e reso attuale il problema negli adulti.

Il meccanismo di trasmissione tra le persone è ormai stato chiarito. «La Bordetella, il batterio responsabile della pertosse – dicono gli esperti – circola nella popolazione italiana, ma poiché i bambini fino all’età prescolare sono immunizzati con coperture vaccinali adeguate (ovvero la percentuale di bambini vaccinati rispetto al totale dei bambini), il germe riesce a diffondersi meglio tra gli adolescenti e gli adulti, che non sono più protetti nei confronti di questa infezione».

La manifestazione clinica della malattia negli adolescenti e negli adulti è peraltro atipica, diversa cioè da quella dei bambini piccoli e spesso non viene diagnosticata con precisione. Ecco perché in generale il problema è poco sentito. Invece, la persistenza dei casi di pertosse nei ragazzi e negli adulti, oltre a diminuire lo stato di salute delle popolazione, genera un ulteriore problema: aumenta considerevolmente sia il rischio dei bambini sotto l’anno di vita di contrarre la malattia dai loro cari (genitori, nonni eccetera), sia le ospedalizzazioni.

L’introduzione della vaccinazione ha abbattuto la mortalità: in Italia è attualmente dello 0,01%, ma può arrivare all’1% nei bambini al di sotto dell’anno di vita, in cui la malattia può essere responsabile di gravi complicanze, spesso con conseguenze invalidanti permanenti.

Una sindrome dunque da non sottovalutare. Alla luce, come detto, dell’aumento dell'infezione negli adolescenti e negli adulti, dovuta principalmente alla perdita della protezione immunitaria precedentemente acquisita e alla scarsa adesione ai richiami nell’adolescenza, e al conseguente rischio di trasmissione ai neonati non ancora immunizzati.

«In questi anni – sostiene il professor Giovanni Gabutti, dell’Istituto di Igiene dell’Università degli Studi di Ferrara – ci siamo resi conto che l’epidemiologia è cambiata. Lo stesso avviene in molti Paesi d’Europa. Per questo sono necessari interventi aggiuntivi che rispondano alle nuove evidenze. In primo luogo una forte campagna per i richiami. Vacciniamo benissimo nel ciclo di base, costituito da tre dosi, da praticare entro il primo anno di vita del bambino (al terzo, quinto e dodicesimo mese) contemporaneamente alle altre vaccinazioni infantili. Va bene anche il successivo appuntamento dei 5 anni, a cui si associano le componenti contro la difterite e il tetano. Sugli adolescenti c’è invece un grosso gap».

La protezione conferita dalla vaccinazione antipertossica è di circa l'85%. Poiché la protezione immunitaria conferita sia dalla malattia che dalla vaccinazione si riduce con il passare del tempo, è importante eseguire i richiami previsti, evitando il rischio di trasmissioni involontarie e potenzialmente letali ai neonati. «Nel frattempo – dicono gli esperti – stiamo portando avanti e promuovendo nelle ASL il Progetto cocoon: vaccinare gli adulti più prossimi al neonato, genitori ma anche nonni, fratelli, zii, in modo da ridurre significativamente il rischio che qualcuno, inconsapevole di essere affetto da Bordetella, possa infettare il piccolo».

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Si muore ancora di pertosse? I dati

La pertosse è una malattia particolarmente pericolosa nei bambini molto piccoli, al di sotto del primo anno di vita, in cui può essere responsabile di gravi complicazioni, spesso con conseguenze invalidanti e permanenti.

Le complicazioni più frequenti sono le emorragie sottocongiuntivali e le epistassi causate direttamente dai colpi di tosse, le otiti medie purulente (solitamente per sovrapposizione di un’altra infezione batterica), le polmoniti e le broncopolmoniti (fino al 12% dei casi). Le complicanze più gravi sono quelle a carico del sistema nervoso centrale (encefalopatia) e sono dovute sia alla scarsa ossigenazione del sangue durante gli accessi di tosse, sia all’azione diretta della tossina pertossica e si manifestano in circa il 5% dei casi.

La malattia è tanto più grave quanto più precocemente colpisce il bambino. In media, circa il 20% dei casi di pertosse devono essere ospedalizzati. Le complicanze polmonari si verificano in un caso ogni 20 ma in più di un caso ogni 10 neonati di età inferiore a 6 mesi. L’encefalopatia colpisce da 1 a 2 bambini ogni 1000. La mortalità è alta: di 2 decessi ogni 1000 casi, pressoché completamente a carico dei bambini nel primo anno di vita. La causa principale di morte è la polmonite.

La letalità della pertosse, che nell’Italia dei primi decenni del ‘900 era di circa il 10%, è attualmente dello 0,01%, ma può arrivare a 0,5-1% nei bambini al di sotto dell’anno di vita. La letalità dell’encefalopatia pertossica invece può arrivare al 30% e circa la metà dei sopravvissuti subisce danni neurologici permanenti. La letalità continua a essere elevata nei Paesi in via di sviluppo.
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Prevenzione - Pertosse

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Vaccino: quando, come e perché

Il vaccino contro la pertosse è solitamente combinato con il vaccino antitetanico e antidifterico (dTaP), al quale si accomuna per modo e calendario di somministrazione, e contiene solo alcune componenti del batterio (per questo si chiama acellulare).

Per l'immunizzazione dei nuovi nati, di solito oggi viene utilizzato il vaccino esavalente che, oltre a proteggere contro la pertosse, previene anche il tetano, la difterite, la poliomielite, l’epatite virale B, e le infezioni invasive da HIB.

Il ciclo di base è costituito da tre dosi di vaccino, da praticare entro il primo anno di vita del bambino (al terzo, quinto e dodicesimo mese), contemporaneamente alle altre vaccinazioni infantili. Una dose di richiamo (associata con le componenti contro la difterite e il tetano DTaP) viene eseguita nel sesto anno e un’altra a 14 anni. Così come avviene per difterite e tetano, si raccomanda una dose di richiamo di vaccino antipertosse ogni 10 anni.

Chi dovrebbe essere vaccinato? Tutti i bambini nel corso del primo anno di vita, a parte quelli che hanno una grave allergia nei confronti del vaccino o di suoi componenti. Le persone che presentano una malattia acuta in atto grave o moderata devono attendere il miglioramento clinico o la guarigione prima di ricevere il vaccino. La vaccinazione dei bambini con problemi neurologici può essere somministrata se i disturbi sono stabilizzati o hanno una causa identificata. Se la causa non è identificata, la somministrazione del vaccino deve essere rinviata fino alla stabilizzazione.

Vi è assoluta certezza scientifica che un bambino vaccinato è molto più sicuro di un bambino non vaccinato. La protezione conferita dalla vaccinazione antipertossica è di circa l'85%. L’efficacia della vaccinazione si riduce con il passare del tempo per questo è importante eseguire i richiami previsti. In genere, quando la pertosse si verifica nei vaccinati si presenta in forma meno grave.

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Cosa fare attenzione dopo il vaccino

Circa la metà dei bambini che ricevono vaccini esavalenti, così come il vaccino triplo DTaP o le altre combinazioni di vaccino contro la pertosse, non ha nessuna reazione.

La maggior parte degli altri bambini presenta solo reazioni lievi. L’evento più frequente è la febbre, che si può avere in circa un terzo dei bambini. Reazioni locali si verificano nel 20% dei casi. Queste comprendono dolore, rossore e gonfiore nel punto dove è stata eseguita l’iniezione; si verificano in genere entro 48 ore dalla vaccinazione e durano fino a un paio di giorni.

Le reazioni locali aumentano con il numero di dosi eseguite. Circa il 40% dei bambini ha gonfiore o dolenzia al braccio con la quarta dose di vacino eseguita a 5-6 anni. Alcuni bambini possono sviluppare un esteso gonfiore temporaneo dell’arto dove l'iniezione è stata eseguita.

In caso di reazioni locali usare panni freddi o farmaci a base di paracetamolo, se necessario, per ridurre il dolore. In caso di reazioni febbrili: bere molti liquidi, non vestire troppo il bambino se è caldo e usare farmaci a base di paracetamolo (non aspirina) o panni freddi, se necessario, per ridurre la febbre.

Nel caso che i sintomi si protraggano per più di due giorni, può essere opportuno consultare il medico per verificare se questi rappresentino un comune effetto collaterale a una vaccinazione o se invece si riferiscano a un'altra malattia che deve essere riconosciuta e trattata.

In rari casi (1-2 ogni 10.000) si possono avere reazioni più importanti, come convulsioni correlate alla febbre alta. Reazioni allergiche di tipo anafilattico con gonfiore della bocca, difficoltà del respiro, pressione bassa e shock, sono del tutto eccezionali (meno di 1 caso ogni milione di vaccinati). In questo caso va fatta la segnalazione d'avvento avverso ed è importante avvisare il servizio di vaccinazione.

È stata scientificamente esclusa ogni relazione tra la sindrome della morte improvvisa in culla del lattante (SIDS) e la vaccinazione antipertosse.

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Sintomi - Pertosse

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Le tre fasi della pertosse

La pertosse dura da 6 a 10 settimane e si compone di tre stadi: catarrale, parosistico e della convalescenza.

La malattia esordisce solitamente con starnuti, raucedine e una fastidiosa tosse notturna. Successivamente, dopo 10-14 giorni, si manifesta una tosse convulsiva e ostinata che rende difficoltosa la respirazione e persino l'alimentazione. Questa fase può durare fino a 2-3 settimane. Gli accessi di tosse sono costituito da 5 – 15 colpi di tosse violenti e ravvicinati che si verificano durante una singola esprirazione. Solitamente si concludono con una rapida e profonda ispirazione: il tipico urlo inspiratorio e l’espulsione di un blocchetto di catarro molto denso e vischioso. Gli attacchi sono seguiti, a volte, dal vomito.

Nei lattanti si possono avere crisi di soffocamento. La convalescenza inizia in genere dopo 4 settimane. Gli accessi di tosse diventano meno frequenti e gravi e le condizioni generali del bambino migliorano.

I casi asintomatici veri e propri sono estremamente rari, perché un’attenta osservazione clinica permette di mettere in evidenza sintomi aspecifici di infezione dell’apparato respiratorio.

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Cura e Terapia - Pertosse

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Antibiotici e tanto riposo a letto

La terapia antibiotica prescritta dal medico (l’eritromicina è l’antibiotico di prima scelta), soprattutto se iniziata precocemente nella fase catarrale, può attenuare sensibilmente la sintomatologia della pertosse. Gli attacchi possono però presentarsi lo stesso, soprattutto se l’inizio della terapia è stato tardivo.

In ogni caso il trattamento antibiotico combatte l’infezione e ne evita la diffusione ad altre persone suscettibili e per questo è indicato, a scopo preventivo, anche nelle persone esposte.

Utile il riposo, in ambiente tranquillo e confortevole: gli attacchi di tosse, oltre che dall’esercizio fisico, dallo sbadiglio o da starnuti, possono essere provocati da stimoli esterni improvvisi.

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Glossario per Pertosse - Enciclopedia medica Sanihelp.it

 - Pertosse
 - Tosse
 - Paracetamolo
 - Polmonite
 - Immunita
 - Encefalopatia
 - Eritromicina


Farmaci

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 - ERITROCINA*OS GRAT 6BUST 1000M
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 - ERITROMICINA LATTOBION*500MG
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Cartella stampa pertosse

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Autore: Roberta Camisasca - Sanihelp.it
Data ultima modifica: 28-12-2015

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