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Sindrome delle gambe senza riposo


La malattia č anche conosciuta come:
restless legs syndrome


Non riesci a dormire perché senti un bisogno irrefrenabile di muovere le gambe? Non è insonnia, nè stress, ma una patologia ben definita: la Sindrome delle gambe senza riposo. Il tuo medico di medicina generale saprà darti consigli preziosi e un aiuto concreto.
Categoria: Malattie neurologiche
Sigla: RLS

Che cos'è - Sindrome delle gambe senza riposo

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Muoversi nel sonno è normale?

Durante il sonno il nostro corpo non rimane perfettamente immobile. Si può infatti osservare un’attività motoria fisiologica, caratterizzata da movimenti globali o degli arti, che spesso segnano il passaggio da una fase all’altra del sonno e che evitano di mantenere a lungo una stessa posizione. Questo impedisce l’insorgere di paralisi (sia pure transitorie e reversibili) legate alla compressione prolungata di un tronco nervoso e caratterizzate spesso dal risveglio con una mano informicolita, impedita nel movimento e insensibile agli stimoli tattili.

Alcuni studi hanno evidenziato che un giovane presenta circa il doppio dei movimenti rispetto a un soggetto di 70 anni (circa 20 movimenti per ora di sonno contro 10), ma questi movimenti tendono a essere soprattutto di durata breve (meno di 15 secondi) e in rapporto al sonno leggero non-Rem (stadio 1) e al sonno Rem. L’anziano, invece, non presenta una maggiore mobilità notturna in rapporto a un preciso stadio del sonno.

Altri fenomeni motori fisiologici, presenti in circa il 70% dei soggetti, sono le mioclonie ipniche in fase di addormentamento: contrazioni muscolari rapide, asimmetriche, che provocano minimi spostamenti del segmento corporeo interessato, si verificano quando i centri del sonno e della veglia non hanno ancora raggiunto un accordo tra loro. Si tratta di condizioni favorite da eccessiva assunzione di caffè, intensa attività fisica giornaliera o stress.

Ma l’attività motoria nel sonno non è sempre un fenomeno fisiologico: talvolta ci sono disturbi, come il sonnambulismo, i movimenti periodici degli arti o la sindrome delle apnee ostruttive, che hanno natura patologica e quindi richiedono diagnosi e cure specifiche. Diventa dunque fondamentale, nella discriminazione tra fisiologia e patologia del sonno, il ruolo del medico esperto in medicina del sonno, che potrà decidere, visitando il paziente, se è il caso di eseguire accertamenti.
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Quando dormire bene è un miraggio

Muoversi nel sonno è normale. Ma accanto a un’attività motoria fisiologica, esiste una categoria di fenomeni di natura patologica, come le apnee ostruttive e le parasonnie.
Le parasonnie sono quei disturbi del sonno accompagnati da comportamenti notturni che andrebbero valutati con la videopolisonnografia. Si distinguono parasonnie del sonno non-REM e parasonnie del sonno REM.

PARASONNIE NON-REM:

1. SONNAMBULISMO. Accompagna le notti del 5% dei bambini e di circa l'1% degli adulti: non sempre è caratterizzato da deambulazione nella stanza, spesso il soggetto si siede semplicemente sul letto, emette qualche suono o parla. Gli episodi avvengono soprattutto nella prima parte della notte, quando c’è il sonno profondo non-Rem (stadi 3 e 4).
Poiché la febbre e la privazione di sonno nella notte precedente fanno aumentare il sonno profondo, è più facile che gli episodi di sonnambulismo avvengano in queste situazioni.
Se il soggetto viene svegliato durante un episodio, appare confuso, disorientato e può avere comportamenti violenti perché non si rende conto di quanto sta succedendo; egli non è in grado di riferire un’attività mentale precisa, non sta sognando.
Non bisogna preoccuparsi se il fenomeno è raro, anche perché di questi episodi non si ha alcun ricordo al mattino. Solo se il soggetto presenta più episodi alla settimana o al mese, è meglio consultare un centro specializzato in Medicina del Sonno.

2. PAVOR NOTTURNO. A soffrirne è il 3% dei bambini fra i 3 e i 5 anni (più frequente fra i maschi), ma può colpire anche l’1% degli adulti. Nel caso degli adulti il disturbo prende il nome di incubo (da incubus, cioè che incombe): c’è una sensazione di forte oppressione sul torace, l’impressione di soffocare, un impellente bisogno di chiedere aiuto.
Gli episodi avvengono durante il sonno profondo non-Rem (stadi 3 e 4) e quindi soprattutto nelle prime due-tre ore di sonno. Il segnale è un grido: il bambino si siede sul letto con un’espressione terrorizzata e spesso piange in modo inconsolabile. Possono manifestarsi anche forte sudorazione, tachicardia e respirazione accelerata.
L'episodio dura pochi minuti; i genitori cercano di consolare il bambino ma egli è incurante di ciò che accade: ha gli occhi aperti o semiaperti, ma è come se non vedesse nulla. Poi si riaddormenta e al risveglio non ricorda nulla.

PARASONNIE REM.

1. DISTURBO COMPORTAMENTALE IN SONNO REM. Comportamenti agitati e violenti esprimono il contenuto del sogno: i pazienti gridano, danno calci e pugni, assalgono il partner, spesso cadono dal letto e possono procurare, a se stessi o a chi dorme accanto, lesioni di una certa importanza.
Questa patologia interessa prevalentemente i maschi over-50. L’esame polisonnografico evidenzia la persistenza di un tono muscolare elevato durante il sonno REM, invece della classica atonia muscolare. I soggetti spesso non sentono più gli odori, anche prima della comparsa del disturbo. Diverse ricerche hanno evidenziato che circa un terzo dei pazienti affetti da disturbo comportamentale in sonno REM può sviluppare, dopo alcuni anni, una malattia neurodegenerativa, come il morbo di Parkinson.
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Quando le gambe non si fermano mai

Spesso l’attività motoria durante il sonno oltrepassa la soglia della normalità e diventa patologica.
Oltre a disturbi motori complessi (le parasonnie, in cui rientrano diversi disturbi), ci sono disturbi motori semplici che non sempre necessitano per la diagnosi di uno studio poligrafico notturno. Tra questi, di particolare rilevanza è la sindrome delle gambe senza riposo.

La Restless Legs Syndrome (RLS) è un disturbo neurologico del sonno caratterizzato da sintomi agli arti inferiori (più raramente anche alle braccia) che compaiono tipicamente a riposo, soprattutto nelle ore serali. I soggetti affetti presentano un’intensa irrequietezza motoria o formicolii o crampi, che li costringono a continui movimenti delle gambe o ad alzarsi dal letto e camminare.
Questi movimenti riescono miracolosamente ad eliminare il disturbo alle gambe, ma in alcuni soggetti questo significa essere costretti a muoversi fino alle 3-4 del mattino: in genere, a quest’ora (anche in caso di sindrome grave) il disturbo scompare e il soggetto riesce finalmente ad addormentarsi.

Si tratta di un problema abbastanza frequente: uno studio condotto su oltre 16.000 individui di età superiore a 18 anni ha evidenziato che il 2,7% della popolazione generale presenta i sintomi della RLS almeno 2 volte alla settimana, e ha un disturbo con un impatto significativo sulla sua qualità di vita. Attualmente si contano circa 3 milioni di italiani affetti da RLS.

Ma nonostante la sua diffusione, la malattia rimane per lo più sconosciuta, interpretata per lo più come conseguenza di un problema ansioso, mentre in realtà sulle cause si sa ancora poco.
Si ipotizza, come possibile causa primaria, un’alterazione del midollo spinale, e sono vagliate anche come concause il fumo di sigaretta, la gravidanza, la carenza di acido folico o di ferro e l’insufficienza renale cronica. La frequente presenza di familiarità ne suggerisce un’origine genetica.
Nei soggetti predisposti può essere dovuta o può acutizzarsi per l’assunzione di alcuni farmaci (per nausea, allergie o depressione); in particolare, alcuni studi hanno tentato di dimostrare una correlazione con l’assunzione di depressivi triciclici, sia per il loro meccanismo d’azione sia per la comparsa di alcuni effetti indesiderati, ma non sono stai conseguiti risultati certi.

La RLS colpisce entrambi i sessi (soprattutto le donne), può esordire a qualsiasi età, persino nella prima infanzia (ma più frequentemente nella fascia di età compresa tra 40 e 50 anni), e diventa progressivamente più frequente con il passare degli anni.
Vittime frequenti anche le future mamme: durante il terzo trimestre della gravidanza infatti circa una donna su quattro può presentare questo disturbo. Nella maggior parte dei casi però, pochi giorni dopo il parto, si assiste a una remissione spontanea e completa della sintomatologia.

La RLS non è una patologia grave o pericolosa, ma il sonno non ristoratore che provoca può determinare effetti negativi sulla qualità della vita di chi ne è affetto, in quanto è accertato da tempo che il debito di sonno è causa di stanchezza, difficoltà di contrazione, irritabilità e può favorire stati d’ansia e depressione.
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Sintomi - Sindrome delle gambe senza riposo

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RLS: i sintomi principali sono quattro

La sindrome delle gambe senza riposo si manifesta con disestesie, ossia sensazioni spiacevoli agli arti che compaiono nei momenti di inattività corporea, si aggravano nelle ore notturne e sono frequentemente associati a iperattività motoria. A tali sensazioni i pazienti attribuiscono spesso definizioni differenti: fastidio, tormento, smania, agitazione interna, calore, bruciore, nervi che tirano, scosse, formicolio, prurito, animaletti in movimento, solletico ecc.

Chi soffre di questa malattia non riesce a mantenere a lungo la stessa posizione, fa fatica a stare sdraiato o seduto e ricorre a una serie di strategie per alleviare i disturbi come camminare, stare in piedi o stirarsi l’arto interessato.

L’intensità e la frequenza di questi sintomi, così come la loro periodicità, impattano drammaticamente sulla qualità della vita del paziente e di chi dorme con lui. Il sonno della vittima infatti può, nei casi più gravi, diventare impossibile, così come diventa difficoltoso guidare, stare in seduti sull’aereo o al cinema. I sintomi si manifestano prevalentemente tra le 10 di sera e le 4 del mattino, hanno cioè un andamento circadiano e non risparmiano le persone che lavorano di notte.

Un’alta percentuale dei soggetti con questa sindrome (circa il 70%) presenta durante il sonno anche piccoli scatti alle gambe, ogni 30-40 secondi (mioclono notturno, o Periodic Limb Movements). Così il soggetto si risveglia in maniera completa o presenta dei brevi risvegli incoscienti che frammentano il sonno, rendendolo poco riposante.

Riassumendo, quattro elementi sintomatologici risultano fondamentali per un’identificazione corretta di RLS (tutti e quattro devono essere presenti), e devono quindi essere indagati dal medico in sede diagnostica:

1. Il paziente avverte un desiderio impellente di muovere le gambe, associato a parestesie (formicolii) o disestesie (alterazioni della sensibilità). Più frequentemente i pazienti riferiscono questa spiacevole sensazione al polpaccio, solo occasionalmente alla coscia, al piede o agli arti superiori. Oltre a parestesie e disestesie, molti pazienti riferiscono sensazioni vaghe, non dolorose, indefinibili, spesso bilaterali, che identificano nei modi più vari: formicolio, strisciamento, pizzicorio, bruciore, prurito, dolenzia.

2. I sintomi vengono esacerbati dal riposo. Questa spiacevole sensazione compare con il riposo e l’inattività (coricarsi nel letto, ma anche viaggiare in macchina, in aereo, in treno o sedersi al cinema, a teatro) e non è scatenata da una particolare posizione del corpo.

3. I sintomi scompaiono parzialmente o totalmente con il movimento. Questo sollievo cessa nel momento in cui si sospende l’attività fisica. Con il progredire della malattia l’efficacia del movimento nell’attenuare la sintomatologia tende a diminuire.

4. I sintomi compaiono o peggiorano durante il riposo notturno e l’inattività; in genere compaiono verso sera e aumentano drasticamente nelle ore prossime alla mezzanotte, tendendo a diminuire spontaneamente solo nelle prime ore del mattino.

Col passare del tempo, il paziente può vedere compromesso il proprio equilibrio psico-fisico e possono comparire ansia, insonnia, depressione e stanchezza cronica.
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Diagnosi - Sindrome delle gambe senza riposo

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RLS: 4 domande per capire se ne soffri

Le sensazioni più comunemente descritte e riportate al medico dal paziente soggetto da RLS sono: fastidio, tormento, smania, agitazione interna, calore, bruciore, nervi che tirano, scosse, formicolio, prurito, animaletti in movimento, solletico ecc.

Se ti riconosci in questa descrizione, prova a confrontarti con quattro semplici domande per verificare se i tuoi disturbi corrispondono alla malattia:

1. Quando sei seduto/disteso, senti un bisogno irrefrenabile di muovere le gambe?
2. Questo bisogno si accompagna a una sensazione di fastidio indefinito alle gambe?
3. I sintomi vengono alleviati se inizi a muoverti?
4. Il fastidio e il bisogno di muoverti diventano più intensi verso sera o di notte?

Se hai risposto in modo affermativo a tutte le domande, potresti essere effettivamente affetto da RLS e probabilmente:

-hai difficoltà ad addormentarti e mantenere il sonno
-la persona che dorme con te riferisce che agiti spesso le gambe mentre dormi
-ti capita spesso di sentirti stanco e hai difficoltà di concentrazione durante il giorno.

Se anche in questo caso ti riconosci in quanto descritto, rivolgiti al tuo medico indicandogli questa sintomatologia: saprà darti un aiuto concreto.
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RLS: perche è difficile individuarla?

L’attività motoria nel sonno non è sempre un fenomeno fisiologico: talvolta ci sono specifici disturbi che vanno opportunamente diagnosticati per recuperare una buona qualità del sonno. Appare quindi evidente l’importanza del medico esperto in medicina del sonno che potrà decidere, visitando il paziente, se è il caso di eseguire accertamenti.

L’esame più opportuno per una diagnosi differenziale di attività motoria nel sonno è la videopolisonnografia: con questo esame si correla l’attività cerebrale (e quindi una specifica fase di sonno) con le caratteristiche dell’attività motoria.

La sindrome delle gambe senza riposo colpisce oggi il 10-15% della popolazione e rappresenta la seconda o terza causa più comune di disturbi del sonno. Ciononostante viene spesso ignorata e misconosciuta, mentre, se correttamente diagnosticata, consentirebbe al medico di trattare molti pazienti affetti da anni da insonnia, ansia, depressione.

Ma perché una malattia così diffusa non viene opportunamente identificata? Perché i sintomi sono difficilmente identificati dal paziente, che li riporta in modo sommario e confuso al proprio medico: il quadro clinico ricostruito è eterogeneo e composto da segni maldefiniti, sensazioni di fastidio, solletico, formicolio, dolore.
Riconoscere la RLS è ancora più difficile se consideriamo anche che inizialmente la malattia si manifesta attraverso sintomatologie sfumate, non ben definibili e quindi difficilmente descrivibili.

Inoltre il periodo di maggior comparsa della malattia è rappresentato dalla maturità e dalla vecchiaia, un momento in cui è facile attribuire i sintomi della RLS ad altre patologie tipiche dell’anziano (artralgie, parestesie, mialgie, ecc.)

Non esiste un test diagnostico specifico per la RLS, la diagnosi è solo clinica poiché non esistono dei markers biologici come una radiografia o un esame del sangue che ne documenti l’esistenza effettiva. Gli unici accertamenti diagnostici di 1° livello disponibili sono quelli usati per escludere la presenza di RLS secondaria a carenza di ferro, diabete, insufficienza renale, neuropatie.

Attraverso un’attenta indagine anamnestica il medico di medicina generale (che grazie a un rapporto costante e continuo con i pazienti è nella posizione migliore per indagare sulle loro abitudini e sulle caratteristiche dei loro disturbi) potrà riconoscere la RLS con le sue stranezze sintomatologiche e la sua ereditarietà. Alcune domande inoltre consentono di differenziare i pazienti che hanno maggior probabilità di essere affetti da RLS da coloro che soffrono di altre patologie croniche invalidanti (artropatie, vasculopatie, neuropatie).

In ogni caso, solo la contemporanea presenza dei quattro sintomi-chiave permette di fare diagnosi sicura e corretta di RLS.
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Cura e Terapia - Sindrome delle gambe senza riposo

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RLS: ecco le terapie che fanno dormire bene

La difficoltà di diagnosticare la RLS pone conseguenti problemi nell’individuazione di una cura adeguata. Se non viene posta una diagnosi corretta, il trattamento suggerito sarà quello con ipnotici, senza ottenere alcun beneficio. Per contro, oggi esiste una cura efficace per la RLS: sappiamo infatti che un’apposita terapia farmacologica è in grado di controllarne la sintomatologia.

Però, prima di ricorrere ai farmaci, occorre verificare l’origine del disturbo e di conseguenza prendere le misure adeguate:
-se la sindrome si presenta in gravidanza (generalmente negli ultimi tre mesi), con molta probabilità scomparirà dopo il parto, quindi non necessita di terapie
-in presenza di anemia può essere utile l’assunzione di ferro
-in presenza di diabete si deve prestare attenzione al controllo della glicemia
-solo se si tratta della forma primaria, ovvero della manifestazione di RLS in assenza di altre patologie, si può ricorrere alla terapia farmacologica.

L’approccio farmacologico iniziale al paziente affetto da RLS deve tenere conto della severità della malattia. Inoltre la terapia farmacologica, scelta dal medico secondo il profilo sintomatologico e clinico del paziente, deve tenere conto della comprovata efficacia dei farmaci specifici per la RLS e delle eventuali terapie concomitanti. Attraverso un’attenta valutazione nel tempo del profilo sintomatologico il medico potrà standardizzare la terapia, variare la posologia, utilizzare un altro farmaco o piuttosto un’associazione di farmaci.

La terapia oggi si avvale, con ottimi risultati, prevalentemente di farmaci dopamino-agonisti, e/o, nei casi più complessi di oppioidi. Il farmaco va assunto 1 o 2 ore prima del momento in cui solitamente compaiono i sintomi, il benefico in genere è immediato, nel caso in cui ciò non avvenga la posologia va adattata in modo crescente in base ai risultati terapeutici ottenuti. Nel caso in cui non si registri risposta terapeutica con il farmaco dopamino-agonista di primo impiego alla sua massima dose, è indispensabile variare la scelta farmacologica.

Nella maggior parte dei casi il medico di medicina generale è in grado di gestire autonomamente la terapia del paziente affetto da RLS, mentre il trattamento di casi complessi, particolarmente compromessi sotto il profilo psichico e/ o psicologico, non può che essere affrontato di concerto con lo specialista neurologo.
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RLS: 10 consigli per un sonno sicuro e sereno

Per contrastare la sindrome delle gambe senza riposo l’unica terapia efficace è quella farmacologica. Tuttavia, alcune modifiche dello stile di vita possono alleviare i sintomi:

1. Riduci il più possibile il consumo di bevande alcoliche e fumo.
2. Limita l’assunzione di cioccolata e bevande contenenti caffeina (tè, caffè, cola), che possono dare un’iniziale impressione di sollievo ma spesso tendono solo a ritardare la comparsa dei sintomi aumentandone l’intensità.
3. Non contrastare il bisogno di muovere le gambe, e se ti è possibile cammina.
4. Prima di coricarti esegui semplici esercizi di rilassamento quali training autogeno e yoga.
5. Non prendere farmaci senza consultare il medico.

Oltre a questi semplici consigli, è sempre bene seguire anche alcune regole basilari di igiene del sonno:

6. Cerca di andare a dormire e svegliarti sempre alla stessa ora. Non rimanere a letto se non hai preso sonno entro 30-45 minuti; vai a fare qualcosa che ti aiuti a rilassarti.
7. Utilizza la camera da letto solo per dormire.
8. Fai moderato esercizio fisico durante la giornata.
9. Non consumare pasti abbondanti la sera tardi.
10. Non fare sonnellini pomeridiani della durata superiore ai 20 minuti.

Prova a seguire queste dritte per almeno 15 giorni e riferisci i risultati al tuo medico!
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RLS: un aiuto dai farmaci contro l'epilessia

Studi precedenti avevano dimostrato l’utilità della Gabapentina nel trattamento dei tremori e dei dolori alle gambe, associati ad altre patologie quale ad esempio la neuropatia diabetica.

Il dottor Diego Garcia-Borreguero e colleghi, della Universidad Autonoma de Madrid, in Spagna, hanno pubblicato su Neurology i risultati di uno studio condotto utilizzando la Gabapentina in 24 pazienti affetti da sindrome delle gambe senza riposo.
Metà dei pazienti sono stati trattati per 6 settimane con la Gabapentina, mentre l’altra metà ha ricevuto un placebo. I due gruppi hanno sospeso ogni terapia per una settimana, dopodiché i gruppi sono stati invertiti per altre 6 settimane.
Sono stati monitorati i sintomi abituali di tutti i pazienti ed è stata valutata la qualità del sonno.
Al confronto con il placebo, la Gabapentina ha portato a una riduzione dei sintomi in tutte le scale di valutazione, e nei pazienti con dolore, il beneficio è stato maggiore.

Lo studio dimostra l’efficacia della Gabapentina nella sindrome da gambe senza riposo in situazioni controllate, anche se sono necessari altri studi a lungo termine per confermare questi effetti terapeutici e per esaminare la tolleranza durante i trattamenti cronici.
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Nuovo farmaco per la Sindrome della Gambe Senza Riposo

La Sindrome delle Gambe senza Riposo è una patologia comune ma sottodiagnosticata, che incide negativamente sulla vita di milioni di persone in tutto il mondo.

I suoi sintomi principali sono lo stimolo incontrollabile a muovere le gambe e sgradevoli sensazioni di formicolio, a volte dolorose.

Secondo uno studio presentato durante l’assemblea annuale della European Federation of Neurological Societies, però, un farmaco è in grado di alleviare questi disturbi, migliorando notevolmente la qualità della vita di chi ne soffre.

Si tratta del pramipexolo, un dopamino agonista attualmente utilizzato per il trattamento della malattia di Parkinson, ma che è risultato molto efficace: durante lo studio, il gruppo di pazienti che ha assunto il farmaco ha riportato notevoli miglioramenti nei sintomi della RLS, rispetto ai pazienti trattati con placebo.
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Una cura concreta per depressione, disturbi del sonno e ...

La psicologia si è sempre occupata dei problemi emotivi, con risultati non sempre entusiasmanti. Un nuovo, efficace approccio arriva negli anni Sessanta, con il modello cognitivo-comportamentale, che postula come molti dei nostri problemi siano influenzati da ciò che facciamo e pensiamo nel presente. Questo vuol dire che agendo attivamente ed energicamente sui nostri pensieri e sui nostri comportamenti attuali, possiamo liberarci da molti problemi.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale (PCC) sta assumendo oggi il ruolo di trattamento psicologico d’elezione per la stragrande maggioranza dei problemi emotivi e comportamentali. Si tratta di una disciplina scientificamente fondata, la cui validità è suffragata da centinaia di studi, per la diagnosi e la cura di diversi disturbi, tra cui: depressione, disturbo bipolare, ansia, fobie, attacchi di panico, ipocondria, disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia); disfunzioni sessuali, dipendenze da sostanze, disturbi della personalità, difficoltà di relazione, disturbi del sonno ecc.

Come suggerisce il termine, la PCC combina due psicoterapie: comportamentale, che aiuta a modificare la relazione fra le situazioni che creano difficoltà e le abituali reazioni emotive e comportamentali che la persona ha in tali circostanze, mediante l’apprendimento di nuove modalità di reazione, e cognitiva, che aiuta a individuare certi pensieri ricorrenti, schemi di ragionamento e di interpretazione della realtà, che sono concomitanti alle forti e persistenti emozioni negative che vengono percepite come sintomi e ne sono la causa, a correggerli, ad arricchirli, a integrarli con altri pensieri più funzionali al benessere della persona.

I vantaggi della PCC sono diversi: 
1. Si prefigge di risolvere problemi psicologici concreti: riduzione dei sintomi depressivi, eliminazione degli attacchi di panico e della eventuale concomitante agorafobia, riduzione o eliminazione dei rituali compulsivi o delle malsane abitudini alimentari, promozione delle relazioni con gli altri, diminuzione dell'isolamento sociale, e cosi via.

2. È centrata sul qui e ora: è centrata sul presente e sul futuro e mira a ottenere dei cambiamenti positivi, ad aiutare il paziente a uscire dalla trappola piuttosto che a spiegargli come ci è entrato.

3. È a breve termine: la durata della terapia varia di solito dai tre ai dodici mesi, a seconda del caso, con cadenza il più delle volte settimanale.

4. È attiva e collaborativa: sia il paziente che il terapeuta giocano un ruolo attivo nella terapia. Il terapeuta cerca di insegnare al paziente ciò che si conosce dei suoi problemi e delle possibili soluzioni. Il paziente, a sua volta, lavora al di fuori della seduta terapeutica per mettere in pratica le strategie apprese in terapia, svolgendo dei compiti che gli vengono assegnati volta volta.

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Glossario per Sindrome delle gambe senza riposo - Enciclopedia medica Sanihelp.it

 - Sindrome delle gambe senza riposo
 - Parasonnie
 - Polisonnografia
 - Rem
 - Sindrome delle apnee notturne
 - Psicoterapia
 - Sonnambulismo


Farmaci

 - MIRAPEXIN*30CPR 0,18MG
 - MIRAPEXIN*30CPR 0,7MG
 - NEUPRO*28CER 2MG/24H
 - NEUPRO*7CER 2MG/24H
 - PRAMIPEXOLO AUR*30CPR 0,18MG
 - PRAMIPEXOLO AUR*30CPR 0,7MG
 - PRAMIPEXOLO PEN*30CPR 0,18MG
 - PRAMIPEXOLO PEN*30CPR 0,7MG
 - ROPINIROLO AHCL*21CPR RIV 1MG
 - ROPINIROLO EG*21CPR RIV 0,25MG
 - ROPINIROLO EG*21CPR RIV 0,5MG
 - ROPINIROLO EG*21CPR RIV 1MG
 - ROPINIROLO EG*21CPR RIV 2MG
 - ROPINIROLO EG*FL 21CPR RIV 1MG
 - ROPINIROLO EG*FL 21CPR RIV 2MG
 - ROPINIROLO EG*FL21CPR RIV 0,25
 - ROPINIROLO EG*FL21CPR RIV 0,5M
 - ROPINIROLO MG*21CPR RIV 0,25MG
 - ROPINIROLO MG*21CPR RIV 0,5MG
 - ROPINIROLO MG*21CPR RIV 1MG
 - ROPINIROLO MG*21CPR RIV 2MG
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Tag cloud - Riepilogo dei sintomi pių frequenti

agitazione ansia dolore agli arti inferiori depressione sonno disturbato difficoltà a prendere sonno disturbi del sonno spossatezza stanchezza stress tachicardia tensione sensazione di bruciore formicolii mancanza della forza mancanza delle forze scosse prurito

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Autore: Roberta Camisasca - Sanihelp.it
Data ultima modifica: 28-12-2015

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