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Spondilite anchilosante


La malattia è anche conosciuta come:
artrite della spina dorsale, malattia di bechterew-pierre marie-strümpell, morbo di bechterew, pelvispondilite anchilopoietica, spondilartrosi anchilopoietica, spondilite, spondiloartrite anchilosante, spondilosi rizomelica, spondilosi rizomelica di strümpell-marie


La spondilite anchilosante è una malattia cronica infiammatoria dolorosa che interessa la colonna vertebrale; spesso progressiva e potenzialmente debilitante, tende a colpire principalmente uomini a partire dai vent’anni.
Categoria: Malattie ortopediche
Sigla: SpA

Che cos'è - Spondilite anchilosante

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Una malattia cronica

La spondilite anchilosante (comunemente nota con il nome di artrite della spina dorsale) è una malattia cronica infiammatoria dolorosa, spesso progressiva e potenzialmente debilitante che tende a colpire principalmente uomini a partire dai vent’anni. Sebbene interessi soprattutto la colonna vertebrale, la spondilite anchilosante può colpire anche altre articolazioni e organi, come: le anche, le spalle, le ginocchia, gli occhi, i polmoni, l’intestino, la pelle e il cuore.

L’infiammazione origina nel punto in cui i legamenti o i tendini si uniscono all’osso causando danni nel punto di inserzione. Quando inizia il processo di guarigione, il nuovo osso si sviluppa sostituendo il tessuto elastico dei legamenti o dei tendini. La ricomparsa del processo infiammatorio porta alla successiva formazione di un nuovo osso che gradualmente limita il movimento dell’articolazione. Quando questi processi patologici si manifestano nella colonna vertebrale, il danno diventa irreversibile poiché le vertebre (giunture della colonna) si fondono insieme, formando una lunga colonna ossea, spesso chiamata rachide a bambù.

Si stima che in Europa ne soffra circa 1 persona su 200.
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Origini e cause

Studi paleopatologici su mummie egizie rivelano che questo tipo di malattia esiste fin dall'antichità. Quella che potrebbe essere considerata la prima descrizione storica della spondilite anchilosante compare in letteratura nel 1559 e solo a metà del 1800 i medici hanno identificato distintamente la patologia.

Verso la metà del 1900, con l'avvento della tecnologia dei raggi X, unita alla migliore comprensione delle interrelazioni tra le altre forme di artrite come la sindrome di Reiter, l’artrite psoriasica, la spondilite anchilosante e le artropatie associate a malattie intestinali, è stato introdotto il concetto di spondiloartropatie. Tutte queste condizioni condividono caratteristiche cliniche e genetiche distinte dall’artrite reumatoide.

La causa della spondilite anchilosante non è chiara ma sembra siano coinvolti fattori genetici, ambientali, batteriologici e immunologici. Il 96% dei pazienti bianchi occidentali affetti dalla malattia presentano una proteina nota come antigene leucocitario umano B27 (HLA-B27) sulla superficie dei globuli bianchi suggerendo così l’esistenza di un collegamento genetico.
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Pazienti e società

La spondilite anchilosante tende a colpire i giovani e pertanto l’impatto socio-economico è importante sia per il paziente sia per la società. La gestione della malattia ricade sulle risorse sanitarie, mentre i sintomi (dolore, rigidità articolare e sensazione di stanchezza) possono influire sulla capacità dei pazienti di svolgere le attività quotidiane di routine e sul lavoro.

I pazienti devono fare i conti con vari gradi di dolore, disturbi del sonno, diminuzione del reddito e problemi con le attività quotidiane come la guida. Dal punto di vista dei costi lavorativi e sociali, uno studio europeo ha verificato che i pazienti affetti da spondilite anchilosante hanno una perdita media di reddito annuo pari a € 1371 e una spesa aggiuntiva di € 431 per assistenza sanitaria e costi legati alla malattia. Inoltre, i pazienti hanno bisogno di 75 minuti di tempo al giorno da dedicare a se stessi, per il riposo e per l’esercizio fisico in casa.

Gli studi hanno poi dimostrato che l’impatto su individui e società, in termini di disabilità funzionale e dolore, si fa sentire per un periodo più lungo nei pazienti affetti da spondilite anchilosante, rispetto ai pazienti che soffrono di artrite reumatoide.

La spondilite anchilosante varia tra gli individui nel modo in cui progredisce e nei sintomi che differiscono a seconda della gravità, tuttavia la maggior parte dei pazienti sperimenta periodicamente le riacutizzazioni dell’infiammazione. La progressione della malattia può portare alla fusione della colonna vertebrale, causandone la perdita di mobilità e di funzionalità.

Nelle fasi avanzate, nei casi gravi o non trattati, la mobilità e la flessibilità spinale possono ridursi al punto che il paziente diventa progressivamente curvo (piegato in avanti). Questo limita fortemente la libertà di movimento e lo svolgimento delle attività quotidiane. Se la malattia è diagnosticata precocemente ed è ben gestita, i pazienti dovrebbero essere in grado di continuare a svolgere le attività quotidiane normalmente.
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Sintomi - Spondilite anchilosante

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Quali sono i sintomi?

La spondilite anchilosante si manifesta inizialmente con un dolore persistente nella zona lombare e una rigidità che nel tempo peggiorano progressivamente. Il dolore generalmente si manifesta in profondità nel gluteo e/o nella parte inferiore della schiena (regione lombare) ed è accompagnato da rigidità mattutina nella stessa area, che dura per poche ore. 

Questi sintomi possono migliorare con l'esercizio fisico, tuttavia riprendono se si ritorna a riposo. Il dolore diventa persistente e di solito peggiora durante la notte disturbando il sonno.

Le persone affette dalla malattia possono sviluppare, a un certo punto, una severa infiammazione all’interno di uno o entrambi gli occhi, conosciuta come irite o uveite, che provoca arrossamento e visione annebbiata fino al 20-30% dei casi.

I sintomi sono dunque:

- Lenta o graduale comparsa di dolore alla schiena e rigidità nell’arco di settimane o mesi, ore o giorni.
- Rigidità e dolore alla schiena al risveglio, che tende a scomparire o a ridursi durante il giorno con il movimento.
- Sensazione di miglioramento dopo l’esercizio e di peggioramento dopo il riposo.
- Sonno disturbato a causa del dolore, particolarmente nella seconda parte della notte.
- Artrite che coinvolge le grandi articolazioni, specialmente gli arti inferiori, unitamente a dolore delle articolazioni della regione lombare della schiena, particolarmente di notte e al risveglio.
- Persistenza dei sintomi per oltre tre mesi.
- Affaticamento.
- Sollievo momentaneo dal dolore dopo una doccia o un bagno.
- Possibili patologie associate: irite (o uveite), un’infiammazione di una parte dell’iride all’interno dell’occhio, e congiuntiviti che causano dolore e rossore all’occhio.
- Malattia infiammatoria intestinale.
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Diagnosi - Spondilite anchilosante

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Una diagnosi spesso troppo ritardata

Non esiste un test diretto per diagnosticare la spondilite anchiosante e i sintomi possono essere spesso confusi con altri disturbi più comuni, ma di solito meno gravi. Il medico di famiglia può effettuare un esame clinico della schiena del paziente ed eventualmente una radiografia pelvica. Se la malattia è sospettata o dichiarata, il paziente sarà indirizzato da un reumatologo per effettuare ulteriori test in cui saranno misurati il dolore, il movimento limitato o il gonfiore delle articolazioni principali.

È importante ottenere una diagnosi accurata e tempestiva: la spondilite anchilosante progredisce nel tempo e quindi, quanto prima viene diagnosticata e trattata, tanto migliori saranno i risultati per il paziente. A causa della scarsa informazione e conoscenza della patologia tra i medici, la diagnosi può essere ritardata anche fino a undici anni dall’iniziale comparsa dei sintomi. Inoltre nella fascia di riferimento della malattia (uomini giovani) c'è poca consapevolezza  e a questo si aggiunge che i sintomi non si differenziano facilmente dal mal di schiena cronico e spesso vengono ricondotti a esercizi o sforzi muscolari. Di conseguenza la patologia può non essere riconosciuta precocemente.

I test per diagnosticarla:

- Visita dal medico di famiglia che valuti la flessibilità e la fragilità delle articolazioni.
- Precedenti disturbi a occhi e intestino.
- Analisi del sangue, in particolare il tasso di sedimentazione eritrocitaria (ESR) che misura il livello di infiammazione nell’organismo.
- Un test genetico per identificare il gene HLA-B27. Molte persone che hanno questo gene possono sviluppare la spondilite anchilosante. 
- Radiografia o risonanza magnetica della parte lombare consentono al medico di determinare il grado di danno (se c’è) e di misurare il progredire della patologia.
- Gli ultrasuoni permettono di valutare eventuali infiammazioni nella parte lombare.
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Cura e Terapia - Spondilite anchilosante

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Le opzioni di trattamento

Non esiste una cura per la spondilite anchilosante, sono però disponibili varie opzioni di trattamento che aiutano a ridurre il dolore e la rigidità sperimentata dai pazienti, migliorandone così il livello di benessere generale. Gli obiettivi del trattamento includono il controllo del dolore e della rigidità, così come la riduzione del danno, della disabilità e della perdita di funzionalità articolare. I trattamenti che preservano la funzionalità sono probabilmente il mezzo più efficace per diminuire i costi diretti e indiretti della malattia.

Oltre all’assunzione dei farmaci è importante mantenere una corretta postura ed effettuare con regolarità esercizi di routine (per esempio il nuoto), poiché questo aiuta a evitare l'irrigidimento della colonna vertebrale. La fisioterapia è una parte importante della gestione della patologia e può influenzarne ampiamente l’esito.

Farmaci anti-infiammatori
Come primo passo un medico di famiglia o un reumatologo possono consigliare di assumere farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), come l’ibuprofene, che possono offrire un sollievo sintomatico riducendo il dolore e l’infiammazione. Il paracetamolo è spesso consigliato come alternativa per chi manifesta gli effetti collaterali dei FANS.

Farmaci antireumatici modificanti la malattia (DMARD)
In alcuni pazienti  si può sviluppare un’infiammazione delle articolazioni (come le anche, le ginocchia o le caviglie) escludendo la colonna vertebrale. L’infiammazione di queste articolazioni può non rispondere ai soli farmaci antinfiammatori; in questi casi è possibile considerare l’aggiunta di farmaci antireumatici modificanti la malattia.

Farmaci biologici
C'è molto interesse sul ruolo centrale svolto da alcune molecole all’interno del sistema immunitario nell’ambito del processo infiammatorio, in particolare dal fattore di necrosi tumorale (TNF). Persone con malattie immunitarie come la spondilite anchilosante hanno aumentati livelli di TNF nel loro organismo. Alcuni agenti biologici agiscono bloccando l’infiammazione causata dal TNF e sono conosciuti come inibitori del TNF (TNFi). Questi nuovi trattamenti sono somministrati per via parenterale.
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Glossario per Spondilite anchilosante - Enciclopedia medica Sanihelp.it

 - Articolazione
 - Artrite
 - Artrite reumatoide
 - Artrite psoriasica
 - Artropatia
 - Colonna vertebrale
 - Legamento
 - Fans
 - Ibuprofen
 - Globulo
 - Irite
 - Fisioterapia
 - Tendine
 - Raggi X
 - Sindrome di reiter
 - Paracetamolo
 - Radiografia
 - Reumatologia
 - Risonanza magnetica nucleare


Farmaci

 - AIRTAL*40CPR RIV 100MG
 - AIRTAL*OS 30BUST 100MG
 - ALGIX*20CPR RIV 60MG AL/AL
 - ALGIX*20CPR RIV 90MG AL/AL
 - ALGIX*5CPR RIV 120MG AL/AL
 - ALGIX*7CPR RIV 30MG
 - ALKET*28CPS 200MG RP
 - ARCOXIA*20CPR RIV 60MG AL/AL
 - ARCOXIA*20CPR RIV 90MG AL/AL
 - ARCOXIA*28CPR RIV 30MG AL/AL
 - ARCOXIA*5CPR RIV 120MG AL/AL
 - ARCOXIA*5CPR RIV 90MG AL/AL
 - ARCOXIA*7CPR RIV 30MG AL/AL
 - ARDBEG*OS POLV AD 30BUST 80MG
 - ARTAXAN*30CPR RIV 1G
 - ARTAXAN*OS GRAT 30BUST 1G
 - ARTILOG*20CPS 200MG AL/PVC TRA
 - ARTROSILENE*10SUPP 160MG
 - ARTROSILENE*20CPS 320MG RP
 - ARTROSILENE*6F 2ML 160MG/2ML
 - ARTROTEC*30CPR 50MG+200MCG
 - AXORID*FL 10CPS 100MG+20MG RM
 - BENTELAN*10CPR EFF 0,5MG
 - BENTELAN*10CPR EFF 1MG
 - BREXIN*10SUPP 20MG
 - BREXIN*20BUST GRAT 20MG
 - BREXIN*30CPR DIV 20MG
 - BREXIN*30CPR EFF 20MG
 - BREXIVEL*IM 6F 1ML 20MG/1ML
 - CAPITAL*INIET 3F 4MG/1ML
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Autore: Valeria Leone - Sanihelp.it
Data ultima modifica: 28-12-2015

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