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Malattie psichiatriche

Stomatopirosi

Sindrome della bocca urente, Sindrome della bocca che brucia, Burning Mouth Syndrome

La sindrome della bocca urente o stomatopirosi o in inglese, Burning Mouth Syndrome (BMS) è una patologia molto frequente del cavo orale

Che cos'è

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Che cos'è la sindrome della bocca urente

La sindrome della bocca urente o stomatopirosi o in inglese, Burning Mouth Syndrome (BMS) è una patologia molto frequente del cavo orale: si stima che colpisca circa il 3% della popolazione con una predilezione per il sesso femminile in post menopausa con un rapporto maschi-femmine 1:7.

Questa patologia è caratterizzata da bruciore diffuso del cavo orale in assenza di lesioni, se il bruciore è localizzato alla sola lingua si parla di glossopirosi: nello specifico l’Associazione Internazionale dello studio sul dolore e l’Associazione Internazionale per lo studio delle cefalee la definisce come un’entità nosologica distinta da tutte le altre forme di bruciore che riconoscono una causa organica, tale patologia, per definizione, si descrive come un bruciore alla bocca presente da più di 6 mesi con una mucosa orale clinicamente indenne.
Non sono mai stati descritti casi di sindrome della bocca urente in pediatria o nell’età adolescenziale: i motivi per cui la malattia insorge non sono chiari, infatti si definisce come una malattia di tipo idiopatico.

Sono tuttavia possibili cause di BMS l’allergia da contatto ai componenti acrilici delle protesi mobili o ai materiali utilizzati nell’odontoiatria conservativa; la patologia potrebbe ingenerarsi anche a causa dell’irritazione meccanica provocata da protesi non adeguate o da abitudini masticatorie sbagliate, anche le infezioni sostenute da Candida Albicans possono provocare bruciore orale diffuso nei portatori di protesi.

Poiché la BMS compare soprattutto dopo la menopausa si è cercato a lungo, un legame fra cambio nell’assetto ormonale femminile e BMS, ma non sono stati trovati riscontri effettivi.
Le carenze vitaminiche o la sideropenia non si correlano adeguatamente con l’insorgenza di BMS, mentre sembra esserci un certo legame fra diabete e BMS; in generale i pazienti affetti da stomatopirosi sono ansiosi, introversi, depressi con tendenza all’ipocondria e spesso affetti da una marcata cancerofobia.
#11068 Data pubblicazione: 30-06-2010
Fonte: G. A. Scardina La sindrome della bocca che brucia. Recenti Progressi in medicina Vol. 98 n°2, Febbraio 2007, pp. 120-128

Sintomi

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BMS

Il sintomo caratterizzante la BMS è il bruciore di intensità moderata, ma la sensazione è persistente nel tempo e difficilmente tollerabile; la sintomatologia è di tipo cronico e può permanere per un periodo estremamente variabile che può andare da pochi mesi a molti anni, i dati di letteratura indicano come più della metà dei pazienti vada incontro a remissione completa, parziale o spontanea dopo circa 6-7 anni.

La sintomatologia può insorgere in maniera improvvisa o graduale: il bruciore è spesso già presente al mattino e peggiora con il trascorrere della giornata, raggiungendo la massima intensità nel tardo pomeriggio; il fastidio in genere è continuo anche se può alleviarsi in coincidenza dei pasti, del sonno o delle attività che possono distogliere il paziente dal suo problema.
Sulla base della fluttuazione dei sintomi durante l’arco della giornata è possibile distinguere tre differenti tipi di BMS: i pazienti con la cosidetta BMS di tipo 1 non avvertono bruciore al risveglio, ma il sintomo interviene durante la giornata e aumenta progressivamente di intensità fino a raggiungere il massimo a sera.

Nella BMS di tipo 2 la sensazione dolorosa è continua per tutto il giorno, ma scompare ai pasti; la BMS di tipo 3 è caratterizzata da una sintomatologia dolorosa intermittente, con un’alternanza di giorni in cui il bruciore è presente e altri in cui il sintomo è assente. In generale se il bruciore è presente già al mattino, al risveglio, la prognosi è peggiore.
#11069 Data pubblicazione: 30-06-2010
Fonte: G. A. Scardina La sindrome della bocca che brucia. Recenti Progressi in medicina Vol. 98 n°2, Febbraio 2007, pp. 120-128

Diagnosi

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Diagnosi del BMS

Per fare diagnosi di BMS è necessario, innanzitutto, effettuare una scrupolosa anamnesi medica e familiare con indagine volta soprattutto a scoprire il tipo di alimentazione, l’abitudine al fumo e all’alcol.
Bisogna poi appurare bene l’origine del bruciore: scoprire da quanto tempo è presente, il suo andamento durante il corso della giornata, l’associazione con altri sintomi orali, l’associazione temporale con possibili fattori causali, come l’assunzione di cibi o farmaci capaci di indurre xerostomia o bruciore orale.

L’esame obiettivo deve essere molto accurato perché deve servire ad escludere, senza ombra di dubbio, la presenza di eventuali lesioni della bocca, servono poi anche gli esami clinici di laboratorio come l’esame per la ricerca della Candida, i test allergologici cutanei e analisi della saliva.

In sede di anamnesi, infine, è sempre bene accertarsi che il paziente non stia assumendo farmaci capaci di indurre xerostomia come antidepressivi, antipertensivi, antistaminici, ipoglicemizzanti orali, β-bloccanti e che non sia affetto da patologie come la sindrome di Sjögren.
L’assenza di dati anamnestici significativi, di lesioni morfologiche e strutturali delle mucose, di alterazioni tangibili di tipo ematochimico e la persistente sintomatologia anche dopo il trattamento o la correzione delle condizioni locali e/o sistemiche predisponenti, depone a favore della diagnosi positiva di BMS.
#11070 Data pubblicazione: 30-06-2010
Fonte: G. A. Scardina La sindrome della bocca che brucia. Recenti Progressi in medicina Vol. 98 n°2, Febbraio 2007, pp. 120-128

Cura e Terapia

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Cura e terapia

Non esiste un trattamento risolutivo e univoco per la stomatopirosi.
I pazienti affetti da BMS con un importante sintomatologia di tipo psicosomatico vanno tranquillizzati sulla natura del tutto benigna del disturbo e in particolare i pazienti cancerofobici vanno rassicurati sul fatto che il loro bruciore orale non è causato da alcuna neoplasia o da malattie di tipo sistemico; talvolta il paziente può trarre beneficio da sedute di psicoterapia eventualmente affiancate da pratiche alternative come l’agopuntura e il training autogeno.

Per quanto riguarda il trattamento prettamente farmacologico si possono somministrare antidepressivi triciclici a basso dosaggio, perché tali farmaci a basso dosaggio, agiscono come analgesici; Il farmaco di scelta è il clordiazepossido in dosi variabili da 5 a 10 mg 3 volte al giorno, ma si può provare ad utilizzare anche il diazepam a dosaggio compreso fra 6 e 15 mg\die.
Ultimamente si sta valutando l’attività della gabapentina che sembra essere in grado di diminuire la sensazione di dolore urente, il numero di episodi di dolore di tipo parossistico, l’iperalgesia e riesce a potenziare l’analgesia indotta dagli oppioidi.

Alcuni studi evidenziano come un qualche beneficio si possa ottenere anche attraverso la somministrazione di acido α-lipoico soprattutto se si interpreta la BMS come una neuropatia periferica: l’acido α-lipoico, infatti, riesce ad elevare i livelli di glutatione intracellulare e a eliminare i radicali liberi: quando si abbassano i livelli di glutatione aumentano i fenomeni di stress ossidativo,        l’ infiammazione e peggiorano i danni a livello delle fibre nervose, con neuropatia periferica.


#11071 Data pubblicazione: 30-06-2010
Fonte: G. A. Scardina La sindrome della bocca che brucia. Recenti Progressi in medicina Vol. 98 n°2, Febbraio 2007, pp. 120-128

Aspetti psicologici

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Aspetti psicologici

I dati disponibili in letteratura hanno evidenziato come la stomatopirosi si associ in maniera statisticamente significativa con livelli di ansia e depressione superiori alla norma e come i pazienti affetti da BMS soffrano, contemporaneamente di comportamento abnorme di malattia ovvero soffrono di ipocondria, convinzione di malattia, inibizione affettiva, disforia e irritabilità.

I pazienti affetti da BMS, inoltre, vivono molto male le situazioni stressanti, evitano di far fronte ai propri problemi e tendono a rifugiarsi negli altri, mancano di indipendenza e si sentono insicuri, hanno un rapporto estremamente conflittuale con la loro aggressività, mostrano tratti di personalità dipendente e passivo-aggressiva.

È stato statisticamente evidenziato, infine, che la BMS insorge con maggiore probabilità a seguito di un evento particolarmente stressante come può esserlo la morte del coniuge, la morte di un familiare, gravi discussioni in ambito familiare, una grave malattia in famiglia o personale.
#11072 Data pubblicazione: 30-06-2010
Fonte: G. A. Scardina La sindrome della bocca che brucia. Recenti Progressi in medicina Vol. 98 n°2, Febbraio 2007, pp. 120-128

Per saperne di più

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Per saperne di più sulla allodinie

Per la cura delle allodinie, ovvero dei disturbi come la BMS caratterizzati da un abbassamento della soglia di attivazione del sistema nocicettivo, si possono somministrare integratori a base di Palmitoiletanolamide, PEA, una molecola appartenente alla famiglia delle aliamidi.

Questa sostanza è in grado di modulare la sensazione di bruciore: la PEA viene fisiologicamente rilasciata dall’organismo umano quando i mastociti rispondono in maniera abnorme ad un qualche stimolo esterno.
Nel caso della BMS si nota a livello orale una diminuzione nei livelli di PEA: una supplementazione dall’esterno può riportare nella norma i livelli della PEA e la PEA è in grado di modulare la reattività mastocitaria perché comunque i mastociti degranulanti in caso di BMS sono numerosi.

La ricerca clinica è fortemente motivata a trovare altre molecole della classe delle aliamidi che si comportino come la PEA perché le molecole di questa famiglia costituiscono una strada promettente per la cura non solo delle allodinie, ma anche per il trattamento del prurito persistente dovuto per esempio, a lichen simplex, dermatite atopica, balanoprostite, prurito intimo e anale
#11073 Data pubblicazione: 30-06-2010
Fonte: G. A. Scardina La sindrome della bocca che brucia. Recenti Progressi in medicina Vol. 98 n°2, Febbraio 2007, pp. 120-128

Curiosità

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Curiosità

Il termine Sindrome della bocca urente è stato utilizzato per la prima volta alla fine del XX secolo dal professor Isaäc Van der Waal del dipartimento di patologia orale di Amsterdam, ma esiste una vastissima letteratura sull’argomento stomatopirosi.

Nel 1989 la patologia è stata classificata da Philip John Lamey e Michael Lewis in 3 sottotipi in base al decorso della patologia stessa. Il professor Michael Tuner del College of Dentistry della New York University, ha effettuato una revisione sistemica degli studi presenti in letteratura per scoprire cosa può provocare l’iposalivazione nei pazienti anziani.

Il ricercatore ha scoperto che sebbene l’argomento sia di grande importanza e interessi il benessere di milioni di persone esistono pochi studi attendibili a riguardo e ha anche sottolineato come le persone con scarsa salivazione spesso soffrano  di BMS, ma anche in questo caso dalla revisione sistematica degli studi effettuati il dottor Tuner non ha  potuto che concludere che sulla BMS esiste una mole insufficiente di dati.
#11074 Data pubblicazione: 30-06-2010
Fonte: G. A. Scardina La sindrome della bocca che brucia. Recenti Progressi in medicina Vol. 98 n°2, Febbraio 2007, pp. 120-128

Glossario per Stomatopirosi - Enciclopedia medica

 - Ansia

Tag cloud dei sintomi

iperalgesia depressione dolore alla bocca bruciore alla lingua ansia

FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
G. A. Scardina La sindrome della bocca che brucia. Recenti Progressi in medicina Vol. 98 n°2, Febbra

© 2014 sanihelp.it. All rights reserved.
Autore: Angela Nanni - Sanihelp.it
Data ultima modifica: 24-06-2010

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