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Tumore dell'utero

Tumore del collo dell'utero


La malattia è anche conosciuta come:
cervicocarcinoma, cancro del collo dell'utero, cancro della cervice uterina, carcinoma cervicale, carcinoma della cervice uterina, cervicocarcinoma, neoplasia della cervice uterina, tumore della cervice, tumore della cervice


In Italia il carcinoma del collo dell'utero è al quinto posto per incidenza dopo il tumore della mammella, del colon retto, del polmone e dell'endometrio. Grazie alla ricerca e alla medicina la prevenzione e la diagnosi precoce hanno fatto grandi passi avanti.
Categoria: Malattie oncologiche
Sigla: CC

Che cos'è - Tumore dell'utero

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Conosciamo meglio il tumore del collo dell'utero

Il collo dell’utero (cervice uterina) è la parte di questo organo che sporge in vagina. È rivestito nella sua porzione esterna (esocervice) da un rivestimento squamoso (epitelio pavimentoso composto) e nella sua porzione interna (endocervice) da un rivestimento ghiandolare (epitelio cilindrico). Il punto di passaggio tra i due epiteli viene chiamato giunzione squamo-colonnare ed è una zona particolarmente sensibile a insulti di varia natura e dove più frequentemente può insorgere il tumore.

In Italia, il carcinoma del collo dell’utero (o cervicocarcinoma) è al quinto posto, per incidenza, dopo il tumore della mammella, del colon retto, del polmone e dell’endometrio. Nel nostro Paese si registrano, ogni anno, circa 3.500 nuovi casi e 1800 decessi. Tale tumore invece è al primo posto per incidenza, in molti Paesi in via di sviluppo, nella fascia di età compresa tra i 35 e i 45 anni.

La maggior parte dei tumori del collo dell’utero sono, da un punto di vista istologico, carcinomi a cellule squamose (o spinocellulari), cioè derivati dalle cellule epiteliali squamose, mentre solo il 5% sono adenocarcinomi, cioè derivati dalle cellule ghiandolari. I tumori del collo dell’utero possono essere diagnosticati efficacemente in fase precoce (cioè in forma ancora di lesione pre-tumorale) attraverso l’esecuzione di un esame semplice e a basso costo: il Pap test (o esame colpocitologico o anche esame citologico cervicovaginale).

L’informazione, la diffusione capillare del test di screening (Pap test), il reclutamento e l’aggiornamento continuo di operatori sanitari dedicati, insieme alla recentissima introduzione della vaccinazione verso HPV, rappresentano le risorse più importanti per ridurre al minimo l’incidenza di questo tumore.

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Quali sono le cause e i segni del tumore?

La ricerca scientifica ha dimostrato, ormai da diversi anni, che la causa necessaria, ma non sufficiente, per sviluppare il tumore del collo dell’utero è l’infezione persistente da parte di alcuni tipi di Papillomavirus(o HPV). Si tratta di virus a prevalente trasmissione sessuale molto diffusi che, in presenza di altre condizioni predisponenti solo in parte note (scarsa igiene intima, attività sessuale precoce, partner numerosi, fumo di sigaretta, uso prolungato di contraccettivi orali, HIV, immunodepressione), può indurre, nelle cellule del collo dell’utero, la trasformazione tumorale.

In caso di infezione persistente da HPV il tempo che intercorre tra l’infezione e il carcinoma può raggiungere anche i 15-20 anni. Proprio in considerazione dei tempi della storia naturale di questo tumore, il Pap test, insieme alla frequenza con cui viene raccomandato, risulta lo strumento più efficace per individuare le lesioni precancerose del collo dell’utero. In alcuni casi il tumore della cervice uterina si può manifestare con piccole perdite di sangue vaginali, in particolare dopo i rapporti sessuali.
Tuttavia il tumore, soprattutto nelle fasi iniziali, è frequentemente asintomatico. Pertanto il Pap test, associato eventualmente alla visita ginecologica, rimane lo strumento più efficace per una corretta diagnosi precoce.

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HPV: scopriamo il Papilloma virus

La comunità scientifica ha ormai accertato che le neoplasie maligne della cervice uterina hanno origine virale; in particolare i virus responsabili del processo di trasformazione tumorale sono i Papilloma virus, una famiglia di virus a DNA di cui si conoscono 100 tipi e dei quali 80 infettano l’uomo. La presenza di questi virus nei cervicocarcinomi è pari al 99,7%: pertanto la diagnosi precoce dell’infezione da Papillomavirus ha un altissimo valore predittivo.

Da queste conoscenze nasce l’importanza di poter identificare la presenza del DNA virale nel basso tratto genitale femminile, senza però che questa informazione costituisca una fonte di apprensione e di ansia per la paziente e per il medico. La presenza del virus, infatti, in assenza di alterazioni cellulari citologiche e/o istologiche, costituisce solamente un fattore di rischio e non rappresenta di per sé una condizione patologica tumorale.

Infatti l’infezione da HPV (Human Papilloma Virus) è largamente diffusa tra le donne, in prevalenza tra le fasce di età più giovani, dove però ha più spesso (80% dei casi) un carattere transitorio e un’evoluzione favorevole (cioè l’infezione regredisce spontaneamente). Quando l’infezione da HPV scompare anche il rischio scompare.

Il rischio di infezione da HPV è prevalentemente correlato a contatti ano-genitali intimi ancor più se attuati con differenti persone o se il partner ha a sua volta rapporti con più compagni. È importante inoltre sapere che molte persone affette dal Papilloma virus non presentano segni clinici e non hanno sintomi e quindi possono trasmettere il virus a loro insaputa.

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HPV e cervicocarcinoma

È ormai noto che solo l’infezione persistente da HPV ad alto rischio oncogeno e condizioni individuali favorenti consentono l’insorgenza del cervicocarcinoma, rendendo quest’ultimo complicanza rara di un’infezione molto frequente.

Dei diversi tipi di HPV solo una minoranza è capace di indurre quelle alterazioni cellulari caratteristiche del processo neoplastico. Tali ceppi sono definiti a medio-alto rischio e attualmente sono ricercati con l’esecuzione dell’HPV-test: un test ad alta sensibilità per le lesioni citologiche, sia di basso che di alto grado, basato su un prelievo analogo a quello del Pap test.

È bene ricordare che le donne con infezione persistente da HPV ad alto rischio presentano un rischio oltre trecento volte più alto di sviluppare una neoplasia intraepiteliale cervicale (CIN) rispetto a donne che risultano negative.

Il test HPV in atto è indicato, dalle attuali Raccomandazioni del Ministero della Salute:

1. Nei casi (triage) di citologia dubbia o anormale di basso grado o borderline;
2. Nel follow up dopo trattamenti escissionali per CIN. Per l’eventuale impiego di questo test come screening primario bisognerà
attendere la conclusione degli studi randomizzati in corso, se ne sconsiglia l’uso al di fuori di studi controllati.

L’HPV-test è pertanto oggi un ulteriore esame a cui si può ricorrere per completare in alcuni casi la diagnosi.

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Prevenzione - Tumore dell'utero

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Prevenzione primaria e prevenzione secondaria nel tumore

Da alcuni anni si è sviluppata la cultura della prevenzione e della diagnosi precoce, che si sta sempre più diffondendo e consolidando. Attraverso la prevenzione è infatti possibile oggi vincere il tumore. Bastano salutari comportamenti, semplici accortezze e periodici controlli clinico-strumentali.
La prevenzione e la diagnosi precoce oggi guariscono il 54% dei casi di cancro e intensificando le campagne di sensibilizzazione la guaribilità potrebbe essere superiore all’80%.

La prevenzione va intesa sia come prevenzione primaria sia secondaria. Nel primo caso è importante adottare stili e comportamenti di vita salutari: niente fumo (responsabile del 30% dei tumori), corretta alimentazione, attività fisica e lotta alla cancerogenesi ambientale e professionale.
Con prevenzione secondaria si intende invece la diagnosi precoce per i tumori della mammella, del collo dell’utero, del colon-retto, della prostata, del cavo orale e della cute.

Le strategie efficaci per prevenire il tumore del collo dell’utero sono estremamente semplici e facilmente eseguibili da ogni donna:

• curare sempre la propria igiene personale

• evitare rapporti sessuali a rischio non protetti

• eseguire periodicamente il Pap test, aderendo ai programmi di screening

• effettuare controlli ginecologici regolari

• non aspettare ad avere dei sintomi per sottoporsi a dei controlli e non esitare a sottoporsi ad una visita ginecologica in caso di disturbi, anche se lievi

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Diagnosi precoce - Tumore dell'utero

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Il programma di screening

Screening è un termine inglese che vuol dire selezione. Nel caso in questione la selezione viene effettuata, tramite il Pap test, fra popolazione a rischio di sviluppare il cervicocarcinoma e popolazione che non presenta tale rischio.

Oggi esistono tre programmi di screening oncologici efficaci nel ridurre la mortalità (individuando la malattia nella sua fase iniziale nella popolazione sana e potendola così sconfiggere più facilmente), rivolti alle fasce di popolazione considerate a rischio: lo screening del tumore della cervice uterina, lo screening del tumore della mammella e quello del colon retto.

Tutte le ASL sono obbligate a invitare le persone a rischio di malattia (in questo caso tutte le donne di età compresa fra 25 e 64 anni) a partecipare a questi programmi, che prevedono l’esecuzione gratuita, qualora ce ne sia bisogno, degli esami di approfondimento e di eventuali terapie.
L’introduzione del Pap test nella pratica clinica corrente, soprattutto nel contesto di specifici programmi di screening, ha ridotto l’incidenza delle forme tumorali invasive e quindi della mortalità, dimostrando così la grande utilità di tale indagine sia in termini di salute pubblica che di costi socio-sanitari.

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Il Pap test e gli altri esami diagnostici

Solo l’esecuzione del Pap test permette di individuare la stragrande maggioranza dei tumori del collo dell’utero in fase iniziale. L’esame clinico ginecologico (comprensivo dell’osservazione a occhio nudo della cervice attraverso l’esame con lo speculum) è positivo solo nei casi di carcinomi clinici in stadio avanzato.

In presenza di anormalità cellulari riscontrate al Pap test è necessario eseguire un esame chiamato colposcopia, nel corso del quale è possibile effettuare prelievi citologici e/o bioptici (ovvero prelievi di cellule e/o frammenti di tessuto), ed eseguire eventualmente anche l’HPV test, un esame di biologia molecolare in grado di identificare il DNA di alcuni sottotipi virali maggiormente responsabili dell’insorgenza del tumore.

Che cos’è il Pap Test: è un esame che viene utilizzato per la diagnosi precoce e la prevenzione dei tumori del collo dell’utero.
A che cosa serve: permette di individuare le lesioni pre-tumorali e i tumori allo stadio iniziale, cioè quando i sintomi possono essere del tutto assenti.
Chi deve sottoporsi periodicamente all’esecuzione del Pap test: in base ai programmi di screening attivi sul nostro territorio nazionale, tutte le donne a partire dai venticinque anni di età e sino al sessantaquattresimo anno ogni tre anni. Nelle donne più giovani le linee guida americane consigliano di datare il primo controllo entro tre anni dall’inizio dei rapporti.

Come si esegue: è un esame innocuo e indolore. Il ginecologo inserisce uno speculum (una sorta di divaricatore a due branche) in vagina, esponendo il collo dell’utero sul fondo vaginale. Tale visione permette di osservare il collo dell’utero e quindi prelevare le cellule dell’esocervice, utilizzando una spatola, e quelle dell’endocervice mediante una sorta di spazzolino. Le cellule poste su un vetrino, opportunamente colorate, vengono studiate da personale altamente specializzato operante in Centri qualificati.

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Pap test positivo: quali altri esami?

L’esame che viene indicato per accertare o escludere la presenza di una lesione cervicale sospettata con il Pap test è la colposcopia. È un esame completamente indolore ed effettuabile in ambulatorio dallo specialista ginecologo.

Consiste nell’osservazione del collo dell’utero a un ingrandimento maggiore rispetto alla visione a occhio nudo, servendosi di un sistema ottico e anche dell’ausilio di particolari coloranti (acido acetico e soluzione di Lugol) che permettono di visualizzare più chiaramente le aree di epitelio alterato e quindi di effettuare eventualmente una biopsia mirata (anch’essa non dolorosa) per il successivo esame istologico al fine di definire la natura della lesione.

L’individuazione di lesioni precancerose e di carcinomi pre-clinici permettono opzioni di trattamento prevalentemente conservative ed effettuabili in regime ambulatoriale (con l’ausilio di semplici anestetici locali).

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Cura e Terapia - Tumore dell'utero

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Come si cura il tumore del collo dell'utero?

Il carcinoma a cellule squamose rimane solitamente localizzato o si diffonde localmente per un lungo periodo di tempo; le metastasi a distanza si verificano infatti tardivamente.

Le percentuali di sopravvivenza a cinque anni vanno dall’80-90% per lo stadio I (più precoce) a meno del 15% per lo stadio IV (più avanzato). Circa l’80% delle recidive si manifesta entro due anni. Fattori prognostici negativi includono la grandezza del tumore, l’interessamento linfonodale, l’invasione profonda della cervice e dei tessuti di sostegno dell’utero (parametri) e quella dei vasi.

CIN 1: (neoplasia intraepiteliale cervicale limitata allo strato basale dell’epitelio esocervicale) di solito non trattata chirurgicamente perché regredisce spontaneamente nell’80% dei casi.
CIN 2-3: trattamento chirurgico minimo in regime di day surgery. Altra metodica escissionale utilizzata è la conizzazione con bisturi a lama fredda di solito riservata al trattamento del carcinoma microinvasivo, metodica che però richiede un ricovero ordinario anche se solo di qualche giorno e il ricorso all’anestesia generale.

I metodi distruttivi quali la crioterapia o la diatermocoagulazione non rappresentano per questo genere di lesioni, il trattamento adeguato.
Nel caso di tumore invasivo il trattamento sarà chirurgico, accompagnato o meno da chemioterapia e/o radioterapia.


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Glossario per Tumore dell'utero - Enciclopedia medica Sanihelp.it

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Autore: Valeria Leone - Sanihelp.it
Data ultima modifica: 28-12-2015

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