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Varicella


La malattia è anche conosciuta come:
infezione da herpesvirus varicellae, infezione da virus varicella-zoster


Malessere, piccole vescicole, poi croste: è l'evoluzione della varicella. Frequente in età infantile, è tuttavia possibile a qualunque età, e ricorrente nel tardo inverno e in primavera. Il colpevole è un virus, che per natura non è eliminabile con antibiotici. Contro prurito e febbre i rimedi sono tanti, e anche vaccinarsi è possibile.
Categoria: Malattie infettive


Che cos'è - Varicella

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Varicella: cos'è, come si prende, chi colpisce

La varicella è una malattia infettiva molto contagiosa ed epidemica, causata da un virus della famiglia degli herpes (virus varicella-zoster). Lascia una protezione permanente (immunità), per cui non ci si ammala una seconda volta.

È invece possibile che il virus torni a galla, anche a distanza di anni o di decenni, in una zona delimitata del corpo: se infatti dopo la guarigione l’agente patogeno rimane nell’organismo dentro i gangli nervosi, si può riattivare quando il sistema immunitario si indebolisce (anziani, persone immunodepresse).
Compare allora l’Herpes Zoster, detto comunemente fuoco di S. Antonio, che si manifesta con vescicole e croste simili a quelle della varicella, ma tipicamente localizzate lungo il percorso di un nervo (per lo più del torace e della testa). L’Herpes zoster può avere caratteristiche di maggiore gravità rispetto alla varicella. Nei bambini si manifesta generalmente in forma più lieve che negli adulti.

La varicella, frequente soprattutto nel tardo inverno e in primavera, è una malattia possibile a qualunque età, decisamente più assidua nell’infanzia, ma rara nei primi 6 mesi di vita, perché, in genere, si è protetti dagli anticorpi materni trasmessi durante la gravidanza (e non durante l’allattamento al seno).

I bambini si contagiano con facilità se vengono a contatto diretto con un soggetto ammalato (attraverso le goccioline emesse, respirando e parlando, o mediante il liquido contenuto nelle vescicole, per contatto diretto o per diffusione nell’aria) o che è infettivo già da uno-due giorni prima della comparsa delle macchioline sulla pelle, fino a cinque-sette giorni dopo la comparsa delle prime vescichette, quando si sono formate le crosticine. Anche le persone con il fuoco di Sant’Antonio (herpes zoster) possono, anche se raramente, essere contagiose.

L’incubazione è di 14 – 16 giorni: è la fase in cui il virus, penetrato nell’organismo, si moltiplica, senza dare significativi disturbi. Poi si manifesta la malattia.

Le complicazioni, a eccezione dei primi mesi di vita, sono rare: encefalomielite, nefrite emorragica, artrite, polmonite, miocardite, otite media, laringite, nevrassite. Tra le complicanze neurologiche la più comune è l’infiammazione del cervelletto che provoca disturbi dell’equilibrio, ma di solito scompare senza lasciare danni.

La varicella può essere invece particolarmente grave se colpisce i neonati (se la malattia compare nella mamma da 2 giorni prima a 5 giorni dopo il parto); per questo il bambino affetto da questa patologia deve evitare il contatto con lattanti e con donne in gravidanza che non abbiano già contratto la malattia. In caso di contagio già avvenuto, è necessario informare tempestivamente le persone interessate.

Anche negli adolescenti, negli adulti e nei soggetti con importanti disturbi del sistema immunitario la varicella può dare complicazioni importanti.

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Quando la schiena brucia: curare il fuoco di S.Antonio

L' herpes zoster è una malattia relativamente frequente dovuta alla riattivazione del virus della varicella, rimasto silente all'interno di un ganglio nervoso.
La sua riattivazione parte, oltre che dalla manifestazione cutanea, da una nevralgia post herpatica di grado variabile, talvolta accompagnata da dolore intenso che può durare mesi o anni.

Può essere utile effettuare un ciclo combinato di terapia intramuscolare comprendente 1 fl. im. al dì di antinfiammatorio + 1 fl. im. al dì di antidolorifico.
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Prevenzione - Varicella

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Varicella: prevenire con il vaccino

Ogni anno si verificano in Italia circa 500.000 casi di varicella. Nel nostro Paese la malattia interessa principalmente i bambini con meno di 10 anni, nei quali difficilmente provoca disturbi seri.

Il vaccino contro la varicella contiene il virus vivo, ma attenuato, in modo da essere incapace di provocare la malattia, ma ugualmente in grado di stimolare la produzione di difese che proteggono dall’infezione. Si esegue con un’iniezione. Viene attualmente consigliata una sola dose di vaccino fino a 12 anni e 2 dosi nelle età successive.

Dopo una dose di vaccino, circa 3 bambini su 4 risultano protetti dalla malattia, e i pochi vaccinati che si ammalano sviluppano generalmente una forma di varicella più lieve. La protezione dopo la prima dose può diminuire con il passare degli anni, ma non è ancora stabilita la necessità di richiami. La vaccinazione, eseguita entro 72 ore (o al massimo 5 giorni) dal contatto con un ammalato di varicella, può proteggere dal contagio o far ammalare in forma più lieve.

Il vaccino contro la varicella è generalmente ben tollerato e non provoca disturbi importanti. Può raramente comparire febbre e ancor più raramente possono manifestarsi alcune vescicole da varicella o l’Herpes Zoster a distanza di mesi o anni, che è solitamente lieve. Le reazioni allergiche a componenti del vaccino sono eccezionali come per tutti i vaccini.

La vaccinazione dovrebbe essere raccomandata a coloro che hanno situazioni di salute che li mettono a rischio di avere la malattia in forma grave e a chi vive con loro o li assiste, e cioè:
-le persone in attesa di trapianto
-le persone con leucemia (linfatica acuta) in fase di remissione
-i bambini con infezione da HIV (a seconda del loro stato di salute)
-le persone con insufficienza renale cronica
-le persone che non hanno avuto la varicella e vivono con chi presenta disturbi importanti dell’immunità
-le donne in età fertile che non hanno avuto la varicella
-chi lavora in ambiente sanitario, specialmente se a contatto con neonati o persone con gravi difetti immunitari.

La vaccinazione non dovrebbe essere consigliata attualmente per tutti i bambini poiché, se non si raggiungono in breve tempo percentuali molto elevate di vaccinati, per un complesso meccanismo epidemiologico, la varicella potrebbe, con il passare degli anni, diventare più frequente negli adulti che sono più facilmente soggetti a complicazioni gravi. Considerando quindi gli effetti a lungo termine sull’intera popolazione (bambini e adulti), si provocherebbe un danno invece di un beneficio.

La vaccinazione degli adolescenti (che non hanno avuto la varicella) non provoca invece modificazioni negative nel resto della popolazione, quindi può essere una buona scelta di protezione individuale.

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Vaccinazioni: ridurre gli effetti collaterali

Tra il secondo e il terzo mese di vita il bambino deve effettuare delle vaccinazioni obbligatorie: antitetanica, antidifterica, antipolio e antiepatite B. I genitori possono scegliere di associare anche il vaccino contro la pertosse, che viene somministrato insieme con gli altri in un’unica iniezione.
Sulle vaccinazioni sono in corso da molti anni discussioni riguardo la loro obbligatorietà, efficacia e potenziali effetti collaterali. Al di là delle scelte individuale è giusto comunque sottolineare che la legge impone al genitore di sottoporre il bimbo almeno alle vaccinazioni obbligatorie. Vale comunque la pena parlarne con il pediatra, per chiarire ogni dubbio in proposito.

Le vaccinazioni vanno effettuate al bambino sano, che non presenti febbre, disturbi gastrointestinali o altri sintomi di malattia. Nei due giorni seguenti può verificarsi un aumento della temperatura corporea.

È quindi utile sostenere le difese del neonato nel processo di reazione ai vaccini, per ridurre i loro possibili effetti secondari senza interferire con l’attività di profilassi. A questo scopo sono molto validi i rimedi naturali, come:
-fiori di Bach: Rescue Remedy (composto da 5 fiori) e Crab apple, cominciando il giorno prima e terminando due giorni dopo la vaccinazione
-rimedi omeopatici: Thuia 200 CH, mezza monodose il giorno prima della vaccinazione, e Sulphur 200 CH, sempre mezza monodose, due giorni dopo il vaccino.

Se nei giorni seguenti la vaccinazione il bambino dovesse avere la febbre, si possono mettere in atto quegli accorgimenti sempre validi in caso di rialzo termico di qualsiasi natura:
-alleggerire l’abbigliamento (evitando spifferi d’aria)
-frizionare la fronte del piccolo con una salvietta imbevuta d’acqua fresca e un po’ di aceto di mele
-intervenire con un antipiretico solo se la febbre supera i 38,5°C, o se il bimbo è sofferente, abbattuto e non reagisce
-non forzarlo a mangiare, ma dargli spesso da bere
-somministrargli decotti di mela o tisane di tiglio
-applicare sulla fronte delle fette di patata cruda
-ricorrere, sempre dietro parere del medico, a fiori di Bach (Willow) o rimedi omeopatici (Aconitum ai primi sintomi, Belladonna se il bimbo è prostrato, Ferrum phosphoricum se al contrario mostra agitazione, suda e non dorme, Chamomilla se è molto irritato).

Se la febbre non cala, o il bambino manifesta un’irritabilità estrema o improvvisa, oppure ha la diarrea, è comunque meglio contattare il pediatra.

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Cura il tuo bimbo con le bioterapie

Ormai è appurato, quando i bambini entrano in comunità come scuole e asili si ammalano più frequentemente. In realtà la causa principale delle ripetute malattie delle alte vie respiratorie (otite, sinusite, bronchite, laringite, faringo-tonsillite) e dei frequenti episodi di febbre in età pediatrica sta nel fatto che il sistema immunitario dei bambini prima dei 5-6 anni non è ancora maturo, perciò ha bisogno di un certo esercizio per imparare a svolgere correttamente le proprie funzioni.

Per questo motivo, prima di ricorrere ai farmaci e alle cure vere e proprie, bisogna lavorare sullo sviluppo del sistema immunitario del piccolo e capire come sviluppare le sue capacità di difesa nei confronti delle malattie.

A questo scopo sono utili le bioterapie, gruppo di cure che non seguono le regole della medicina omeopatica ma si sanno integrare perfettamente con questa. Sotto il termine bioterapie si raggruppano diverse discipline naturali, che possono essere usate in ambito pediatrico sia singolarmente che in successione. Le loro caratteristiche fondamentali sono la rapidità d’azione e il sinergismo (cioè si potenziano a vicenda). Inoltre la loro capacità di stimolo e rinforzo del sistema immunitario agisce sia al momento, per aiutare il bambino a prevenire le malattie e a fronteggiarle, sia a lungo termine, creando una barriera protettiva che agisce anche a distanza di anni.

Ecco di seguito, per ciascuna bioterapia, gli elementi che stimolano le difese immunitarie:

Fitoterapia: Echinacea (malattie influenzali), Astragalo (raffreddore e malattie infettive), Uncaria tormentosa (antinfiammatoria e immunostimolante), Liquirizia (antinfiammatoria generale), Propoli (antibatterica, antivirale, antinfiammatoria e antimicotica).

Gemmoterapia: Ribes nigrum (infezioni recidivanti delle prime vie aeree, sindromi febbrili e influenzali), Betulla pubescens, Betulla verrucosa, Abies pectinata (rinofaringiti recidivanti) Prunus spinosa (debilitazione da stress e stanchezza cronica), Rosa canina.

Oligoterapia: Manganese-rame, Oro-argento-rame, Manganese (oligoelementi di base); Zolfo, Rame, Bismuto, Manganese-rame-cobalto (oligoelementi complementari): migliorano la capacità reattiva del bambino agli stimoli ambientali che scatenano la malattia.

Organoterapia: Surrenale, Tessuto Reticolo Endoteliale, Muqueuse du Colon, Greele, Hépatine: migliorano il funzionamento di fegato e intestino e aumentano la produzione di anticorpi a livello delle alte vie aeree.

Idroterapia: Spugnature, Impacchi, Pediluvi, Docce di acqua fredda, Bagni freddi, caldi e a temperatura variabile, con l’eventuale aggiunta di oli essenziali ad azione espettorante (timo, sandalo, eucalipto), balsamica (mirra), antispasmodica (cipresso, bergamotto, camomilla): agiscono su vari apparati del bambino (respiratorio, circolatorio, muscolare), sul sistema nervoso e sul metabolismo.

 


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La dieta del bambino sano

Una buona salute comincia dalla dieta, già a partire dai primissimi giorni di vita.
L’allattamento al seno rappresenta quindi un primo, importante, passo per garantire al piccolo una buona risposta alle infezioni, sia a livello intestinale sia nelle alte vie aeree. Infatti, oltre ai fattori nutrienti, il latte materno contiene anche fattori non nutrienti, che consentono la difesa dalle infezioni batteriche o virali a livello sia intestinale sia respiratorio: IgA (immunoglobine), lattoferrina, lisozima (anticorpi ed enzimi), cellule vive (macrofagi, linfociti, neutrofili).
La funziona antivirale è esaltata anche dalla presenza di interferone e di anticorpi IgA, che fagocitano (mangiano) e distruggono i germi responsabili delle malattie, conferendo al bambino un’importante immunità.
Infine nel latte della mamma sono presenti oligosaccaridi e grassi che impediscono l’adesione dei batteri e delle tossine alle mucose e che distruggono la capsula protettrice dei virus.

Una volta iniziato lo svezzamento, la protezione immunitaria naturale dovrà essere preservata da scelte alimentari corrette e coscienziose che il genitore deve mettere in atto per il bimbo, e cioè:

Abituare il bambino all’uso di frutta e verdura crude, da consumare preferibilmente all’inizio dei pasti, per ridurre l’introduzione delle calorie, favorire l’assorbimento delle vitamine e migliorare il transito intestinale.

Evitare alimenti devitalizzati e irritanti come zucchero, sale raffinato, farina bianca, fritti, formaggi stagionati, salumi, carni grasse, cibi precotti, merendine e dolci ripieni, bevande gassate e dolcificate, succhi di frutta.

Dare la preferenza alle proteine del pesce, dei latticini freschi, delle carni magre e delle uova.

Aggiungere con una certa frequenza nelle minestre di verdura il miso, utile per mantenere un buon equilibrio a livello intestinale.

Introdurre nella dieta del bimbo alcuni alimenti molto utili per incrementare le capacità di difesa del suo organismo:
-riso integrale: per minestre, risotti, polpette; ricco di vitamine del gruppo B, migliora la flora batterica intestinale
-grano saraceno: per minestre e polenta; favorisce l’eliminazione delle tossine dai reni
-miglio: per minestre, polpettine, sformati, pane, polenta; ricco di fosforo, è benefico per la milza e aumenta le difese immunitarie
-orzo: per minestre, zuppe, polpette, pane, polenta; migliora il transito intestinale e le evacuazioni
-avena: per creme, biscotti, torte, pane, in fiocchi; ricca di minerali e vitamine, ha un’azione tonica sull’organismo.

Nel corso di malattie acute è importante evitare alimenti e bevande che possono aggravare lo stato di congestione locale, come per esempio cibi acidi, oleosi, ricchi di conservanti o coloranti, merendine preconfezionate, biscotti e dolci industriali. È altrettanto importante evitare tutti gli alimenti che possono alterare la flora batterica intestinale: la dieta dovrà essere ricca di frutta, verdura e cereali, in modo da assicurare un transito intestinale normale.


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Sintomi - Varicella

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Varicella: riconoscere i sintomi

La varicella fa parte del gruppo di malattie esantematiche, patologie infettive caratterizzate appunto da esantemi, cioè sfoghi cutanei specifici. Si tratta, oltre alla varicella, di scarlattina, morbillo, rosolia, quinta malattia e sesta malattia.

Terminato il periodo dell’incubazione (14 – 16 giorni: il virus, penetrato nell’organismo, si moltiplica, senza dare significativi disturbi), la malattia comincia a sviluppare la sua tipica sintomatologia.
Rapidamente, in una condizione di benessere, compaiono inizialmente sul tronco (pancia e schiena) e poi sul resto del corpo delle piccole macchie rosa / rosse (macule) leggermente in rilievo, dal diametro di circa 2-3 mm, che ricordano la puntura di un insetto e danno prurito anche intenso. In poche ore si trasformano in vescicole e bollicine contenenti un liquido trasparente, per poi diventare, nel giro di qualche giorno, pustole dal contenuto torbido, molto fragili e pruriginose. Alla fine si seccano, convertendosi in croste.

Le lesioni, a volte poche, a volte moltissime, si localizzano man mano su tutto il corpo, anche in bocca o nell’occhio (dove appaiono come piccole ulcere molto dolorose). Non compaiono tutte insieme, ma in momenti successivi, dal 2° all’8° giorno, per cui si trovano contemporaneamente macchiette rosse, vescichette e croste. Le croste cadono dopo 5-10 giorni, lasciando una piccola cicatrice che tende a scomparire col tempo. Qualche pustola particolarmente profonda può lasciare una cicatrice permanente. L’evoluzione completa dell’esantema dura circa due settimane.
Di solito la febbre, quando c’è, è modesta. Può essere accompagnata da malessere, più facilmente negli adulti.


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Diagnosi - Varicella

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Dottore, ma è varicella?

 Il bambino si è ricoperto di macchie. Come può una mamma, quindi non un medico ma una persona comune, capire a prima vista che si tratta di varicella e distinguerla così dalle altre malattie esantematiche (scarlattina, morbillo, rosolia, quinta malattia e sesta malattia)?

In realtà una diagnosi differenziale, non specialistica, a occhio nudo diciamo, è difficile per una persona che non ha mai avuto esperienza, attiva o passiva, di varicella. In genere infatti c'è abbastanza confusione sulla natura delle lesioni delle diverse malattie esantematiche.
La mamma potrà sospettare che si tratti di questa malattia solo se l'ha già sperimentata, o vista in altri figli, oppure se in quel momento la varicella è presente nella classe frequentata dal bambino.

In caso di dubbi, è consigliabile far visitare il bimbo dal medico di famiglia, che diagnosticherà la varicella sulla base della caratteristica vescicola e della sede iniziale di comparsa (la prima vescicola è sempre sul tronco e va sempre cercata in quella sede).

Tuttavia non è sempre strettamente necessario recarsi di persona dal medico, a volte può essere sufficiente il consulto telefonico, soprattutto se ad ammalarsi è, dopo un paio di settimane, il fratellino di un bambino guarito da poco.

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Cura e Terapia - Varicella

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Come fronteggiare la varicella

Come le altre malattie esantematiche (a eccezione della scarlattina), la varicella è di origine virale, quindi la terapia non può combattere il virus ma solo attenuare i fastidi che sono legati ai sintomi. Gli antibiotici sono quindi del tutto inutili, a eccezione di alcuni casi, la cui valutazione è rigidamente riservata al pediatra, e nei quali un’infezione batterica potrebbe inserirsi nell’organismo debilitato, provocando complicazioni.

In linea generale è necessario tenere il bambino a riposo, in casa, senza mai esporlo al sole.

Il prurito può essere causa di sovrainfezione batterica (da stafilococchi e streptococchi) e lesioni da grattamento: è perciò estremamente importante che il bimbo non si gratti, perché le pustolette si potrebbero infettare e lasciare segni permanenti; se non grattate, non lasciano cicatrici e si risolvono da sole in 8-10 giorni. Quindi la mamma dovrà fare attenzione a tenere le unghie del piccolo molto corte e pulite.

Per il prurito il bambino può trarre sollievo da docce rinfrescanti e da applicazioni di talco mentolato all’1% (meglio se in formula liquida, perché quello in polvere potrebbe dare problemi respiratori). Validi rimedi sono anche l’argilla ventilata finissima o l’amido di riso. Se il prurito è intenso, può essere somministrato per bocca un farmaco antistaminico, secondo giudizio medico.
Quando le pustolette si sono trasformate in crosticine è possibile ridurre il prurito e favorirne un più rapido distacco facendo al piccolo un bagno in acqua e amido.

Per la febbre, se elevata, si usa il paracetamolo e non l’aspirina (che può aumentare il rischio di una malattia grave che colpisce il fegato e il sistema nervoso).
In presenza di lesioni all’occhi e in bocca, è utile usare colliri, pomate e collutori, ma solo dietro parere medico: potrebbero contenere cortisonici, da non utilizzare.

L’aciclovir, un farmaco che si somministra per bocca, è utile in bambini a rischio di forme severe (adolescenti e bambini con malattie polmonari o cutanee). Per essere efficace, l’aciclovir deve essere assunto entro le prime 24 ore dalla comparsa delle lesioni e comunque va sempre somministrato secondo giudizio medico.

La dieta può restare la solita, ma in caso di pustole in bocca si dovrebbero prediligere cibi freschi e morbidi.

È necessario consultare nuovamente il pediatra se:
-il prurito resta molto intenso
-le vescicole si infettano (diventano grosse e circondate da alone rosso, con pus)
-il bambino presenta febbre elevata per più di 3 giorni
-sono presenti lesioni oculari e in bocca
-il bimbo accusa sonnolenza, difficoltà a respirare e /o a camminare.

Quando si può tornare a scuola? Non prima di 7 giorni dalla comparsa delle prime vescicole, cioè quando sono presenti solo croste (non più contagianti). Non è quindi necessario aspettare la caduta delle croste.

È obbligatoria la denuncia della malattia alle autorità competenti.

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Varicella: i rimedi naturali

La diagnosi e la cura della varicella, come di tutte le malattie esantematiche, richiedono, sempre e comunque, l’intervento del medico. Tuttavia, ci sono alcuni rimedi naturali che possono favorire un buon decorso dell’infezione e ridurre i fastidi provocati dallo sfogo cutaneo, primo fra tutti il prurito.

CROMOTERAPIA.
Innanzitutto, bisogna tenere presente che l’esantema deve sfogare completamente e non va ostacolato o soppresso. Per favorirne lo sfogo, è utile circondare il bambino di rosso (vestiti, pigiami, biancheria intima, lenzuola, coperte, illuminazione): un rimedio della nonna sostenuto ancora oggi dai principi della cromoterapia.

OMEOPATIA.
Il rimedio più classico è Rhus Toxicodendron 5 CH, 3 granuli 3 volte al dì per la prima settimana, dopo la quale va sostituito con Mezereum 5 CH con la stessa posologia, e infine con Graphites 9 CH, 3 granuli, 2 volte al giorno, nella fase finale, per evitare la comparsa di cicatrici.

OLIGOELEMENTI.
Per stimolare le difese immunitarie e l’appetito e favorire una buona convalescenza, è utile accompagnare le cure omeopatiche con gli oligoelementi rame-oro-argento.

FITOTERAPIA.
Effetti simili ai farmaci antistaminici sono svolti da melissa, piantaggine, rosa canina. Si usano in Tintura Madre (una sola, a scelta), nella dose di 10 gocce 2 volte al giorno. In caso di pustolette infiammate, sono utili delle toccature con Calendula TM diluita in acqua (al 50%), più volte al giorno. Le piante medicinali vanno somministrate sempre sotto controllo medico.

FIORI DI BACH.
Crab Apple, da somministrare 4 gocce per 4 volte al giorno.
 


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Via le cicatrici con la chirurgia

Traumi, eventi chirurgici, acne o malattie come la varicella possono lasciare segni indelebili. La microchirurgia migliora notevolmente l'aspetto deturpante delle cicatrici e in molti casi risolve completamente la situazione.  
 
Un buon risultato è offerto dalla Mosaic Surgery, una tecnica microchirurgica ideata dal dottor Carlo Alberto Pallaoro, specialista in chirurgia plastica e direttore sanitario della Pallaoro Medical Laser.  
 
Per potersi sottoporre all’intervento è necessaria una visita specialistica, durante la quale saranno valutati diversi fattori, come lo spessore e l’elasticità cutanea.  
Requisito indispensabile sarà la non tendenza a cicatrizzazioni ipertrofiche cheloidee.  
Verrà stabilita la zona donatrice, illustrati i futuri esiti della microchirurgia su quella parte e verificata la fattibilità dell'intervento, attraverso adeguata anamnesi e prescrizione di esami clinici.  
 
La visita costa 100 euro, mentre il prezzo dell’intervento è determinabile solo durante la visita. Indicativamente si va dai 500 ai 1500 euro a seduta (incluse spese come anestesista, sala operatoria e medicazioni). 
 
Il paziente adatto all’intervento presenta una o più delle seguenti caratteristiche: 
 

  • cicatrici lineari da ferite
  • cicatrici da chirurgia
  • forellini e cicatrici da acne
  • rigonfiamenti ed esiti cicatriziali da varicella o altre malattie.
 
 
In caso di cicatrici estese, il chirurgo consiglierà prima un’asportazione del tessuto leso, rendendo quindi la cicatrice più sottile, e poi, dopo due mesi, proporrà il trattamento microchirurgico. 
 
L'atto chirurgico, della durata di 30 minuti, in anestesia locale e sedazione endovenosa, si esegue tramite microasportazioni del tessuto danneggiato del diametro di un millimetro dalla cicatrice. Vengono poi prelevate da parti nascoste microtessere di cute sana, subito inserite all'interno del forellino.  
La dimensione ridotta delle asportazioni di cute nella zona donatrice non avvia un importante processo di cicatrizzazione e, nella zona trattata, questi lembi cutanei si incastreranno perfettamente, consentendo una rapida guarigione.  
 
Il numero delle sedute necessarie al trattamento di una cicatrice varia da 2 o 4 a intervalli di 10-15 giorni, ma la cosa dipende ovviamente dall'entità del problema e dal numero delle cicatrici. La tecnica consente di evitare punti di sutura o collanti chirurgici.  
Sopra le aree trattate, verrà applicato un cerotto chirurgico removibile a distanza di due settimane. 
 
L'esito sarà apprezzabile già dopo la prima seduta: infatti la cicatrice risulterà sempre meno evidente. 
 
Le cicatrici trattate verranno sostituite con pelle integra con la conseguente progressiva scomparsa. A volte può essere utile un peeling laser CO2 pulsato per perfezionare l'esito delle sedute di chirurgia a mosaico. 

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Glossario per Varicella - Enciclopedia medica Sanihelp.it

 - Varicella
 - Malattie esantematiche
 - Esantema
 - Immunita
 - Vaccinazione antivaricella
 - Herpes zoster
 - Incubazione
 - Macula
 - Antistaminici
 - Antipiretici


Farmaci

 - ACICLIN*25CPR 400MG
 - ACICLIN*35CPR 800MG
 - ACICLIN*CREMA 10G 5%
 - ACICLIN*OS SOSP FL 100ML 8%
 - ACICLOVIR ABC*35CPR 800MG
 - ACICLOVIR ABC*OS 100ML 8%
 - ACICLOVIR ALMUS*35CPR 800MG
 - ACICLOVIR ALTER*35CPR 800MG
 - ACICLOVIR ALTER*OS 100ML400MG/
 - ACICLOVIR ALTERNA*25CPR 200MG
 - ACICLOVIR ALTERNA*25CPR 400MG
 - ACICLOVIR ALTERNA*35CPR 800MG
 - ACICLOVIR DOC*25CPR 400MG
 - ACICLOVIR DOC*35CPR 800MG
 - ACICLOVIR DOC*OS SOSP 100ML 8%
 - ACICLOVIR EG*25CPR 200MG
 - ACICLOVIR EG*25CPR 400MG
 - ACICLOVIR EG*35CPR 800MG
 - ACICLOVIR EG*OS SOSP 100ML 8%
 - ACICLOVIR FIDIA*25CPR 400MG
 - ACICLOVIR FIDIA*35CPR 800MG
 - ACICLOVIR FIDIA*CREMA 10G 5%
 - ACICLOVIR G.P.*25CPR 200MG
 - ACICLOVIR G.P.*25CPR 400MG
 - ACICLOVIR GERM*35CPR 800MG
 - ACICLOVIR GERM*OS SOSP100ML 8%
 - ACICLOVIR HEX*25CPR 400MG
 - ACICLOVIR HEX*35CPR 800MG
 - ACICLOVIR MG*25CPR 400MG
 - ACICLOVIR MG*35CPR 800MG
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Tag cloud - Riepilogo dei sintomi più frequenti

affaticabilità disturbi dell'alimentazione anoressia diminuzione dell'appetito disturbi dell'appetito astenia dolore alla bocca lesioni della bocca lesioni della mucosa della bocca bolle brulichio bubboni dolore al cavo orale croste debolezza ematemesi esantema esauribilità mancanza della fame febbre mancanza delle forze ingrossamento zona ghiandolare tendenza a grattarsi inappetenza ipertermia irritazione ingrandimento dei linfonodi macchie maculopapule lesioni delle mucose lesioni all'occhio papule pizzicore prurito pustole spossatezza stanchezza innalzamento della temperatura vellichio vescicole alterazioni del viso sangue nel vomito

© 2016 sanihelp.it. All rights reserved.
Autore: Roberta Camisasca - Sanihelp.it
Data ultima modifica: 28-12-2015

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