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I farmaci biosimilari in oncologia

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Pubblicato il: 23-02-2010

I biosimilari assicurano non solo efficacia, sicurezza e qualità, ma anche un costo minore per il Servizio Sanitario Nazionale. Nonostante ciò non sono ancora molto diffusi

I farmaci biosimilari in oncologia © SXC Sanihelp.it - La cura delle più gravi patologie, come tumori o malattie metaboliche, passa attraverso i farmaci biotecnologici. Questi, tuttavia, conoscono in Italia un impiego ancora inferiore all'ottimale, soprattutto per il loro costo molto elevato rispetto alle molecole di sintesi.
Un modo per contenere la spesa però esiste: i farmaci biosimilari, nuove versioni autorizzate dei medicinali biotecnologici esistenti i cui brevetti sono scaduti, potrebbero consentire un risparmio medio del 30% rispetto al medicinale originatore. Il loro impiego tuttavia è ancora limitato. Il motivo dello scarso sviluppo dei biosimilari è a volte causato sa resistenze ingiustificate legate al dubbio che questi farmaci possano garantire lo stesso profilo di qualità, efficacia e sicurezza rispetto al biotech di riferimento.

Come ci spiega Pier Luigi Canonico, Farmacologo e Preside della Facoltà di Farmacia di Novara «Gli interessi primari del Servizio Sanitario sono la salute e la sicurezza dei pazienti; oggi i biosimilari sono studiati e valutati con grande attenzione dalle agenzie regolatorie europea (EMEA) e nazionale (AIFA), che hanno messo in atto procedure di autorizzazione all'immissione in commercio molto accurate e rigorose, che garantiscono l'efficacia e la sicurezza dei nuovi farmaci biosimilari. Una caratteristica importante dei biosimilari è l'equivalenza terapeutica, testimoniata anche da studi clinici di confronto con gli stessi originatori. Questi farmaci infatti, inducono gli stessi effetti preclinici e clinici del farmaco biotecnologico di riferimento e possono quindi essere utilizzati per le stesse indicazioni».

L'ultimo biosimilare messo a disposizione da Sandoz è Filgrastim, un fattore di crescita che consente di trattare la neutropenia: la riduzione di globuli bianchi, conseguente alla chemioterapia o al necessario azzeramento delle cellule difensive dell'organismo in caso di trapianto di midollo osseo. Come commenta Mario Boccadoro, Direttore della Divisione di Ematologia dell'Università di Torino,: «I fattori di crescita come Filgrastim hanno modificato radicalmente le opportunità di trattamento dei pazienti con malattie tumorali del sangue».

Filgrastim può essere impiegato in diverse condizioni cliniche: riduce la durata della neutropenia e l'insorgenza di neutropenia febbrile nei pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia citotossica standard per neoplasie maligne.
Conclude Enrico Cortesi, Direttore dell'Oncologia Medica B all'Università La Sapienza di Roma: «I farmaci biotecnologici in oncologia hanno sicuramente avuto, e continuano ad avere, un impatto positivo nel ridurre la mortalità e migliorare la qualità di vita dei pazienti: il problema dei costi, tuttavia, ha il suo peso e a volte, a seconda del farmaco può condizionare la scelta terapeutica».


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Sandoz

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