Le parole più cercate: Pancia piatta Influenza Cefalea
Ricerca personalizzata Google

Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori

Immigrazione al femminile e diagnosi precoce

di
Pubblicato il: 16-03-2010

Nella Settimana Nazionale per la Prevenzione Oncologica la LILT di Milano presenta Donna Dovunque, il progetto che vuole avvicinare le straniere alla prevenzione e alla diagnosi precoce

Immigrazione al femminile e diagnosi precoce © Photos.com Sanihelp.it - In un’Italia sempre più multietnica emerge la necessità di una reale integrazione degli immigrati nel tessuto sociale attraverso l’estensione delle principali tutele di cui godono i cittadini italiani, come il diritto alla salute e alla diagnosi precoce.
Nella Settimana Nazionale per la Prevenzione Oncologica la Sezione Provinciale di Milano della LILT lancia il progetto pilota Donna Dovunque rivolto a tutte le donne immigrate che per varie ragioni, culturali, sociali e legali, si avvicinano con difficoltà alla diagnosi precoce oncologica.

Le nuove frontiere portano a cercare di intercettare i diversi bisogni delle donne straniere riconoscendone le differenze nei percorsi di vita e nei valori di riferimento. Donna Dovunque è il primo programma di prevenzione sul territorio di Milano e provincia che si occupa di dare non solo l’informazione nella lingua di origine della donna che vi si accosta, ma soprattutto di metterle a disposizione, nell’ambulatorio, un medico della stessa lingua in grado di relazionarsi con l’attenzione e la sensibilità adeguate.

L’obiettivo del progetto è favorire l’educazione e la diffusione della cultura della salute anche tra le popolazioni di immigrati.
In questa prima fase il progetto Donna Dovunque coinvolge la popolazione femminile attraverso visite senologiche e ginecologiche, in quanto sono più le donne, in rapporto agli uomini, a cercare di accedere per sé e per i propri figli alle strutture sanitarie pubbliche. L’intento però,nel lungo periodo, è di estenderlo alle intere comunità straniere presenti sul territorio.

Come spiega la dottoressa Lia Lombardi, docente di Sociologia della Salute e della Medicina Università degli Studi di Milano: «Le donne immigrate sono spesso afflitte da una condizione di fragilità dovuta tanto alla condizione di genere quanto a quella di migrante. Questi elementi di fragilità diventano fattori rischio per ciò che riguarda la loro salute, come i dati nazionali e regionali dimostrano. Sia a livello nazionale sia regionale si registra un lieve ma costante aumento delle patologie tumorali a carico delle cittadine straniere residenti. Ciononostante si rileva un minore coinvolgimento delle donne straniere nei programmi di screening: 52% per il pap-test e 43% per la mammografia, contro 72% e 73% delle donne italiane.

Le ragioni di questo scarso ricorso ai programmi di screening risiedono in diversi fattori: la difficoltà di accedere al servizio per mancata informazione, non conoscenza, non comprensione dell’utilità del servizio stesso, le condizioni sociali volte alla sopravvivenza e alla risoluzione di problemi contingenti, la posizione giuridica (regolare/irregolare) che è decisiva per l’approccio della donna migrante ai servizi per la salute, il livello d’istruzione, lo status lavorativo e il reddito, la situazione familiare e la rete relazionale e soprattutto il tempo d’immigrazione. Molti studi, infatti, dimostrano che a una maggiore permanenza nel paese d’immigrazione corrispondono comportamenti verso la cura della salute sempre più simili a quelli delle donne italiane».




FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
LILT

© 2016 sanihelp.it. All rights reserved.
VOTA:
Vuoi ricevere la newsletter di Sanihelp.it?
Ti potrebbe interessare:


Promozioni:

Commenti