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Alimentazione e attività fisica

Prestazioni migliori con la dieta

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Pubblicato il: 16-03-2010

Professori, fisiologi e nutrizionisti di ogni parte del mondo si sono dati appuntamento a Roma per tracciare le linee guida della corretta alimentazione per lo sportivo.

Prestazioni migliori con la dieta © Sxc Sanihelp.it - La nutrizione applicata allo sport rappresenta un campo di studio e di ricerca relativamente nuovo, ma in continua e rapida evoluzione.

Come sottolineato dal professor Tavana (docente presso il corso di laurea in scienze motorie dell’Università dell’Insubria - Varese) nel suo intervento al Science in Nutrition Congress, non esiste una strategia univoca in materia di nutrizione e integrazione a supporto dell’attività fisica, ma ogni Paese segue le proprie direttive.

Tutti i presenti al congresso (che ha avuto luogo il 5 e 6 marzo presso l’Hotel Parco dei Principi di Roma) sono sembrati però concordi nel sostenere che l’indice glicemico occupa un ruolo importante non solo per ottenere un calo del grasso corporeo e un incremento della massa magra, ma anche per migliorare le prestazioni di professionisti e non negli sport di endurance e in quelli di squadra.

«Il cibo e la giusta integrazione costituiscono il più potente farmaco di cui dispone un atleta serio» ha affermato il professor Arcelli (docente associato al Dipartimento di Scienze dello Sport, Nutrizione e Salute dell'Università di Milano) «Finalmente oggi siamo in grado di capire di più e dare nuovi strumenti a chi vuole progredire in questo campo, grazie al lavoro svolto a stretto contatto con gli atleti. I dati acquisiti in laboratorio, infatti, non sempre aiutano a capire quello che accade effettivamente durante un allenamento o una competizione. È per questo che sono così importanti il contatto diretto e la ricerca sul campo. Oggi abbiamo rilevazioni che ci consentono di capire il fabbisogno di energia, di nutrienti e in molti casi possiamo anche concorrere al raggiungimento e al mantenimento della migliore forma fisica. Una razionale alimentazione deve garantire la reintegrazione di quegli elementi le cui carenze potrebbero limitare la prestazione».

Dai numerosi studi scientifici presentati al congresso, risulta evidente che il consumo di carboidrati a basso indice glicemico nei pasti immediatamente precedenti le prestazioni di endurance può aiutare a prolungarne la resistenza e l’intensità nelle fasi finali.
Questo grazie all’ossidazione di una maggiore quantità di grassi durante l’attività fisica e al risparmio di glicogeno muscolare.

Ogni atleta ha infatti a disposizione una certa quantità di glicogeno endogeno (immagazzinato nei muscoli) che dipende dal suo stato nutrizionale, dall’intensità e dal livello di allenamento.
Questo deposito di glicogeno si esaurisce in un tempo che può variare da 90 a 180 minuti a seconda dell’intensità della performance.

Durante lo sforzo è quindi utile reintegrare il glicogeno con delle risorse esterne: in questo caso si possono utilizzare carboidrati ad alto indice glicemico (come il glucosio) poiché durante lo sforzo la loro assunzione non determina un aumento dei livelli di insulina nel sangue. Essi hanno inoltre il vantaggio di essere assorbiti molto rapidamente.
Se poi vengono associati a opportune dosi di carboidrati a basso indice glicemico (come il fruttosio) si possono ottenere risultati ancora maggiori a livello di assorbimento intestinale con conseguente miglioramento della durata e intensità della prestazione sportiva.

Per quanto riguarda l’alimentazione da adottare nella fase di recupero, è utile assumere carboidrati ad alto indice glicemico; il loro consumo dovrebbe iniziare subito dopo la conclusione della performance.
Aggiungendo delle proteine diventa inoltre possibile velocizzare il processo di riparazione dei tessuti muscolari messi a dura prova dagli sforzi compiuti.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Science in Nutrition Congress, Enervit

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