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Il linguaggio dei gatti

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Pubblicato il: 30-03-2010

Con un semplice miao abbinato alle diverse posizioni del corpo e della coda i felini riescono a farsi comprendere perfettamente da chi li circonda, esprimendo le proprie emozioni.

Il linguaggio dei gatti © Cla77 Sanihelp.it - Anche se non sono in grado di parlare come noi umani, i nostri amici a quattro zampe sono bravissimi a manifestare i propri stati d’animo.

Impariamo insieme a decodificare il loro linguaggio fatto di suoni, gesti e atteggiamenti.

Quando il tuo gatto vuole dirti:

«sono felice e sereno»:
tiene la coda a candela (a formare un angolo retto con il corpo), le orecchie dritte, la testa alta e fiera; di solito le pupille non sono dilatate.
Spesso per manifestare il suo stato di benessere può fare le fusa, mezzo che utilizza anche per esprimere gratitudine verso il padrone e tanta voglia di coccole.

«ho paura»:
tiene la coda bassa e adotta una posizione rannicchiata, le zampe posteriori sono flesse e il pelo ritto. Questa volta le pupille sono dilatate, le orecchie appiattite all’indietro e la bocca è aperta per mostrare i denti ed emettere in alcuni casi soffi minacciosi, in altri ringhi sordi nel tentativo di difendersi da ciò che lo terrorizza.

«qualcosa mi incuriosisce»:
tiene la coda dritta, ma la punta è leggermente ricurva, quasi a disegnare un punto interrogativo.
La testa è protesa in avanti, come se il gatto stesse tentando di interagire con l’oggetto, la persona o l’animale che sta esplorando. Le orecchie sono dritte e i baffi aperti a ventaglio.

«mi fido di te»:
mostra l’addome lasciando così scoperta la parte più vulnerabile del suo corpo; di solito, quando si trova in questa posizione, allunga le zampe, muove gli artigli e sbadiglia in segno di totale rilassamento.
Se invece da adulto mostra il pancino ad un altro gatto, significa che vuole evitare scontri e manifestare sottomissione nei confronti del suo simile.

«voglio giocare»:
si alza sulla zampe posteriori e spesso tende una di quelle anteriori nella direzione del padrone come per invitarlo a partecipare. In questo caso la coda è verticale o piegata verso il basso a formare una U, le orecchie sono dritte e a punta.

«sono arrabbiato, gira alla larga»:
inarca il dorso e agita nervosamente la coda ricurva; il pelo è ritto, le orecchie sono basse e rivolte all’indietro.
Il nostro micio adotta questa postura per apparire più grande di fronte al nemico e, nel tentativo di spaventarlo, emette dei soffi minacciosi.

«sei mio/a»:
strofina il corpo o la testa contro il padrone (o più in generale contro un oggetto) e spesso lo abbraccia con la coda.
Attraverso il suo odore vuole lasciare un marchio di proprietà e comunicare a eventuali altri animali che dovessero avvicinarsi, che il territorio è già stato occupato.

Ecco svelato qualche piccolo segreto per interpretare correttamente il linguaggio del nostro gatto: d’ora in avanti micio non avrà più segreti per noi.


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Sheba

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