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Mal di schiena: bisturi sempre più soft

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Pubblicato il: 06-04-2010
Sanihelp.it - In Sardegna oltre 9.000 persone sono affette da patologie della colonna vertebrale tra cui ernie del disco, fratture vertebrali, stenosi, spondilolistesi. Un terzo di chi ne è affetto deve sospendere temporaneamente l’attività lavorativa.

I fattori meccanici come discopatie, stenosi, spondilolistesi e fratture sono di gran lunga l’origine più diffusa del disturbo (dall’85% al 90% secondo le statistiche).

Quando fisioterapia, busto o terapia farmacologica risultano fallimentari è possibile fare ricorso al trattamento chirurgico. Oggi, le discopatie degenerative della colonna vertebrale come lesioni o cedimenti strutturali possono essere trattate con un’innovativa procedura chirurgica percutanea mininvasiva grazie alla quale è possibile recuperare in modo eccellente l’assetto anatomico-funzionale della colonna vertebrale, limitando la perdita ematica e le complicanze post operatorie.

Viene impiantata, per via percutanea, una barra di connessione collegata ai segmenti vertebrali tramite piccole viti, permettendo al paziente di mantenere una completa motilità della colonna.

La terapia delle fratture vertebrali da cedimento su base osteoporotica non prevede più come un tempo la prescrizione di busto ortopedico per tre mesi. Si pratica un’iniezione di cemento per via percutanea in modo da rinforzare e riespandere la vertebra lesionata.

Per il trattamento delle ernie del disco o delle stenosi spinali lombari che causano la compressione di una o più radici nervose, esiste una procedura di decompressione chirurgica mininvasiva per alleviare la pressione sui nervi spinali attraverso l’inserimento per via percutanea di spaziatori interspinosi. La colonna vertebrale viene preservata il più possibile.

Per quanto riguarda le ernie del tratto cervicale, recentemente sono stati messi a punto dispositivi all’avanguardia che riducono la durata delle degenze ospedaliere, accelerano i tempi di guarigione e consentono al paziente un recupero della mobilità perduta.

Si tratta di un disco vertebrale artificiale, in titanio e ceramica, inserito al posto del disco danneggiato, in grado di preservare il movimento del collo, imitando flessioni, estensioni, piegamenti, rotazioni e allineamenti. La sua funzione è anche quella di proteggere i dischi contigui da anomali sovraccarichi e mantenere il naturale bilanciamento del rachide. Il paziente riacquista, a pochi giorni dall’intervento, la propria mobilità, senza indossare alcun collare.


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Ospedale di Nuoro

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