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Nuovi interventi per lui, lifting uro-genitali per lei

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Pubblicato il: 06-04-2010
Sanihelp.it - Impotenza, incontinenza urinaria e disfunsioni sessuali sono le conseguenze indesiderate per tre milioni di maschi italiani over 50 anni sottoposti all’asportazione radicale della prostata per tumore prostatico (nel nostro Paese la neoplasia è in continua aumento con 43 mila nuovi casi l’anno).

Il sesso femminile riporta invece effetti indesiderati a seguito di gravidanze, parti, menopausa, che si traducono in prolassi uro-genitali e fughe involontarie di urine per cinque milioni di italiane dai 50 anni in su. Questi disturbi devastano la qualità della vita e l’intesa di coppia generando ansia, depressione, isolamento fino alla rinuncia della vita sociale e sessuale.

L’asportazione chirugica radicale della prostata è l’unico intervento chirurgico in grado di curare e guarire il tumore alla prostata ma causa impotenza in oltre il 70% dei pazienti operati. Responsabili i nervi dell’erezione, che decorrendo vicino alla prostata possono subire danni durante l’intervento.

Ora una metodica approvata dall’FDA e basata su un dispositivo costituito da un cilindro di plastica, una pompa e un anello di silicone, secondo i risultati di un studio della Cleveland Clinic Fondations - USA su 109 pazienti per due anni, ha dimostrato di consentire nel 80-90% dei casi la ripresa della funzione erettile.
Dopo aver inserito il pene nel cilindro, la pompa elimina l’aria creando il vuoto che stimola l’afflusso sanguigno al pene determinando un’erezione che cessa con il rientro dell’aria nel cilindro.

L’incontinenza urinaria post prostatectomia, che affligge circa due milioni di uomini, si cura in oltre il 90% dei casi con tecniche chirurgiche mininvasive made in USA e garantite dall’FDA .

Per i casi più gravi l’hight tech entra in sala operatoria con lo sfintere artificiale AMS 800 indicato quando, per danni o lesioni allo sfintere urinario, l’uretra non si chiude più e causa continue perdite di urina. Il dispositivo prevede l’impianto in anestesia spinale e in day surgery di una cuffia intorno all’uretra collegata a un palloncino e una pompetta posta all’interno dello scroto che il paziente preme quando avverte lo stimolo a urinare, ripristinando la normale la continenza.

Il trattamento - più di 100.000 impianti nel mondo - ha dimostrato secondo numerosi studi con follow-up fino a 131 mesi sicurezza ed efficacia con un miglioramento della continenza superiore al 90%.

Per le forme di incontinenza lievi moderate si ricorre ad Advance, che si avvale di una sling - una retina di polipropilene (particolare materiale biocompatibile) posizionata sotto l’uretra. Impiegata con successo negli States e in Europa su circa 20 mila pazienti è disponibile in 20 centri ospedalieri italiani.

Il prolasso si può curare con nuove metodiche chirurgiche mininvasive di lifting urogenitale basate sull’uso di retine – mesh in polipropilene che inserite attraverso la vagina sostituiscono il supporto originario del pavimento pelvico danneggiato con un’efficacia dell’ 85/ 90% e un basso rischio di recidive - 4%. Rispetto agli interventi invasivi del passato non si asporta più l’utero.
Le due tecniche, impiegate con successo negli States e in Europa e altri Paesi su circa 30 mila pazienti, in Italia hanno già all’attivo oltre cinque mila interventi.

Per l’incontinenza urinaria femminile arrivano Monarc e Miniarc, che prevedono l'applicazione di sling - retine in polipropilene che poste sotto all'uretra risolvono definitivamente il disturbo nell'90% dei casi (otto mila interventi in Italia e oltre 500 mila nel mondo),  si possono effettuare in day hospital in anestesia loco regionale con una rapida ripresa delle normali attività.


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Congresso di urologia

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