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Malattie

Bella stagione: cani esposti al pericolo leishmaniosi

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Pubblicato il: 27-04-2010

Questa grave malattia, catalogata tra le patologie tropicali poiché presente nelle zone calde del globo, si è diffusa anche in Italia a causa dell'innalzamento delle temperature.

Bella stagione: cani esposti al pericolo leishmaniosi © Sxc Sanihelp.it - Nel nostro Paese il 25% delle famiglie possiede un cane, ma solo il 15% dei proprietari è a conoscenza dell’esistenza della leishmaniosi: un dato allarmante considerando che la malattia può avere gravi conseguenze non solo per i nostri amici a quattro zampe, ma anche per l’uomo che è ugualmente sottoposto al rischio di contagio.

La leishmaniosi è una malattia infettiva, cioè trasmessa da un individuo malato o portatore sano ad un individuo sano, ad andamento generalmente cronico, causata da un piccolo parassita (un protozoo del genere Leishmania) che invade l’organismo procurando una serie di lesioni nei tessuti e negli organi.
Può essere trasmessa solamente attraverso un vettore, rappresentato da un insetto, il flebotomo.

In Italia le regioni più colpite sono quelle della costa tirrenica, del basso Adriatico e le isole maggiori dove la sieropositività tocca picchi davvero elevati (dal 40% nell’area napoletana al 60% nell’area catanese).
Ma anche le regioni pre-appenniniche e addirittura quelle prealpine a clima continentale, tradizionalmente indenni, sono oggi bersaglio dei flebotomi: lo dimostrano i dati della LeishMap, il network scientifico per il monitoraggio e la mappatura della leishmaniosi canina in Italia.

«L’aumento della temperatura insieme al fenomeno del turismo con cane al seguito, favoriscono la diffusione della leishmaniosi nel nostro Paese, che oggi sta diventando endemica anche al di fuori dei focolai tradizionali» dichiara Luigi Gradoni, Reparto di Malattie Trasmesse da Vettori e Sanità Internazionale, Dipartimento di Malattie Infettive, Parassitarie e Immunomediate, Istituto Superiore di Sanità (ISS) «le uniche aree attualmente non endemiche sono i centri urbani delle città medie e grandi, la pianura padana e i rilievi montuosi sopra i 400-800 metri».

Abbiamo incontrato per voi il dottor Edmondo Vatta, medico veterinario in Monza, per avere qualche informazione in più riguardo a questa malattia.

Innanzitutto quali sono i principali sintomi attraverso i quali la patologia si manifesta nel cane?

I sintomi nel cane sono molteplici e posso includere sia la forma viscerale che quella cutanea. La malattia ha spesso decorso subclinico con dimagramento, inappetenza e aumento di volume dei linfonodi. I soggetti colpiti non sempre presentano febbre, sono più affaticati del normale, possono presentare ingrossamento della milza e segni di sofferenza renale, fino ad arrivare a letargia e perdita di sangue dalle narici. La forma cutanea si manifesta con perdita di pelo attorno agli occhi, sulle orecchie, sui gomiti e vicino alle dita. Si può presentare come una dermatite esfoliativa secca con presenza di onicogrifosi.Le aree colpite sono alopecie e non sono pruriginose.

E nell’uomo?

Nell'uomo abbiamo la forma cutanea, il cosiddetto bottone d'oriente: nodulo eritematoso che tenderà ad ulcerarsi e, con la guarigione, lascia una lesione dai margini rilevati; le lesioni possono raggiungere i 6 cm. È presente una forma che può dare recidive nelle zone circostanti la lesione primaria.
La forma mucosa è la meno diffusa e spesso è secondaria alla forma cutanea. La mucosa più colpita è quella del setto nasale che inizialmente si presenta come una rinite, con epistassi ed ostruzione nasale. Quando la lesione invade le mucose circostanti si ha ipertrofia dei tessuti molli anche con mutilazioni al viso.
Queste forme raramente regrediscono da sole, e la morte è causata da infezioni secondarie.
La forma viscerale è la forma più grave, agisce a livello sistemico colpendo soprattutto milza, fegato e midollo osseo. I sintomi sono febbre improvvisa ed irregolare con sudorazioni notturne a cui seguono un calo ponderale, spossatezza, anoressia e nei casi tardivamente trattati un colorito grigiastro. Sintomatologia principe è la splenomegalia (aumento del volume della milza). In seguito possono verificarsi forme cutanee.

Sappiamo che ad oggi non c’è ancora un vaccino contro la leishmaniosi; esistono invece cure e/o specialità medicinali veterinarie valide per prevenirla?

Non esiste un vaccino ma si possono usare con successo i piretroidi sotto forma di pipette da applicare, nelle zone endemiche ogni 2-3 settimane o il collare a base di delta metrite.

In caso di contagio è possibile guarire totalmente dalla malattia?

Ad oggi non si può parlare di reale guarigione dalla malattia una volta contratta.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
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