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L'identikit di chi va veloce

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Pubblicato il: 27-04-2010

La prima ricerca europea sull'eiaculazione precoce ha delineato l'identikit dell'eiaculatore precoce italiano. Trentenne, impegnato, informato, ma non abbastanza.

L'identikit di chi va veloce © Photos.com Sanihelp.it - È la più frequente disfunzione sessuale maschile, con il 20% di Italiani colpiti, eppure l’eiaculazione precoce (EP) è ancora circondata da falsi miti, come è emerso dalla ricerca, dal nome eloquente, PE Confidential Survey, presentata in occasione del 25° Congresso dell’Associazione Europea di Urologia (EAU).

Lo studio, che ha confrontato 4500 uomini e donne di 9 paesi europei (Italia, Spagna, Portogallo, Germania, Austria, Uk, Francia, Finlandia e Svezia), è riuscito, così, nell’impresa di delineare l’identikit del maschio italiano colpito da eiaculazione precoce, spazzando via anche una serie di leggende metropolitane.


Innanzitutto, chi soffre di questa disfunzione ha, prevalentemente, tra i 31 e i 40 anni ed è coinvolto in una relazione stabile o di lunga durata (il 76%). Quindi l’eiaculazione precoce non riguarda solo i giovani, alle prime esperienze sessuali, e tanto meno i single alle prese con avventure occasionali. Un segnale di come non sia tanto una questione psicologica, quanto una condizione medica curabile.

E questo, invece, è un falso mito duro a crollare: solo il 23% di tutti gli europei interpellati ritiene che l’eiaculazione precoce sia una condizione medica con precise cause, anche di natura organica. Per tutti gli altri è solo un problema di testa e di relazione. Ecco perché neppure la metà di chi va veloce (meno del 40%) ha provato un rimedio e perché, tra le soluzioni scelte, il farmaco prescritto dal medico sia appannaggio di pochi, superato da creme, tecniche di comportamento e esercizi fisici.

«Una soluzione farmacologica specifica, a base di dapoxetina, è oggi disponibile, e i medici sono ormai sempre più attrezzati per riconoscere le possibili cause di natura fisica del disturbo. Ciò deve spingere sempre più i pazienti a rivolgersi con fiducia al medico. Perché no, aiutati dalle loro partner» ricorda il professor Emanuele A. Jannini coordinatore della Commissione Scientifica della Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità e del primo Corso di Laurea in Sessuologia dell'Università Italiana, all’Aquila.

Ma l’uomo parla poco con il medico, un po’ per imbarazzo, ma soprattutto perché non ritiene sia un problema di sua competenza. Anzi, parla poco con chiunque anche se, a sorpresa, l’Italiano è, insieme con i cugini Spagnoli, il più aperto e pronto a parlare (lo fa il 62%), soprattutto con la compagna (40%).

I nostri connazionali, inoltre, stupiscono positivamente anche per la loro voglia di informazioni: sono quelli che cercano di saperne di più sull’eiaculazione precoce (65%) e la fonte di informazioni prediletta è Internet (54%). 

Crolla, infine, un’altra leggenda metropolitana: quella dell’uomo latino preoccupato delle proprie performance sessuali e non abbastanza della soddisfazione della compagna. Secondo la ricerca gli eiaculatori precoci italiani sono addirittura più preoccupati delle loro stesse partner, della soddisfazione sessuale e della stabilità della coppia (il 55% contro il 29%). « I pazienti misurano ormai se stessi e il proprio successo in termini di orgasmo femminile e non più di tacche sul fucile» sottolinea Jannini.

E loro, le donne? Pur accomunate con le altre europee dal fatto di fare meno sesso di quanto vorrebbero, le Italiane sono le meno frustrate d'Europa durante l'attività sessuale, ma anche tra le più arrabbiate e quelle che si sentono meno in colpa: «Convivono sotto il sole d’Italia donne accoglienti, materne e non giudicanti magari meno influenzate dalle istanze femministe e altre, cresciute con Sex and the City, che non si colpevolizzano di certo per il mancato controllo maschile, ma anzi gliene fanno una colpa precisa » conclude il medico.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
25° congresso dell’Associazione Europea di Urologia

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