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Randagismo e abbandono: combattiamo insieme per eliminarli

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Pubblicato il: 08-06-2010

Dalle indagini recentemente effettuate sul territorio italiano risulta che in molte regioni, soprattutto in Meridione, il fenomeno del randagismo ha raggiunto livelli drammatici.

Randagismo e abbandono: combattiamo insieme per eliminarli © Sxc Sanihelp.it - Gli ultimi dati resi noti dal Ministero della Salute parlano chiaro: nel 2006 in Italia erano presenti 590.000 cani randagi di cui solo un terzo ospitati in apposite strutture rifugio.

Il problema della popolazione vagante viene alimentato ogni estate, come tristemente noto, dai cani abbandonati barbaramente da proprietari senza scrupoli nelle piazzole di sosta delle autostrade, per non parlare poi delle femmine che, non essendo state sterilizzate, periodicamente partoriscono mettendo al mondo cuccioli che sono destinati a divenire randagi.

I rischi collegati al triste fenomeno del randagismo sono molteplici: i cani inselvatichiti possono diventare aggressivi nei confronti degli umani, spesso sono portatori di malattie infettive e causano incidenti stradali anche mortali. A volte arrecano danni al bestiame domestico o agli altri animali selvatici.

Lo Stato, nel tentativo di arginare il problema, ha invitato le Regioni ad adottare un programma di prevenzione: sono infatti previsti corsi formativi per chi opera nel settore veterinario e all’interno delle scuole vengono proposte lezioni informative per educare bambini e ragazzi a un possesso responsabile.

E’ stato inoltre istituito un fondo per la tutela del benessere e per la lotta all’abbandono degli animali da compagnia che viene distribuito, in base alle esigenze, tra le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano.

La normativa vigente prevede poi l’obbligo della sterilizzazione dei cani randagi per il controllo delle nascite al fine di ridurre il fenomeno e limitare il sovraffollamento dei canili.
Campagne di sensibilizzazione verso il problema sono state promosse dalla Lega Nazionale per la difesa del cane e dalla LAV Lega Antivivisezione.

Nonostante negli ultimi 20 anni l’Italia si sia impegnata per la salvaguardia degli animali attraverso l’emanazione di numerose leggi, i monitoraggi sul territorio hanno evidenziato la scarsa applicazione delle disposizioni in materia di tutela degli animali da affezione e lotta al randagismo.

Il Ministro del Turismo Michela Brambilla, alla presentazione del manifesto La coscienza degli animali di cui è l’ideatrice e attiva sostenitrice, ha affermato di voler costruire una nazione «animal and pet friendly» a 360º.

«Se consideriamo la forte sensibilità di altri Paesi, anche quelli più vicini a noi, verso queste tematiche» ha dichiarato il Ministro Brambilla «ci rendiamo conto di quanto sia necessaria un'inversione di rotta; gli episodi di cronaca tristemente famosi all'estero, relativi allo stato di degrado in cui vivono i nostri animali, sono moltissimi.
Quanto accaduto in Sicilia lo scorso anno e una lunga serie di episodi come la petizione, che ormai gira online, che trae origine da una lettera di protesta di alcuni turisti stranieri recatisi in Sardegna, ne sono un esempio. Quei turisti preso atto dell'imponenza del fenomeno del randagismo e delle penose condizioni in cui versavano numerosissimi cani presenti nella zona visitata, hanno deciso di non venire più in Italia e di non acquistare più prodotti italiani.
Costoro rappresentano la coscienza collettiva al di fuori dei confini domestici, che non può accettare di entrare in contatto con una realtà tanto crudele e retriva quanto quella che giunge all'abbandono dei cani e al maltrattamento di animali più in generale. Episodi come questi dimostrano come anche le condizioni in cui vivono i nostri piccoli amici rappresentino, agli occhi del mondo, il livello di civiltà raggiunto in Italia e ne condizionino l'attrattività.»


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Ministero della Salute, ANMVI oggi

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