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Depressione post partum: trattamento d'urto per casi gravi?

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Pubblicato il: 21-06-2010
Sanihelp.it - Alla luce dei recenti fatti di cronaca, la SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) ha proposto al Ministro della Salute Ferruccio Fazio di applicare la procedura del TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) extraospedaliero per le donne affette da depressione post partum a rischio di infanticidio.

Questa procedura consente di adottare limitazioni della libertà personale per ragioni di cura, all’interno dell’abitazione del paziente. Un’equipe specializzata potrebbe occuparsi continuativamente 24 ore su 24 delle donne con comportamenti potenzialmente omicidi, tutelando così sia la madre che il figlio.

La depressione post partum si può prevenire. Ma quali sono i campanelli d’allarme? Episodi di ansia o depressione durante la gravidanza o una storia personale o familiare di depressione (81%), precedenti casi di depressione post partum (78%), isolamento o condizioni socioeconomiche svantaggiate (63%) e problemi con il partner (58%).
I casi che richiederebbero un provvedimento di TSO extraospedaliero possono essere valutati, secondo Strade onlus, in circa 1.000 interventi per anno.

La depressione post partum colpisce circa il 10% delle donne, da 50.000 a 75.000 neomamme l’anno nel nostro Paese, con un costo sociale valutato in circa 500 milioni di euro in 12 mesi.
Nonostante questi dati, il rischio di sviluppare depressione viene valutato di routine solo dal 30% dai ginecologi durante gli incontri pre parto. Dopo, solo nel 45% delle strutture è previsto un monitoraggio delle mamme a rischio. E il tempo dedicato all’informazione prima della dimissione è inadeguato per il 72% dei ginecologi.


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