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Speciale acido folico in gravidanza

Gli effetti della carenza di acido folico sul cuore

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Pubblicato il: 22-06-2010

Circa 70 bambini italiani su 10 mila possono nascere con difetti al cuore. Una delle cause è la carenza di acido folico durante la gravidanza. Che può dare anche altri problemi.

Gli effetti della carenza di acido folico sul cuore © Photos.com Sanihelp.it - I difetti cardiaci congeniti colpiscono 60-80 feti su 10 mila nel nostro Paese e assieme ai difetti del tubo neurale sono responsabili di circa la metà delle morti infantili da malformazioni congenite. Si tratta di malformazioni del cuore riconducibili ad alterazioni interventricolari, a trasposizione dei grossi vasi e a tetralogia di Fallot, una malattia che compromette i setti esistenti tra l’aorta e l’arteria polmonare e i ventricoli corrispondenti.

Questi difetti, presenti sin dalla nascita, si originano nei primissimi stadi della gravidanza, quando il cuore inizia a prendere forma: l’abbozzo del setto ventricolare e quello dell’uscita dei grossi vasi dal cuore si formano nel primo mese di gestazione dall’ectoderma, cioè dallo stesso tessuto embrionale da cui si origina il tubo neurale.

Una carenza di acido folico può anche predisporre il feto a malattie cardiovascolari, perché innalza i valori di omocisteina nel sangue. Un’elevata quantità di questo aminoacido solforato infatti favorisce l’aterosclerosi, il deposito di placche di grasso all’interno delle coronarie e dei vasi cerebrali ed è pertanto considerata un fattore di rischio cardiovascolare.

Non solo. Un alto livello di omocisteina nel sangue durante lo sviluppo fetale può esporre i futuri bambini a infarto del miocardio e a ictus cerebrale nella seconda metà della loro vita e presumibilmente anche ad altri disturbi, quali depressione, demenza senile, Alzheimer, fratture ossee, presbiacusia, neuropatia diabetica, e mortalità in generale.

Grazie a una serie di studi clinici effettuati negli ultimi anni, si sta facendo largo l’ipotesi secondo cui un aumento dell’omocisteina nel sangue sia responsabile anche di alcune complicanze della gravidanza, quali l’aborto spontaneo ricorrente, il ritardo di crescita intrauterina, la preeclampsia e il distacco della placenta.

Le donne che presentano iperomocisteinemia hanno, infatti, un rischio aumentato di sviluppare malattie nel secondo e terzo trimestre di gravidanza: l’incremento dell’omocisteina e il danno vascolare che questo potrebbe comportare alla placenta sarebbero alla base di un compromesso esito della loro gravidanza. Alti livelli di omocisteina nel sangue predispongono, infine, all’insufficienza renale: i reni fanno fatica a filtrare un’urina ricca di omocistina, cioè del prodotto ossidativo dell’omocisteina, compromettendo la loro funzione.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Presentazione Bracco e ASBI Femibion Gravidanza 1 e 2

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