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Le fobie: definizione e classificazione

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Pubblicato il: 08-07-2010

La dottoressa Giorgia Aloisio, psicologa e psicoterapeuta romana, ci guida nel viaggio alla scoperta della storia delle fobie, dell'evoluzione del loro studio e della loro classificazione

Le fobie: definizione e classificazione © Photos.com Sanihelp.it - Secondo Galimberti la fobia è il timore irrazionale e invincibile per oggetti o specifiche situazioni che, secondo il buon senso, non dovrebbero provocare timore. Il termine fobia deriva dal verbo greco φÝβομαι, che significa essere spaventato, fuggire atterrito: inizialmente, quindi, la fobia veniva identificata con la reazione emotiva e somatica collegata allo spavento e alla fuga. In seguito questo termine è stato associato al semplice timore, alla paura. Poiché la paura è una reazione normale, la psicopatologia fobica si è sviluppata con un certo ritardo rispetto a quella di altri disturbi.

Alla fine del XIX secolo, le fobie venivano distinte in base alla loro origine: affettiva o intellettiva. In seguito, nel 1923, E. Regis propose una classificazione che risulta tuttora alquanto valida e che distingue le fobie in cinque macrocategorie: fobie nei confronti di oggetti e azioni, di luoghi, di elementi, di malattie, di esseri viventi.

Facendo un passo indietro, il primo vero sistematico tentativo di classificazione risale a Sigmund Freud, il padre della psicoanalisi e delle moderne psicoterapie, che nel 1895 distinse le fobie dalle ossessioni e nel 1905 pubblicò un caso clinico che fece scalpore: il caso del piccolo Hans, bambino di cinque anni che aveva sviluppato un’intensa fobia nei confronti dei cavalli, e in particolare il terrore di incontrarne uno e di essere da questi morso.

Le fobie strictu sensu, di appannaggio clinico, rientrano in diversi quadri patologici. Secondo una moderna classificazione di Lalli (1999) possiamo oggi analizzarle categorizzandole in tre grandi gruppi: fobie da situazioni, animali o da oggetti, fobie d’impulso e fobie relative al corpo.

Fobie da situazioni, animali o da oggetti: di questo gruppo fanno parte l’agorafobia (paura di trovarsi in luoghi spaziosi o elevati temendo di non avere la possibilità di rifugiarsi o ripararsi), la claustrofobia (angoscia di trovarsi in luoghi chiusi senza poterne fuoriuscire, come a esempio l’ascensore) la fobia dei mezzi di trasporto (una tipologia di paura a metà strada tra agorafobia e claustrofobia), l’aracnofobia (fobia degli insetti).




Fobie d’impulso: in questa categoria ritroviamo la fobia del vuoto (che avviene quando, trovandoci in un luogo elevato, abbiamo la strana sensazione che potremmo desiderare di gettarci e cadere nel vuoto), o la paura di poter avere un comportamento sconveniente (esempio: bestemmiare, spogliarsi in pubblico).

Fobie corporee: come, a esempio la paura di arrossire in volto (ereutofobia), di avere corpo o parti di esso deformi (dismorfofobia).


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Intervista alla dottoressa Giorgia Aloisio

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