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Malattie

La rabbia in Italia

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Pubblicato il: 27-07-2010

A partire dal mese di ottobre dell'anno 2008 la rabbia è ricomparsa nel nostro Paese; approfondiamo insieme cause, sintomi e precauzioni da adottare nei confronti di questa malattia.

La rabbia in Italia © Sxc Sanihelp.it - La rabbia è una malattia causata da un virus (sempre mortale se non opportunamente trattata) presente nella saliva dell’animale malato e si può trasmettere all’uomo attraverso la morsicatura, i graffi, la leccatura di pelle non integra o il contatto della saliva dell’animale infetto con le mucose.

I primi segnali della ricomparsa di questa malattia in Italia si ebbero verso la fine del 2008 nel Comune di Resia (UD), a seguito dell’evolversi dell’epidemia che interessava da tempo la Slovenia e la Croazia.
Nel corso del 2009 e inizio 2010 l’epidemia si è diffusa in direzione Sud- Ovest, colpendo il Friuli Venezia Giulia, il Veneto, fino ai casi più recenti riscontrati nella provincia autonoma di Trento.

Nella maggior parte dei casi la malattia riguarda gli animali selvatici (soprattutto le volpi). Sono stati però riscontrati positivi anche animali domestici tra cui cani, gatti, cavalli e asini.

L’animale affetto dalla rabbia presenta modificazioni del comportamento:
- l’animale selvatico perde la naturale diffidenza verso l’uomo;
- l’ animali domestico, se di indole mansueta, diventa aggressivo;
- in generale il soggetto sviluppa difficoltà nei movimenti, la paralisi e infine la morte.

I sintomi non necessariamente si manifestano nel momento in cui l’animale contrae la rabbia: spesso passano settimane o addirittura mesi dal momento in cui è avvenuta l’infezione.

Le autorità veterinarie nazionali e locali hanno messo in atto tutte le misure sanitarie necessarie al controllo della diffusione della malattia, quali l’ obbligo di vaccinazione antirabbica dei cani e altri animali da compagnia che vivono o si recano nelle zone interessate, campagne di vaccinazione orale delle volpi, intensificazione del monitoraggio degli animali selvatici nel territorio ecc.

Ma quali precauzioni deve adottare il singolo individuo se si reca nelle zone interessate per evitare il contagio?
Innanzitutto si deve evitare il contatto con qualsiasi animale selvatico e/o sconosciuto, anche se di indole socievole, sia per se stessi che per i propri animali domestici.
In secondo luogo è utile segnalare al veterinario eventuali modificazioni del comportamento abituale e/o atteggiamenti insoliti del proprio amico a quattro zampe.

Il Ministero della Salute, nel comunicato stampa trasmesso il 22 luglio 2010, precisa che:

«E’ stato attivato dal dicembre 2009 un piano di vaccinazione orale delle volpi nei confronti della rabbia che ha interessato le Regioni del nord-est italiano. Entro la fine del 2010 saranno completate quattro campagne di vaccinazione, effettuate con mezzi aerei, su un’area di oltre 30.000 kmq. Le procedure messe in atto sono in accordo con le raccomandazioni della Comunità europea e dell’Organizzazione mondiale della sanità animale e consentono di ridurre il rischio che la malattia si estenda alle regioni confinanti. E’ attivo un sistema di sorveglianza negli animali selvatici che garantisce un’individuazione rapida di nuovi casi di malattia. Nelle aree a rischio è obbligatoria la vaccinazione degli animali domestici, cani, gatti, bovini, ovicaprini e cavalli che si recano al pascolo. Grazie a questi interventi sanitari la malattia è ritenuta sotto controllo e al momento si assiste ad una riduzione dei casi accertati: infatti si è passati dalle 49 positività al virus registrate nelle volpi nel mese di gennaio 2010, ai 9 casi dell’ultimo mese (giugno 2010). Pertanto allo stato attuale non si ritiene necessario apportare modifiche essenziali alla strategia sinora adottata.»


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Ministero della Salute, Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie

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