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Conferme scientifiche sulla curcumina

Nel curry l'arma contro l'osteoartrosi

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Pubblicato il: 14-09-2010

È nel pigmento che dà il caratteristico colore giallo alla famosa spezia orientale che si nasconde il segreto per combattere l'osteoartrosi: per la prima volta scientificamente provato a dosaggi realistici.

Nel curry l'arma contro l'osteoartrosi © Sxc Sanihelp.it - Che facesse bene, già si sapeva da moltissimo tempo. Ma oggi uno studio scientifico avvalora l’ipotesi che la curcumina, il pigmento giallo della pianta curcuma (Curcuma longa L.), la spezia più importante della cucina indiana nonché uno dei componenti principali del curry, possa essere utilizzata per combattere l’osteoartrosi, la forma più comune di malattia artritica.

Un nuovo studio condotto da ricercatori italiani, infatti, ha evidenziato che un complesso di curcumina e fosfatidilcolina di soia (chiamato Meriva, brevettato da Indena) aiuta ad alleviare il dolore e ad aumentare la mobilità articolare nei malati di osteoartrosi. È la prima volta che la curcumina risulta clinicamente attiva a bassi dosaggi (200 mg al dì, contro gli 8 grammi utilizzati nei precedenti studi clinici). Lo studio ha evidenziato come questo complesso vegetale sia uno strumento complementare efficace nella gestione dell'osteoartrosi e somministrabile a dosaggi compatibili a un trattamento clinico.

Commentando i risultati Giovanni Appendino, Professore di Chimica Organica all’Università del Piemonte Orientale, ha dichiarato: «Più di 2.500 studi pre-clinici hanno mostrato le potenzialità della curcumina nel trattamento di svariate patologie, specialmente quelle croniche di tipo infiammatorio. Tuttavia, la sua scarsa solubilità in acqua, la sua instabilità chimica ai valori di pH intestinali e la sua ridottissima biodisponibilità orale avevano finora ostacolato ogni tentativo di sviluppo clinico. Questi problemi sono oggi superati dalla complessazione della molecola con fosfolipidi, che garantisce una maggiore stabilità e un miglior assorbimento per via orale rispetto alla curcumina pura».

La Curcuma Longa (altrimenti detta zafferano dell’India), pianta dal grosso rizoma arancio brillante che, grattugiato, dà una polvere giallo oro, è una pianta oggi molto utilizzata, non solo in Oriente, sia in cucina, come spezia e come additivo alimentare in prodotti caseari (formaggi e yogurt), margarina e cibi in scatola, sia come ingrediente medicinale.

Già 4000 anni fa gli indiani ne facevano ampio uso nei rituali religiosi per via del suo colore correlato al sole: secondo le loro credenze, veniva in aiuto per avverare i desideri. Dà lì in poi gli usi si estesero e oggi la medicina ayurvedica vi ricorre come trattamento coadiuvante nella cura di diversi disturbi: ipercolesterolemia, allergie, problemi di digestione, avvelenamenti, dolore reumatico, rinosinusiti e infezioni intestinali. Ha anche una funzione antiossidante, per cui si rivela utile per uso esterno nei problemi di invecchiamento della pelle.

Nella medicina tradizionale asiatica la pianta è ampiamente utilizzata da tempo per il trattamento degli stati infiammatori e dei dolori articolari. Il dosaggio utilizzato nello studio è stato leggermente superiore rispetto alla dose assunta nella normale dieta indiana, dove questo ingrediente è principalmente consumato in una matrice oleosa che ne favorisce l’assorbimento.

L’uso della curcuma come condimento non dà problemi, mentre quello terapeutico può avere effetti collaterali (nausea, diarrea, mal di stomaco) e controindicazioni (gravidanza e calcoli alla cistifellea), per cui è meglio consultare il medico prima di assumerlo.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
B.Brigo, Medicina naturale dalla A alla Z, Tecniche Nuove; G.Lomazzi, Erbe aromatiche e spezie, Red Edizioni

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