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Fitoterapia per il fegato

10 erbe per il benessere del fegato

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Pubblicato il: 21-09-2010

Le malattie del fegato sono sempre più diffuse. Colpa di dieta scorretta, alcol e scarso movimento. Per fortuna vengono in aiuto le erbe, per proteggere il fegato e mantenerlo in salute.

10 erbe per il benessere del fegato © Sxc Sanihelp.it - Con oltre 50 mila ricoveri all’anno in Italia, le malattie del fegato come la steatosi, l’epatite cronica e la cirrosi rappresentano un problema sanitario molto rilevante, soprattutto per via della diffusione di scorretti stili di vita: eccesso di alcol, cattiva alimentazione, sedentarietà, sovrappeso e sindrome metabolica.

Prevenirle, però, è possibile, correggendo le abitudini alimentari e di stile di vita e ricorrendo ad alcune erbe. Salvatore Ricca Rosellini, epatologo dell’Ospedale di Forlì e presidente dell’Associazione forlivese per le malattie del fegato, spiega in un manuale fresco di stampa (Fegato sano. Il segreto per una vita in ottima salute, Edizioni L’Età dell’Acquario, in libreria dal 23 settembre) come migliorare il benessere del fegato con le erbe.

Infatti, pur non essendo possibile guarire alcune malattie del fegato – come l’epatite virale B o l’epatite virale C – curandosi con le erbe, si può sfruttare le conoscenze della fitoterapia per migliorare il benessere di questo organo vitale.

Ecco quali sono le principali erbe amiche del fegato:

1. Boldo (Peumus boldus): usato da tempo in America Latina per i disturbi del fegato e della cistifellea. La maggior parte della sua attività è attribuita a un alcaloide chiamato boldina, che ha un’azione protettiva del fegato, stimolante della produzione di bile, digestiva, di aumento della secrezione dei succhi gastrici. È utilizzato per infusione. È sconsigliato in gravidanza e allattamento, a chi ha problemi della coagulazione, una malattia del fegato avanzata oppure è in cura con anticoagulanti (warfarin) o antiaggreganti piastrinici.

2. Camomilla: è utilizzata per la sua efficacia antispastica e sedativa. È la bevanda serale da consigliare. In infusione.

3. Carciofo: favorisce la digestione, stimolando anche la funzione epatica e biliare. Contiene, tra l’altro, la cinarina che, oltre ad aumentare la secrezione biliare, protegge il fegato, essendo un antiossidante. In fitoterapia si utilizzano le foglie seccate e tritate per infusi.

4. Cardo mariano: può essere utilizzato in tutte le malattie del fegato. Ha anche un effetto lassativo, tonico e stimolante. Per il contenuto di tiramina, i frutti in infusione devono essere utilizzati con cautela dagli ipertesi.

5. Curcuma: consigliata come spezia, può essere impiegata come infusione per stimolare la produzione della bile e migliorare la digestione. Le proprietà della curcuma e del curry come antiossidante sono state dimostrate anche da studi scientifici. Cautela nel caso di calcoli biliari.

6. Liquirizia (Glycyrrhiza glabra): il principio attivo più importante è la glicirrizina, che le conferisce un’azione antinfiammatoria e antivirale. In medicina è stata utilizzata per la terapia dell’ulcera e nelle malattie croniche del fegato. Poiché ha un’azione negativa sulla pressione arteriosa (la alza) e sui sali (trattiene il sodio, riducendo il potassio), il suo uso non è sempre consigliato.

7. Menta (Mentha piperita): stimola la digestione e stimola la produzione di bile e ha un’azione antispastica. Riduce la nausea. Per infusione.

8. Rosmarino: utilizzato in fitoterapia per le sue azioni tonificanti e digestive, ha un’azione colagoga e coleretica. Può essere impiegato, in infusione, anche in caso di steatosi, epatite cronica e cirrosi. Evitare l’assunzione durante la gravidanza e l’allattamento, se si soffre di epilessia o di ipertensione arteriosa.

9. Schisandra (Schizandra chinensis): poco impiegata in Italia, agisce come antiossidante nelle malattie del fegato e ha un’azione immunostimolante, in particolare contro le infezioni virali.

10. Tarassaco (Taraxacum officinale): l’efficacia sulla stimolazione dell’apparato digerente e del fegato è nota da secoli. Addirittura, in passato, si parlava di tarassacoterapia. Essendo particolarmente ricco in vitamina A, deve essere assunto con prudenza nelle epatopatie croniche avanzate: la vitamina A in alte dosi è tossica per il fegato.

Gli infusi possono essere assunti quotidianamente per un paio di settimane, ma è sempre bene consultarsi con il medico, il farmacista o l’erborista. Non bisogna dimenticare, infatti, che le erbe possono provocare disturbi gastrici, diarrea, allergie e mal di testa.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
S. Ricca Rosellini, Fegato sano. Il segreto per una vita in ottima salute, Edizioni L'Età dell'Acquario,

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