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Entro tre anni cellule staminali contro il Parkinson

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Pubblicato il: 04-01-2002

«Con le cellule staminali cerebrali presto si potranno curare malattie del cervello come la sclerosi multipla o il morbo di Parkinson e altre.»

Sanihelp.it - «Con le cellule staminali cerebrali presto si potranno curare malattie del cervello come la sclerosi multipla o il morbo di Parkinson e altre. Allo stato attuale delle ricerche, posso anche azzardare una data: le prime applicazioni per curare il morbo di Parkinson con l’utilizzazione di cellule staminali potranno cominciare fra tre anni».
E’ stato il neurofarmacologo Angelo Vescovi, direttore del laboratorio di ricerche sulle cellule staminali dell’Istituto San Raffaele di Milano, ad avanzare questa ipotesi nella tavola rotonda conclusiva alle «Giornate di studio del centro Pio Manzù».

OSTACOLI - Vescovi ha però premesso che la sua previsione è un azzardo, in quanto ci potrebbero essere molti ostacoli al procedere delle ricerche in questo settore in cui sono facili le polemiche e in cui le remore morali sono importanti quanto l’entusiasmo e spesso l’incoscienza di molti.
Per quanto riguarda le riserve morali che provengono da ambienti religiosi e no, ha ricordato che per lavorare sulle cellule staminali cerebrali non è necessario utilizzare gli embrioni. «Sin dal 1993 ho dimostrato che si possono isolare e selezionare ed espandere le cellule staminali cerebrali dai feti abortiti spontaneamente o dai cadaveri. Sono disponibili nella sola Lombardia 40 feti ogni settimana. Quindi la materia prima sarebbe anche abbondante. Non c’è alcun bisogno di clonare embrioni. Da 50 mila cellule di partenza sono state generate, in un esperimento, tante cellule cerebrali (neuroni) sufficienti a ricreare ben tre cervelli umani».
Angelo Vescovi ha cominciato a occuparsi delle cellule staminali cerebrali sin dal 1991, prima di trasferirsi in Canada, all’Università di Calgary, per collaborare con il professore Chris Bjornson. Nel 1999 ha dimostrato che le cellule staminali cerebrali possono trasformarsi in cellule ematiche: i risultati dei suoi studi sono stati pubblicati dalla rivista scientifica Science . Dal 1998 è tornato a lavorare in Italia, all’Istituto «San Raffaele» di Milano. I suoi esperimenti attualmente sono diretti a dimostrare che le cellule staminali cerebrali «hanno grande capacità di espansione» e possono pertanto sostituire i neuroni malati.

GLI ESPERIMENTI - «Le cellule poi possono essere ingegnerizzate. In altre parole si può trovare il sistema di superare il rigetto - ha aggiunto Vescovi -. E’ vero però che le altre cellule, per ora, presentano maggiori difficoltà». In Italia comunque non ci sono protocolli applicativi sull’uomo, ma, essendo ancora in una fase di ricerca e sperimentazione su animali, c’è ancora molta segretezza.
«Il pericolo vero è l’inflazione degli staminologi - sottolinea il ricercatore -. Nell’agosto 2000 gli esperti erano appena 10-15. Oggi sono più di mille. Si evince che non hanno più di un anno di esperienza. Se ci scappa il morto si blocca tutta la ricerca. E sarebbe un vero disastro».

LE POLEMICHE - A polemizzare con tutti, dichiarandosi «perseguitato», è stato il ginecologo Severino Antinori che ha rilanciato il suo progetto di clonazione umana (la chiama «riprogrammazione genetica a scopo terapeutico») sulla base di un dato scientifico nuovo, cioè lo studio del ricercatore americano Keith Killian, della Duke University, pubblicato il 15 agosto sulla rivista «Human molecular genetics» secondo il quale la clonazione sui primati e sull’uomo sarebbe più facile che su bovini, roditori, ovini, per i quali il rischio di malformazione è molto più alto. «Ci sono già una decina di Paesi che mi chiedono di andare da loro a proseguire i miei esperimenti». Quali? «Non lo posso dire».


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Redazione Sanihelp.it

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