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Fegato: ecco il bisturi ecoguidato

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Pubblicato il: 28-09-2010

Un ecografo speciale guida il chirurgo alla ricerca dei by-pass naturali. Così la chirurgia risparmia il più possibile il fegato, asportando solo il nodulo canceroso

Fegato: ecco il bisturi ecoguidato © Photos.com Sanihelp.it - Intervenire sul fegato in modo sempre più mirato e preciso, risparmiando al massimo l’organo e rimuovendo solo il tumore o le metastasi, garantendo la radicalità oncologica dell’intervento. Ecco la possibilità offerta dall’ecografia intraoperatoria, utilizzata come una sorta di navigatore satellitare. Presso l'Istituto Humanitas di Rozzano (Mi), il professor Guido Torzilli, capo sezione di Chirurgia Epatica, e la sua équipe hanno messo a punto tecniche innovative che consentono diaffrontare con il bisturi casi fino a ora altrimenti non operabili

«Utilizzando un ecografo più sensibile, abbiamo dimostrato per la prima volta che i vasi sanguigni che dal fegato scaricano il sangue nella vena cava inferiore (dalla quale poi giunge al cuore) sono spesso fra loro comunicanti. E ciò nella maggior parte dei pazienti con tumori che comprimono o invadono queste vene: in otto malati su dieci esistono questi veri e propri by-pass naturali che, se identificati e risparmiati nel corso della rimozione del tumore, permettono di togliere la vena invasa lasciando però la parte di fegato da essa drenata. Infatti, il sangue, attraverso il by-pass naturale, viene comunque scaricato dalla vena adiacente. Questo consente di intervenire senza asportare grandi parti del fegato. In altre parole, mettendo a disposizione quanto di più avanzato la chirurgia moderna offre oggi, riusciamo a estendere al fegato l’approccio utilizzato da anni per il tumore del seno, asportando solo il nodulo canceroso e risparmiando il più possibile l’organo».

Lo studio è stato effettuato su un gruppo di pazienti con noduli tumorali localizzati alla confluenza delle vene sovraepatiche, ossia vicino alla parte alta e posteriore del fegato, che oggi vengono trattati resecando metà o 2/3 dell’organo. In questo modo diminuisce il tasso di resezioni maggiori (che dal 30-50% scende al 7%) ma non la radicalità degli interventi.

 «Il tasso di recidiva locale dei nostri pazienti è in linea con quello della chirurgia convenzionale (1-2%). L’ecoguida intraoperatoria consente di identificare esattamente i contorni della lesione tumorale e di studiare bene il rapporto vaso/neoplasia, eseguendo resezioni estremamente precise. Abbiamo tolto fino lesioni multiple in un unico intervento. Con le metodiche convenzionali pazienti con malattie di questo grado di complessità non possono trovare, con un singolo intervento, una risposta chirurgica al loro problema, perché le metastasi coinvolgono ogni parte del fegato. 

Grazie all’uso estensivo dell’ecografia intraoperatoria noi invece riusciamo a estendere le indicazioni alla chirurgia, senza mortalità intraoperatoria né necessità di reintervento per complicanze. Resta invece aperta la possibilità di reintervenire per questi pazienti se compaiono nuove metastasi nel fegato, eventualità molto probabile in queste forme di malattia multifocale.

Per il futuro lo sforzo ulteriore che deve essere fatto è capire quali fattori biologici determinano la guarigione di questi pazienti. L’insieme delle innovazioni tecniche e chirurgiche sviluppate negli anni ci permette di affrontare con il bisturi situazioni prima impensabili. Ora la sfida passa alla ricerca di base e all’oncologia per selezionare i pazienti che meglio se ne possono giovare».


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Istituto Clinico Humanitas Rozzano - Milano

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