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La tecnica della desensibilizzazione orale

Bimbi allergici ai cibi: la cura c'è

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Pubblicato il: 12-10-2010

I pediatri fanno il punto su una tecnica molto efficace nel ridurre le allergie alimentari nei bambini, la desensibilizzazione orale, che però non sempre si può applicare. Conosciamola nel dettaglio.

Bimbi allergici ai cibi: la cura c'è © Photos.com Sanihelp.it - Nei Paesi industrializzati, il 6-8% dei bambini soffre di allergia alimentare nei primi tre anni di vita. La prevalenza di tale disordine tende a decrescere con l’età, e in particolare l’80% dei bambini allergici al latte vaccino, una delle più comuni allergie alimentari, tollerano tale alimento entro il quinto anno di vita. Su questo tema faranno il punto gli esperti della Società Italiana di Pediatria – SIP riuniti al prossimo 66° Congresso Nazionale del 20-23 ottobre a Roma.

«Con il termine allergia alimentare si intende una risposta immunologica aberrante verso alcune proteine contenute negli alimenti, con conseguente insorgenza di sintomi quali anafilassi, orticaria/angioedema, dermatite atopica, rinocongiuntivite, asma, sindrome orale-allergica e sintomi gastrointestinali (vomito, diarrea, gastroenterite allergica eosinofila e reflusso gastroesofageo)», spiega il professor Alberto Ugazio, Presidente SIP.

Ancora oggi il trattamento standard è rappresentato dalla dieta d’esclusione, nonostante nuovi approcci terapeutici e/o farmacologici siano in fase di sperimentazione.
Tra questi, la desensibilizzazione orale sembra essere una procedura promettente, da utilizzare però in casi particolari. Consiste nella lenta e graduale somministrazione di quantità progressivamente crescenti dell’alimento in causa, in bimbi con storia di reazioni immediate gravi di tipo allergico confermate dalla valutazione allergologica. Lo scopo è quello di far si che l’organismo tolleri poco alla volta l’alimento a cui è allergico.

La desensibilizzazione viene iniziata in ambiente ospedaliero, in regime di ricovero o day hospital, dove il bambino ritorna durante le fasi di incremento delle dosi, in modo da attuare un intervento tempestivo qualora si verificassero eventi avversi, tra cui anche un possibile shock anafilattico.

In generale, i tempi di attuazione della cura possono essere molto lunghi (anche mesi) e l’impegno per la famiglia e le strutture ospedaliere particolarmente importante. In alcune fasi la desensibilizzazione viene svolta anche a casa; in questo caso si cerca di ridurre il rischio con somministrazioni molto inferiori a quelle tollerate in ospedale.

«In genere questa tecnica consente di ottenere buoni risultati (tolleranza completa o parziale all’alimento) in circa l’80% dei casi – spiega il professor Ugazio - ma non può essere usata di routine, in considerazione della sua complessità e della significativa possibilità di effetti indesiderati: orticaria, prurito ed edema delle labbra, mal di pancia, tosse, asma e difficoltà a deglutire, tutti nella grande maggioranza dei casi facilmente gestibili con la terapia farmacologica. In alcuni casi però è possibile anche l’insorgenza di reazioni gravi a carico dell’apparato respiratorio e cardiocircolatorio, che comunque in ospedale possono essere gestite nel modo migliore».

Il ricorso a questa procedura deve essere quindi deciso caso per caso e congiuntamente fra medico e familiari, dopo attenta valutazione del rapporto fra benefici e potenziali rischi, e con l’appoggio di strutture capaci di assicurare un elevato grado di esperienza specifica e di sicurezza. Sono fondamentali per la sicurezza del bambino e il buon esito del trattamento sia una stretta collaborazione fra medico e paziente / genitori, sia un rigoroso rispetto delle raccomandazioni mediche.

«Questa opzione viene presa in considerazione solo per alimenti comuni (latte, uovo), per i quali i rischi potenziali di un’assunzione involontaria sono elevati, e quindi la famiglia è sottoposta a un carico ansioso non sopportabile, oppure quando non è possibile assicurare una dieta di eliminazione rigorosa (problemi familiari, adolescenti non collaborativi)», spiega l’esperto.

Per saperne di più sulle allergie alimentari nei bambini, ricordiamo che a febbraio di quest’anno, in occasione della quinta edizione della Giornata del Bambino Allergico, gli esperti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e di Federasma hanno redatto un decalogo per aiutare i genitori a riconoscere, trattare e prevenire le malattie causate da allergia.


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