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Ovaio: ritardare le recidive

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Pubblicato il: 26-10-2010

Uno studio internazionale apre nuove strade nella terapia del tumore all'ovaio. Un farmaco biologico, in associaizone alla chemioterapia, permette di tenere il tumore sotto controllo

Ovaio: ritardare le recidive © Photos.com Sanihelp.it - Si fa largo una nuova prospettiva nel trattamento del tumore dell’ovaio, che ogni anno in Italia colpisce circa 4.500 donne (nella forma più frequente, quella epiteliale) e provoca 3.000 decessi. Il bevacizumab, farmaco biologico che agisce inibendo l’angiogenesi, ha infatti dimostrato di aumentare del 15% a un anno la probabilità per le donne di vivere più a lungo senza che la neoplasia peggiori. Un risultato importante per un tipo di cancro che nell’80% delle pazienti tende a recidivare. 

I dati emergono dallo studio internazionale ICON7 e sono stati presentati a Milano al 35° Congresso della Società europea di oncologia medica (ESMO), il più importante appuntamento continentale del settore.

Come spiega il professor Sandro Pignata dell’Istituto Tumori Fondazione G. Pascale di Napoli: «Si tratta di una svolta importante nel trattamento di una malattia che negli ultimi anni non ha offerto nuove opzioni terapeutiche. In questa forma di cancro la diagnosi precoce è difficile perché non vi sono sintomi che la permettano, con la conseguenza che nell’80% dei casi il tumore viene scoperto solo quando è già in fase avanzata».

Lo studio ICON7 ha coinvolto 1.528 donne, suddivise in due gruppi: al primo è stato somministrato il trattamento standard, al secondo la chemioterapia tradizionale associandola a bevacizumab. «Siamo riusciti a cronicizzare la malattia grazie alle armi che abbiamo oggi a disposizione. Uno dei problemi più importanti nel trattare questa patologia non è la risposta iniziale alla chemioterapia, ma il fatto che per la maggior parte delle pazienti il tumore si ripresenta dopo un certo periodo di tempo, nella maggior parte dei casi entro quindici mesi dalla diagnosi iniziale».

Il professor Marco Venturini, presidente eletto dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), aggiunge: «Anche se non vi sono fattori di rischio chiaramente dimostrati è importante puntare sulla prevenzione. Attenzione quindi allo stile di vita, seguendo un’alimentazione corretta ed evitando il fumo di sigaretta. Sappiamo inoltre che le donne con una parente di primo grado colpita da carcinoma ovarico hanno un rischio più elevato di svilupparlo. Si tratta di tumori causati da mutazioni genetiche ereditarie e oggi sono disponibili test per accertare queste alterazioni».


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