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Parte una campagna di prevenzione

Il secondo infarto uccide di più

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Pubblicato il: 16-11-2010

Rischio triplo di morte per chi ha un secondo infarto: per questo è fondamentale cambiare subito lo stile di vita, in soli quattro passi.

Il secondo infarto uccide di più © Photos.com Sanihelp.it - La prima volta è un fulmine a ciel sereno, la seconda non dovrebbe. Eppure sono sempre di più gli italiani che, sopravvissuti a un primo infarto, dimenticano di non avere più un cuore in perfetta forma e di essere ad alto rischio.

Ogni anno 130mila persone vengono ricoverate a seguito di un infarto. Di queste, ben 50mila sono al secondo episodio. Ciò significa che il 60% degli italiani colpiti e sopravvissuti a un primo infarto torna in ospedale per un secondo evento. E sono loro che a rischiare di più, perché uno su cinque muore entro l’anno.

Per questi pazienti il tasso di mortalità risulta triplicato rispetto a quello del primo infarto: 1.500 non superano il ricovero, altri 3.200 muoiono entro il primo mese, ben cinque mila non riescono a sopravvivere oltre un anno, per un totale di 10mila decessi. E dire che la metà di questi sarebbe evitabile con cure adeguate e uno stile di vita salvacuore, che consiste in poche e semplici regole:

1. Perdere peso e adottare un’alimentazione ricca di frutta e verdura e povera di grassi e zuccheri.
2. Fare esercizio fisico tarandolo sulle proprie capacità e a seconda della gravità dell’infarto. Svolgerlo con regolarità, almeno tre volte alla settimana. Preferire l’attività aerobica, come cyclette, camminata, danza.
3. Smettere di fumare.
4. Non smettere di prendere farmaci di propria iniziativa ma consultare sempre il medico. Conoscere i nomi dei farmaci, quando prenderli, in quali dosi e sapere a cosa servono. Prendere i farmaci agli orari stabiliti associandoli ad abitudini quotidiane: pranzo, cena o colazione.

Sulla prevenzione è focalizzata la campagna Il Valore della Vita, promossa da ANMCO - Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri e dalla Fondazione Per il Tuo Cuore Onlus, che si articola in uno spot e in due importanti iniziative: un progetto indirizzato alle scuole primarie e secondarie, denominato Art for Heart School, che si propone di fare dei giovani degli ambasciatori della prevenzione in famiglia, e la mostra fotografica Art for Heart, che si terrà a Milano e Roma in concomitanza con la Settimana Per il Tuo Cuore dal 12 al 20 febbraio.

La consapevolezza del rischio cardiovascolare non deve infatti riguardare solo gli anziani o coloro che sono affetti da altre malattie, ma anche le donne e i giovani. Pochi di loro, purtroppo, cambiano lo stile di vita dopo un infarto: meno della metà corregge le proprie abitudini alimentari, appena uno su 10 abbandona la sigaretta, il 70% non fa esercizio fisico.

La riabilitazione cardiovascolare (un intervento a lungo termine che prevede esercizio fisico, modificazione dei fattori di rischio, educazione e counseling del paziente), un’altra delle armi a disposizione per mantenere il cuore sano dopo un infarto, viene anch’essa poco seguita: meno di un terzo dei pazienti la esegue, nonostante sia comprovato che riduce del 20-25% la mortalità nel dopo infarto.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Il Valore della Vita

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