Le parole più cercate: Pancia piatta Influenza Cefalea
Ricerca personalizzata Google

Ricerca

Prognosi nella leucemia linfatica cronica

di
Pubblicato il: 08-02-2011

L'asse Italia-America scopre un nuovo modello biologico in grado di definire la prognosi della leucemia linfatica cronica. Il lavoro coordinato dal dottor Fabbri, ha coinvolto l'Irst di Meldola (FC)

Prognosi nella leucemia linfatica cronica © Rete Sanihelp.it - Si è compiuto un importante passo avanti nella lotta alla leucemia linfatica cronica, grazie alla definizione di un nuovo e unico modello biologico in grado di correlare micro-RNA, patogenesi e prognosi della malattia. La scoperta è merito della collaborazione tra i gruppi di ricerca di due università americane, l’Ohio State University di Columbus (Ohio) e l’MD Anderson di Huston (Texas) e dell’IRST di Meldola (FC), coordinati dal dottor Muller Fabbri, insignito nel 2009, del prestigioso Kimmel Scholar Award come miglior giovane ricercatore degli Stati Uniti per i suoi studi sui micro-RNA.

Nella leucemia linfatica cronica alcune modificazioni genetiche (ovvero le delezioni di parti di alcuni cromosomi) e la bassa o alta espressione di un marcatore specifico, danno una prognosi migliore o peggiore al paziente affetto dalla malattia. Finora non ne erano note però le motivazioni. Questo lavoro italo-americano risponde all'interrogativo, mettendo a fuoco la correlazione tra miRNA, patogenesi e prognosi della leucemia linfatica cronica a cellule B.

Nel nostro organismo troviamo molte molecole diverse, ognuna con un compito specifico. Solo recentemente sono stati scoperti i microRNA (miRNA), piccole molecole di RNA che si comportano da regolatori del normale RNA responsabile della trascrizione del DNA in proteine. Il ruolo dei miRNA è attualmente oggetto di intenso studio da parte del Laboratorio di Bioscenze dell’IRST di Meldola, dal momento che l’abnorme produzione di queste piccole molecole è coinvolta in diverse malattie tra cui i tumori.

Un esempio è il caso della leucemia linfatica cronica a cellule B: i linfociti-B hanno un ruolo fondamentale di difesa nel nostro organismo, in quanto chiamati a reagire in modo specifico nei confronti di qualsiasi agente estraneo (o antigene). Quando subiscono una trasformazione neoplastica, però, entrano in una fase di attivazione frustrata, nella quale da una parte non riescono a procedere oltre, dall’altra non sono quasi più in grado di morire, poichè, in virtù di tale trasformazione, risultano preservati dalla cosiddetta morte cellulare programmata.

I danni di queste cellule sono principalmente dovuti ad alcuni riarrangiamenti dei cromosomi (pezzi di cromosomi di un tipo si legano a pezzi di un altro, e altri cromosomi invece risultano avere dei pezzi mancanti) che vanno ad alterare la funzione delle cellule stesse. Il dottor Fabbri e i suoi collaboratori hanno indagato tali meccanismi, dimostrando, grazie alla definizione di un nuovo e unico modello biologico, che le modificazioni genetiche e la prognosi del paziente sono direttamente collegate attraverso un percorso, regolato a livello molecolare, che coinvolge miRNA, il gene p53 e il marcatore ZAP70. Tale modello è stato testato direttamente su linfociti-B vivi di malati affetti da leucemia linfatica cronica seguiti all’IRST, osservando che funziona realmente. 


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Irst Meldola (FC)

© 2016 sanihelp.it. All rights reserved.
VOTA:
Vuoi ricevere la newsletter di Sanihelp.it?
Ti potrebbe interessare:


Promozioni:

Commenti