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Come porto mio figlio tra i boschi

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Pubblicato il: 09-10-2003

Una gita con tutta la famiglia tra i boschi incantati delle valli italiane. Ci sono pericoli per i bambini? Come si devono comportare i genitori? Chiediamolo a un esperto.

Sanihelp.it - L’autunno è in grado di regalare delle splendide giornate che,con un po’ di organizzazione, possono essere sfruttate per una gita fuori porta, alla ricerca di funghi, castagne, o solo per rigenerarsi e scacciare lo stress del lavoro settimanale.

Per i bambini è una ghiotta occasione di passare due giorni in mezzo alla natura, scoprire come gli animali selvatici sono abili a nascondersi, che le castagne e i funghi non crescono in confezioni colorate, e che l’aria pulita ha un sapore fresco e frizzante per niente simile a quella del centro cittadino.

Occorre però prestare molta attenzione quando un bambino fa parte del gruppo: la sua curiosità - che lo spinge a distrarsi e ad allontanarsi - e la sua costituzione fisica non del tutto sviluppata possono essere causa di seri pericoli.

«L’indicazione più importante, anche se può sembrare banale», spiega il dottor Alessandro Calderoli, medico del Cai-Insa-Inv, vice delegato VI Orobica del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), «è non lasciare i bambini mai da soli, sia quelli piccini che quelli più grandicelli. Non sono infrequenti i casi di scomparse e di perdita dei figli per semplici distrazioni. Quindi teneteli sempre sotto controllo, abituateli ad aspettare e non fateli mai allontanare troppo».

«Entrando più nello specifico bisogna considerare che l’organismo del bambino non è ancora sviluppato: questo lo rende più soggetto a disidratazione e richiede un maggior fabbisogno energetico. Per questo motivo vanno calcolati itinerari alla loro portata: poche ore di cammino, e sentieri non troppo ripidi».

L’equipaggiamento del piccolo non deve essere pesante e vanno sempre previsti ricambi asciutti, dagli indumenti intimi ai guanti. Una cosa importante è evitare forti dislivelli, soprattutto nel caso si utilizzino mezzi meccanici di risalita, perché i più piccoli hanno bisogno di più tempo per l’acclimatamento.

«La letteratura scientifica consiglia ai bimbi al di sotto dei 18 mesi di non superare i 2000 metri, mentre i 3000 metri non dovrebbero essere sorpassati dai bambini di età inferiore ai 10 anni. La regola principale da osservare quando si raggiungono certe quote è quella di diluire il raggiungimento della vetta in più tappe, fermandosi nelle stazioni intermedie per permettere al piccolo di acclimatarsi».

Concludiamo con il caso perticolare dei bambini portati in spalla dai genitori con l’aiuto di zaini appositi. In questo caso è quasi d’obbligo cimentarsi in percorsi brevi, intervallati da soste che permettano al pargolo di muoversi e distendere le membra. Va considerato infatti che stare sempre nella stessa posizione può portare il bambino una stasi circolatoria, che lo farà raffreddare con molta più facilità».



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
CAI - Club Alpino Italiano

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