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Ovaio: superata la chemioresistenza

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Pubblicato il: 22-02-2011

Uno studio condotto dall'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma ha scoperto il meccanismo che consente di aggirare la resistenza ai farmaci nelle neoplasie dell'ovaio

Ovaio: superata la chemioresistenza © Photos.com Sanihelp.it - Uno studio condotto da ricercatori dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena getta nuova luce sui meccanismi molecolari che causano la chemioresistenza nei tumori ovarici. La neoplasia ovarica è la più aggressiva tra i tumori ginecologici con 165.000 nuovi casi nel mondo e 4.000 in Italia, di primaria importanza sono quindi gli studi preclinici e clinici rivolti a identificare nuove terapie capaci di contrastare la comparsa della chemioresistenza.

I risultati pubblicati su Clinical Cancer Research indicano come il farmaco molecolare zibotentan, agendo da inibitore del recettore dell’endotelina-1, riesca a ripristinare la sensibilità ai chemioterapici nelle recidive di carcinoma ovarico chemioresistenti e mandare così in apoptosi la cellula neoplastica. Lo studio è stato coordinato dalla dottoressa Anna Bagnato e condotto dalla dottoressa Laura Rosanò insieme ad altri ricercatori del laboratorio di Patologia Molecolare dell’Istituto Regina Elena di Roma.

La ricerca ha raggiunto tre traguardi: l’identificazione del recettore dell'endotelina come marcatore associato alla comparsa della resistenza al farmaco; ha illustrato il meccanismo responsabile dell’acquisizione della chemioresistenza e della transizione epitelio-mesenchimale (EMT), proprio il processo attraverso il quale le cellule tumorali non rispondono più al trattamento farmacologico, diventano più aggressive e acquisiscono le caratteristiche di cellule staminali; e infine l’efficacia di un nuovo farmaco, lo zibotentan, già in corso di sperimentazione a livello internazionale.

Il farmaco molecolare bloccando selettivamente il recettore A dell’endotelina, in terapia combinata con paclitaxel e carboplatino, i più utilizzati per il trattamento del carcinoma ovarico, ha di fatto ripristinato la sensibilità a questi due chemioterapici.

La dottoressa Bagnato spiega: «Un’aumentata funzionalità del recettore A dell’endotelina, che è overespresso nei carcinomi ovarici chemioresistenti, attiva i meccanismi che promuovono l’EMT e impedisce ai farmaci citotossici di eliminare le cellule tumorali. Ora sappiamo che il blocco del recettore A dell’endotelina può permettere al farmaco di mandare in apoptosi la cellula neoplastica e può rappresentare una scelta appropriata nel trattamento del carcinoma ovarico per aggirare e sconfiggere la farmaco resistenza».

Il progetto è stato finanziato dall’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro), a conferma dell’impegno dell’Associazione nel sostenere la ricerca traslazionale, che porta lo studio dei meccanismi molecolari di base ad applicazioni terapeutiche utili per i pazienti.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Istituto Tumori Regina Elena di Roma

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