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Infanzia

ADHD: un disturbo sotto-diagnosticato

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Pubblicato il: 22-02-2011

In Italia l'ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività) è un distrurbo sotto-diagnosticato: su una prevalenza stimata di circa 300.000 bambini ADHD solo l'1,3% (4.442) riceve una diagnosi

ADHD: un disturbo sotto-diagnosticato © Photos.com Sanihelp.it - Grazie ai grandi progressi realizzati dalla ricerca scientifica nell’ambito delle neuroscienze sappiamo che l’ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività) è un disturbo neurobiologico. La sua origine neurobiologica è ulteriormente confermata da uno studio dell’Università di Cardiff recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Lancet. Secondo l’équipe di ricercatori britannici infatti, l’ADHD ha origine genetica ed è riconducibile a differenze riscontrabili nel cervello dei bambini che ne sono affetti.

Il dottor Gabriele Masi, Responsabile Unità Operativa Complessa di Psichiatria e psicofarmacologia dell’età evolutiva IRCCS Stella Maris, Calambrone (Pisa), spiega: «L’ADHD è un disturbo dell’età evolutiva che esordisce in età prescolare ed è caratterizzato da incapacità a fissare l’attenzione, impulsività e da un livello di attività motoria molto accentuato. È importante però differenziare l’ADHD
dalla normale vivacità, che è tipica dei bambini nella fascia di età prescolare e nei primi anni di scuola elementare: i bambini realmente affetti da ADHD sono solo una parte minoritaria dei cosiddetti bambini iperattivi».

In Italia si stima che la prevalenza di ADHD sia attorno al 4%, che corrisponde a circa 300.000 casi potenziali. Di questi, solo l’1,3% riceve una diagnosi. Con l’obiettivo di garantire accuratezza diagnostica e appropriatezza terapeutica per l’ADHD il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità hanno istituito, nell’aprile 2007, il Registro Nazionale ADHD, un sistema di monitoraggio unico in Europa e nel mondo. Attualmente i Centri di Riferimento accreditati sono circa 110 che hanno in carico circa 2.000 bambini.

«In Italia l’ADHD è un disturbo sotto-diagnosticato. Non soltanto perché la diagnosi è complessa e richiede un percorso articolato che si basa sull’acquisizione di informazioni globali che riguardano il bambino, la scuola e la famiglia ma anche perché esistono problemi di risorse, di strutture e di connessioni tra gli specialisti coinvolti nell’iter diagnostico. Esiste anche un importante problema culturale che impedisce ai clinici di collocare correttamente l’ADHD all’interno dei disturbi emotivi e comportamentali dell’età evolutiva».

La situazione è diversa in altri Paese europei. Una ricerca recentemente condotta da Shire PLC permette di confrontare le stime relative a prevalenza e diagnosi di ADHD nei vari Paesi europei.

In Francia, a fronte di una stima di prevalenza del 4%, si arriva alla diagnosi nel 17% dei casi. In Spagna a una prevalenza stimata del 5% corrisponde una diagnosi fatta nel 59% dei casi. Nel Regno Unito prevalenza 5,3% e diagnosi 36% e infine la Germania in cui la prevalenza stimata di ADHD è del 6% con la diagnosi nel 65% dei casi.

Il professor Alessandro Zuddas, del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Cagliari spiega che «Completata la diagnosi, il primo intervento consiste nel comunicare e spiegare alla famiglia cosa significa avere l’ADHD. È necessario comunicare anche con gli insegnanti per aiutarli a comprendere le difficoltà e i punti di forza, che spesso non sono pochi, del bambino ADHD. L’approccio terapeutico, che è sempre preceduto da una dettagliata valutazione clinica, deve essere accuratamente personalizzato: prevede una terapia multimodale e cioè una combinazione di interventi medici, educativi, comportamentali e psicologici sul bambino e sui genitori, a cui può essere associata, nelle forme più importanti, una terapia farmacologica».

Conclude il dottor Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze A.O. Fatebenefratelli di Milano: «I bambini ADHD si comportano in modo più aggressivo dei loro coetanei e non riescono a rispettare le regole di comportamento. Le loro sofferenze e l’emarginazione sociale che subiscono si riflettono inevitabilmente sulle famiglie che spesso si sgretolano a causa delle difficoltà di gestione e dei conflitti che si creano tra genitori.

Nonostante gli sforzi di tutti ancora troppi bambini crescono senza ricevere il diritto alla diagnosi e a un aiuto terapeutico concreto. Una precoce diagnosi e un’adeguata terapia, infatti, sono fondamentali per creare un futuro sereno per i bambini con ADHD affinché non diventino persone adulte con gravi patologie psichiatriche.

Un ADHD trascurato nell’infanzia può portare, nell’adolescenza e nell’età adulta, a complicanze quali tossicodipendenza e alcolismo, a esordi di disturbo bipolare, grave disadattamento sociale e relazionale e questo è un fattore di rischio ancora oggi sottovalutato nel nostro Paese».


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