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Patologie psichiatriche

IN VIAGGIO per le malattie mentali

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Pubblicato il: 01-03-2011

A Milano la prima tappa del progetto IN VIAGGIO: un percorso per sensibilizzare l'opinione pubblica sulle patologie mentali e per migliorare la qualità della vita.

IN VIAGGIO per le malattie mentali © Photos.com Sanihelp.it - Le malattie mentali possono essere curate. Questo il messaggio lanciato a gran voce dal professor Claudio Mencacci, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell’Azienda Ospedaliera Fatebenefratelli di Milano, nel corso della prima tappa del progetto IN VIAGGIO: al centro della mente.

L'idea di un progetto itinerante nasce con l’obiettivo di sollecitare l’attenzione della comunità medico-scientifica, delle Istituzioni e della società civile nei confronti delle problematiche connesse alla salute mentale. Organizzata da Clinical Forum, sotto l’egida della Società Italiana di Psichiatria, con il supporto non condizionato di Janssen Italia, la campagna di sensibilizzazione prevede una serie di incontri nelle principali piazze di 10 città italiane, dal 24 febbraio al 29 aprile 2011, a bordo di un mezzo speciale, il truck IN VIAGGIO. L’esigenza di questo evento nasce dalla consapevolezza che l’evoluzione delle conoscenze dei disturbi mentali e il miglioramento dell’efficacia dei percorsi terapeutici siano ancora poco diffusi e divulgati, e che l’importanza in termini di sofferenza, conseguenze somatiche e costi sociali di queste patologie sia spesso sottovalutata. Eppure, l’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea come non esista salute senza salute mentale (no health without mental health). 

Secondo recenti stime dell’OMS sono 450 milioni le persone che nel mondo soffrono di disturbi psichici, (tra cui 25 milioni affette da schizofrenia). Una persona su quattro nel corso della propria vita sperimenta una forma di sofferenza psichica; e le fasce di età più vulnerabili, per le quali è necessario prestare particolare attenzione, sono l’adolescenza e la vecchiaia.

Sottolinea il professor Mencacci: «La letteratura scientifica rileva un incremento della prevalenza dei disturbi psichici nelle aree metropolitane. Nascere e vivere in città aumenta, infatti, il rischio di ammalarsi di schizofrenia del 30%. Non è un caso che questo importante progetto di sensibilizzazione prenda il via da Milano, metropoli in cui su oltre 1.300.000 abitanti si stima una prevalenza di psicosi del 2 – 2,5%. Parliamo, quindi, di 26.000 – 30.000 casi dei quali, però, solo 11.000 sono trattati. Un gap che è importante colmare».

L'enorme divario tra la prevalenza delle patologie psichiche e i casi realmente trattati dipende da un insieme di fattori: la difficoltà per il non-specialista a riconoscere, fin dagli esordi, la presenza di un disturbo psichico, la limitata tendenza a mettere in atto interventi di sensibilizzazione e prevenzione nei confronti di queste patologie, la carenza di risorse economiche e di personale adeguato, e lo stigma che colpisce le persone affette da patologie mentali, che porta le stesse a non rivolgersi al medico in caso di necessità.

La stigmatizzazione della sofferenza psichica, la discriminazione di chi ne soffre e i pregiudizi sul concetto di malattia mentale comportano emarginazione sociale, trattamenti inappropriati, cronicizzazione delle patologie e un aumento dei costi per la collettività. In un’epoca in cui sono stati compiuti enormi progressi nella conoscenza dei disturbi mentali, anche di quelli più gravi, e nei trattamenti farmacologici e non, è necessario ridurre il pregiudizio culturale e favorire una migliore accessibilità alle cure, percorsi di trattamento appropriati e una reale integrazione sociale dei pazienti.

Continua Mencacci: «A differenza di quanto radicato nell’opinione pubblica, le patologie psichiche non sono inguaribili, ma possono essere curate con un’alta percentuale di successo. È noto che più precoci sono gli interventi nelle primissime fasi della malattia, migliori sono i risultati a breve e a lungo termine».

Tra i diversi fattori connessi all’aumentato rischio di espressione di psicosi tra adolescenti e giovani adulti, in particolare nelle metropoli, è importante prestare particolare attenzione alla facilità di abuso di sostanze.

Massimo Clerici, Professore Associato di Psichiatria all’Università degli Studi di Milano Bicocca, ha coordinato uno studio nazionale (Psychiatric an Addictive Dual Disorders in Italy Study), destinato a conoscere l’entità del fenomeno della doppia diagnosi tra disturbi mentali e disturbi da uso di sostanze nei Dipartimenti di Salute Mentale italiani e nelle Comunità terapeutiche. 

«Le categorie diagnostiche più rappresentate sono i disturbi della personalità (39%), le psicosi schizofreniche e gli stati paranoidi (28%). I soggetti che presentano doppia diagnosi per uso di sostanze sono prevalentemente maschi (75%), celibi e di età inferiore ai 40 anni. L’alcol è la sostanza più utilizzata (in termini sia di abuso che di dipendenza). Rispetto all’abuso, l’alcol (25%) è seguito da cannabinoidi (11%) e cocaina (9%), per quanto riguarda la dipendenza, è seguito da oppioidi (10%) e cocaina (4.4%)».

Lo sforzo per migliorare la qualità di vita dei pazienti e la loro integrazione nella società deve essere fatto in modo collettivo. Non è, quindi, sufficiente demandare il problema solamente al contesto specialistico, ma è necessaria la collaborazione delle diverse strutture socio-sanitarie, oltre a una trasformazione culturale della società nel suo complesso.



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