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Ovaio e utero: le donne fanno confusione

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Pubblicato il: 02-03-2011
Sanihelp.it - Il tumore dell'ovaio è il sesto più diffuso tra le donne, in Italia se ne registrano cinquemila nuovi casi all'anno ed è uno dei tumori femminili più pericolosi perché circa nel 70% dei casi la diagnosi avviene in fase avanzata. Nonostante questo, oltre un terzo delle donne italiane lo ritiene identico al tumore dell'utero, l'87% non ne ha mai parlato con il proprio medico, il 70% non ne conosce le manifestazioni e solo l'11% sa che l'ecografia transvaginale è fondamentale per la diagnosi. In materia oncologica femminile regna dunque molta confusione.

Il quadro emerge da una ricerca condotta dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna (O.N.Da) in collaborazione con Cegedim Strategic Data (CSD). Francesca Merzagora, presidente di Onda, spiega: «Occorre prestare maggiore attenzione a questa neoplasia, la cui percezione di rischio, come è emerso dalla nostra indagine, non è così evidente fra le donne. L'impegno del nostro Osservatorio sarà oggi ancora maggiore, per sconfiggere il vero problema di questo tumore: l'asintomaticità che impedisce la diagnosi precoce. Al momento non esistono programmi di screening scientificamente affidabili, quindi la migliore via di prevenzione resta la visita ginecologica annuale poiché già la palpazione e l'ecografia transvaginale possono evidenziare una lesione in fase iniziale. Nel nostro network Bollini Rosa esistono ospedali che offrono servizi mirati per il carcinoma ovarico e centri in cui sono in corso sperimentazioni con vaccini utili a stimolare il sistema immunitario a produrre anticorpi contro questo tumore».

Per quel che riguarda la terapia, solo poche donne sanno che oltre alla chirurgia e alla chemioterapia, la ricerca si sta concentrando su terapie biologiche per migliorare la qualità di vita delle pazienti.

Nicoletta Colombo, direttore del Centro di Alta Specialità del Carcinoma Ovarico presso l'Istituto Europeo di Oncologia precisa: «Solo nel 25% dei casi il cancro viene diagnosticato in una fase precoce, quando con un intervento chirurgico corretto le possibilità di guarigione sono intorno al 80-90%. La chirurgia eseguita in modo adeguato è determinante nel carcinoma ovarico dove l'obiettivo da raggiungere è non lasciare alcuna massa residua visibile o almeno lesioni minime, perché si tratta di un tumore molto sensibile alla chemioterapia, che può sconfiggere la malattia.

Quando questo non è possibile esiste la possibilità di ottenere una migliore qualità di vita grazie a cure innovative e a nuove tecniche di somministrazione dei farmaci per via intraperitoneale. Oggi si stanno testando vaccini e nuovi farmaci che in fase preliminare hanno dato risultati promettenti: tra questi vi sono i cosiddetti inibitori dell'angiogenesi che sembrano in grado di raddoppiare la percentuale di risposta e di prolungare la sopravvivenza senza progressione della malattia. Un importante passo avanti a favore della qualità di vita della donna».


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Asca

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