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Terapia

Il tumore negli adolescenti

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Pubblicato il: 15-03-2011

Gli adolescenti ammalati di tumore troppo spesso sono lasciati a se stessi e non vengono presi in cura né dall'oncologo pediatra né dall'oncologo dell'adulto. I dati dell'Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica.

Il tumore negli adolescenti © Photos.com Sanihelp.it - Ogni anno in Italia circa mille ragazzi tra i 15 e i 19 anni ricevono una diagnosi di neoplasia, ma solo il 10% riesce a raggiungere un centro di eccellenza e a ricevere le migliori cure disponibili. Il dato allarmante emerge da uno studio condotto dall’Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica (AIEOP) e pubblicato su European Journal of Cancer.

Il presidente AIEOP, il professor Fulvio Porta, spiega: «Il lavoro ha coinvolto oltre 22.000 pazienti, di cui 1745 adolescenti. Circa l’80% dei bambini sotto i 15 anni colpiti da cancro è trattato in centri specializzati AIEOP. Ma, nonostante due terzi dei tumori degli adolescenti siano neoplasie tipiche dell’età pediatrica, la maggior parte dei giovani tra i 15 e i 19 anni non è curata in strutture adeguate. Si pone con forza un problema di accesso alle cure per questo sottogruppo di malati oncologici, che hanno quindi minori probabilità di guarire dei bambini, a parità di condizione clinica».

Il dottor Andrea Ferrari, oncologo pediatra dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano e primo autore dello studio, prova a far luce sulle cause: «Un elemento importante è rappresentato dalla ridotta partecipazione degli adolescenti ai protocolli clinici di oncologia pediatrica e quindi dal limitato accesso alle migliori cure possibili. Vi sono infatti barriere legate ai limiti di età, presenti negli ospedali e nei trial. Inoltre talvolta il medico a cui il paziente si rivolge per la prima volta non lo invia ai centri in grado di trattarlo in modo ottimale». 

Continua il professor Porta: «Studi scientifici internazionali hanno evidenziato significative differenze in termini di sopravvivenza tra pazienti adolescenti trattati in centri e con protocolli pediatrici rispetto ai coetanei curati in oncologie mediche dell’adulto, soprattutto se la diagnosi riguarda le leucemie acute e i sarcomi. Il classico modello interdisciplinare dell’oncologia pediatria è il più adatto a rispondere alle esigenze particolari di questi malati: il paziente e la famiglia sono al centro del modello relazionale, che si avvale però di un’intera equipe multispecialistica in cui, accanto all’oncologo, lavorano quotidianamente il chirurgo, il radioterapista, il radiologo, il patologo, l’endocrinologo, il neurologo, lo psicologo, l’assistente sociale, l’educatore, l’intrattenitore (e, in campo pre-clinico, il biologo e il ricercatore). Il dogma della presa in carico globale del paziente, fondamentale per il bambino, ha un valore maggiore nell’adolescente».

I limiti di età, spesso fissati arbitrariamente, rappresentano un ostacolo per l’inclusione degli adolescenti in protocolli clinici pediatrici e il raggiungimento di alti standard di cura. L’AIEOP ha istituito una Commissione con l’obiettivo di superare queste barriere: verrà prodotto un documento che indichi azioni programmatiche a livello istituzionale, mediatico, locale, nazionale e internazionale. 

«Una reale svolta, precisa il dottor Ferrari, responsabile della Commissione AIEOP, ci potrà essere solo se saremo capaci di migliorare la collaborazione tra il mondo dell’oncologia pediatrica e quello dell’oncologia medica. È necessario un cambiamento culturale: anche gli esperti dell’adulto devono essere coinvolti in questi protocolli, altrimenti i giovani malati continueranno a esserne esclusi». 


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