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18 marzo Giornata Nazionale del Dormiresano

Il buon sonno ti sta a cuore?

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Pubblicato il: 15-03-2011

Tra sonno e cuore il rapporto è stretto: se si dorme male, il cuore ne risente. Arriva la prima Guida Pratica realizzata da specialisti e medici di famiglia per un riposo di qualità.

Il buon sonno ti sta a cuore? © Photos.com Sanihelp.it - Dormire meno di 6 ore per notte aumenta il rischio di sviluppare problematiche cardiovascolari, come l’ipertensione. I dati epidemiologici suggeriscono che circa il 50% delle persone con insonnia cronica presenta un rischio clinicamente e statisticamente rilevante di sviluppare ipertensione arteriosa o malattie cardiovascolari.

Nel febbraio 2010 sulla rivista Sleep è stato pubblicato uno studio su 3.430 adulti seguiti in un follow-up di 16 anni, che ha dimostrato che esiste una stretta associazione tra la durata del sonno e gli eventi fatali e non fatali.

Il rapporto tra disturbi del sonno e malattie del cuore è stretto, soprattutto per chi presenta già problemi cardiovascolari, visto che le patologie stesse e i farmaci assunti per trattarle possono influire pesantemente sulla qualità del sonno e viceversa (i diuretici possono determinare una nicturia che costringe a risvegli notturni multipli, gli ace-inibitori provocano una tosse secca persistente che tiene svegli e anche i beta-bloccanti possono essere causa di insonnia).
Il cardiopatico lamenta frequentemente un sonno notturno di scarsa qualità: dispnea notturna, dolori anginosi, aritmie, ma anche una spiccata frammentazione del sonno.

A rilanciare l’attenzione sul tema è la Guida Pratica realizzata da specialisti in Medicina del Sonno dell’AIMS e medici della SIMG (Società Italiana di Medicina Generale), in occasione della XI Giornata Nazionale del Dormiresano che si celebra il 18 marzo, per aiutare gli italiani a conoscere e affrontare meglio le interazioni tra disturbi del sonno e apparato cardiovascolare.

«L’insonnia, intesa come percezione di un sonno insufficiente o poco ristoratore, è oggi il disturbo del sonno più frequente– spiega Gianluigi Gigli, presidente AIMS (Associazione Italiana Medicina del Sonno) - Può essere importante nella genesi di infarti del miocardio e ictus, sia attraverso la carenza di sonno sia a causa di un sonno troppo frammentato, cioè interrotto da microrisvegli di pochi secondi che spesso non vengono nemmeno percepiti».

Il numero di microrisvegli tende ad aumentare con l’età. In alcuni casi, in una notte ce ne sono anche più di 100, e in certi individui si arriva al numero esorbitante di 5-600 sveglie indesiderate, come si può verificare nella sindrome delle apnee ostruttive. Il risultato è che il giorno dopo ci si sente stanchi e sonnolenti. Anche se l’orologio ha detto che le ore di sonno sono state più che sufficienti, infatti, si è spezzato il ritmo del riposo.

Un incremento patologico dei microrisvegli periodici si verifica costantemente in tutti i tipi di insonnia e può essere alla base della mancata riduzione del calo pressorio notturno, di aritmie cardiache e peggioramento delle cardiopatie e dell’ipertensione.

La Guida sarà disponibile a partire dal 18 marzo sui siti delle due società scientifiche coinvolte e su www.morfeodormiresano.it.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
AIMS-SIMG

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