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Salute in allattamento

Mamma, di' no alla tristezza!

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Pubblicato il: 25-03-2011

La depressione post partum non risparmia nessuno. Per questo è importante riconoscere subito i campanelli d'allarme.

Mamma, di' no alla tristezza! © Photos.com Sanihelp.it - La depressione post partum non è una malattia delle donne sole e abbandonate, ma può colpire chiunque: anche donne belle e famose come Katie Holmes, Brooke Shields e Gwyneth Paltrow ne hanno sofferto.

La depressione perinatale colpisce oggi circa il 16% delle donne: il 13% sperimenta già un disturbo dell’umore durante le prime settimane dopo il parto, un dato che sale al 14.5% nei primi tre mesi postnatali con episodi depressivi maggiori o minori e al 20% nel primo anno dopo il parto. Le forme diagnosticate e curate sono però inferiori al 50%.

Si manifesta quando la donna presenta da e per almeno due settimane umore depresso, mancanza di piacere e interesse nelle abituali attività e almeno cinque di questi sintomi: disturbi del sonno e/o dell’appetito, iperattività motoria o letargia, faticabilità o mancanza di energia, sensi di colpa, bassa autostima, sentimenti di impotenza e disvalore, ridotta capacità di pensare o concentrarsi e pensieri ricorrenti di morte.

La maternity blues, o tristezza post-partum, è una sindrome benigna transitoria che interviene nelle prime 48 ore dopo il parto. Di norma si risolve spontaneamente entro una settimana. È importante identificare le donne con maternity-blues poiché il 20% di esse presentano un episodio depressivo maggiore nel primo anno dopo il parto.

Le cause della depressione post-partum sono molteplici e coinvolgono fattori ormonali, fisici, psicologici, sociali e cognitivi. Se i sintomi riscontrati sono di entità maggiore rispetto a quelli di un semplice baby blues, la depressione post-partum può essere affrontata in ambito medico in modo differente a seconda del tipo e della gravità dei sintomi.

Le cure possono consistere nella psicoterapia e nella partecipazione a terapie di gruppo con donne che manifestano la stessa sintomatologia; nell’eventuale assunzione di ansiolitici e antidepressivi (da assumere comunque sotto controllo medico e valutando l’eventuale sospensione dell’allattamento).

È necessario rivolgersi a uno specialista se i sintomi sono di entità allarmante o persistono oltre le due settimane, se si ha la sensazione di poter fare del male a se stesse o al proprio bambino e se i sintomi di ansietà, paura e panico si manifestano con grande frequenza nell’arco della giornata.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Campagna informativa A smile for Mom, di Onda, Osservatorio nazionale per la salute della donna

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