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Ho fatto l'amniocentesi: il bambino è sano?

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Pubblicato il: 30-03-2011

La domanda più importante per una futura mamma è sempre questa: il mio bambino sarà sano?

Ho fatto l'amniocentesi: il bambino è sano? © Photos.com Sanihelp.it - La domanda più importante per una futura mamma è sempre questa: il mio bambino sarà sano?
La medicina moderna ha a disposizione diversi strumenti per rispondere, in parte, a questa domanda. La diagnosi prenatale, in particolare, ha di gran lunga migliorato negli ultimi anni le proprie capacità di individuare molteplici problemi fetali. Della stessa fanno parte tecniche di diagnosi non invasiva, prima fra tutte l'ecografia ostetrica, e tecniche invasive, come l'amniocentesi e la villocentesi, gravate, queste ultime, da un rischio di abortività che si aggira intorno allo 0.80 - 1.00%.
L'amniocentesi studia il cariotipo di cellule di origine fetale presenti nel liquido amniotico e si effettua intono alla sedicesima settimana di gravidanza, tramite un prelievo di liquido amniotico sotto guida ecografica. La villocentesi si esegue invece più precocemente, intorno alla tredicesima settimana gestazionale, e consiste nel prelievo sotto guida ecografica di materiale placentare.
Entrambe le tecniche hanno la capacità di individuare le patologie cromosomiche fetali, la più frequente delle quali è la sindrome di Down. L'amniocentesi e la villocentesi, infatti, ci danno una risposta certa riguardo al cariotipo del nascituro. Bisogna però anche spiegare alle future mamme che decidono di sottoporsi a questi esami che le patologie cromosomiche non rappresentano la totalità delle problematiche che possono compromettere la salute del nascituro. Esistono infatti patologie genetiche, cardiologiche, renali ecc. che non possono essere individuate in questo modo.
Aggiungendo all'amniocentesi ed alla villocentesi l'ecografia morfologica alla ventesima settimana e l'ecografia dell'accrescimento, intorno alla trentesima settimana, si arriva tuttavia a diagnosticare moltissime delle possibili patologie fetali.
Ciò che possiamo quindi fare, con gli strumenti che oggi la diagnosi prenatale ci offre, per rispondere ad una mamma che ci chiede se il proprio bambino è sano, è di escludere via via, sommando le informazioni che ci vengono dai diversi esami, fette sempre più abbondanti di possibili problematiche fetali, a partire da quelle più gravi, pur senza arrivare alla possibilità di escluderle tutte definitivamente.


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Redazione Sanihelp.it

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