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Tumore della vescica: nuova cura

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Pubblicato il: 11-04-2011
Sanihelp.it - Secondo i dati dell’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRT), nel nostro Paese il tumore della vescica occupa il quarto posto in termini di frequenza fra gli uomini, con il 9% del totale delle diagnosi tumorali, mentre nelle donne è all’undicesimo posto con il 2,7%. In termini di mortalità rappresenta il 4,5% del totale dei decessi causati da neoplasie negli uomini e l’1,7% nelle donne. Le stime indicano un totale di 16.000 nuovi casi diagnosticati ogni anno tra i maschi e di circa 3.500 tra le femmine, con una mortalità complessiva di oltre 5.000 persone. Il trattamento tempestivo della malattia migliora la prognosi e, a seconda della gravità, esistono diverse terapie raccomandate; tuttavia, sebbene la mortalità sia in costante riduzione, rimane una prognosi infausta per il carcinoma della vescica in fase avanzata o metastatico.

Enrico Cortesi, Primario del reparto di Oncologia B del Policlinico Umberto I di Roma, spiega: «In caso di malattia localmente avanzata o metastatica è necessario un trattamento chemioterapico e, da diversi anni, lo standard è rappresentato da una combinazione contenente sali di platino. Purtroppo anche con la migliore chemioterapia il controllo della malattia e dei sintomi a essa correlati raramente supera l’anno e l’uso di altri farmaci chemioterapici non ha dimostrato finora maggiori benefici».

Oggi, come spiega Joquim Bellmunt, Direttore del Dipartimento di oncologia medica dell’ospedale universitario Hospital del Mar di Barcellona, è disponibile un nuove chemioterapico: «Vinflunina è il primo farmaco che abbia dimostrato reali benefici clinici nelle persone colpite da tumore alla vescica in progressione da una precedente chemioterapia. È infatti, l’unico farmaco che abbia sinora mostrato di allungare la vita di questi pazienti».

Secondo i risultati degli studi, vinflunina in monoterapia prolunga la sopravvivenza dei pazienti di oltre 2,5 mesi, rispetto al trattamento con sola terapia di supporto, con una riduzione del rischio di mortalità del 22%. Inoltre, il nuovo chemioterapico produce benefici significativi, oltre che sul controllo della malattia, anche sul preservare e migliorare la qualità di vita del paziente.


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