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Emofilia

Artropatia emofilica e sport

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Pubblicato il: 03-05-2011

L'artropatia emofilica colpisce il sistema muscolo-scheletrico con gravi compromissioni. I giovani emofilici però non devono rinunciare all'attività sportiva, ad affermarlo il campione di volley Luigi Mastrangelo

Artropatia emofilica e sport © Photos.com Sanihelp.it - L’artropatia emofilica è la più comune manifestazione infiammatoria dell’emofilia. È causata da sanguinamenti ricorrenti a livello dell’articolazione, che provocano rapidamente danni irreversibili. Nell’80% dei pazienti colpisce il sistema muscolo-scheletrico ed è in grado di compromettere gravemente la capacità di movimento e la possibilità di svolgere una vita attiva

Per favorire la diagnosi precoce e la prevenzione dell’artropatia emofilica, è stato attivato il progetto HEAD US (Haemophilia Early Arthropathy Detection with Ultrasound), promosso da Pfizer, e patrocinato dall’Associazione Italiana Centri Emofilia (AICE), e dalla Federazione delle Associazioni Emofilici (FEDEMO). Obiettivo del progetto è promuovere l’uso dell’ecografia come il necessario complemento della visita di check-up effettuata dallo specialista.

Testimonial d'eccezione della campagna, il campione della nazionale italiana di pallavolo Luigi Mastrangelo.

Massimo Morfini, Vice Presidente AICE e Direttore del Centro Emofilici, Azienda Ospedaliera Careggi di Firenze e Carlo Martinoli, Professore Associato di Radiologia, Università degli Studi di Genova, spiegano: «In termini di diagnosi, personalizzazione delle cure e successivo follow up, l’ecografia si è rivelata una tecnica estremamente precisa che consente di evidenziare i primi segnali di alterazione della cartilagine articolare e della membrana sinoviale prima che le lesioni siano visibili con la radiografia tradizionale, e di quantificarne l’importanza. L’ecografia permette di valutare i tessuti molli, la presenza di sinovite, la distensione dei recessi articolari da parte di versamento e lo stato delle superfici ossee e cartilaginee delle articolazioni. Grazie ad apparecchiature ecografiche sempre più sofisticate, oggi siamo in grado di identificare lesioni di dimensioni inferiori al millimetro, porre quindi una diagnosi precoce di danno articolare e ottimizzare la terapia conseguentemente allo scopo di evitare una progressiva compromissione della funzione articolare che può portare, negli stadi avanzati, alla necessità di ricorrere a impianti protesici. Il progetto HEAD US consentirà ai pazienti di accedere gratuitamente al servizio ecografico durante la normale visita programmata periodicamente presso il proprio Centro di riferimento».

La precocità con cui la malattia si manifesta dipende dalla sua gravità: negli emofilici gravi i livelli dei fattori di coagulazione sono inferiori all’1%, rispetto ai valori normali che vanno dal 50 al 150%. Questo grave deficit espone il paziente al rischio di emartri non appena inizia a muovere i primi passi, verso i 15-18 mesi. Alla base della prima manifestazione sembra vi sia proprio il trauma della deambulazione. Le articolazioni più colpite sono, infatti, le caviglie e le ginocchia, che sopportano il peso del corpo, oltre al gomito, che è un’articolazione molto mobile.

Il campione di volley Luigi Mastrangelo sottolinea l'importanza dell'attività sportiva per i soggetti emofilici: «L’attività fisica gioca un ruolo fondamentale per gli emofilici, specialmente per i più giovani. Grazie allo sport gli emofilici possono rendere il proprio corpo più forte, flessibile, agile, esponendosi meno a rischi di danni articolari e muscolari e possono anche imparare a lavorare in gruppo, sviluppare il senso di appartenenza a una squadra, un sano spirito di competizione e una maggiore fiducia in se stessi».


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Progetto HEAD US

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