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Prevenzione

La salute in fumo

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Pubblicato il: 31-05-2011

Si celebra oggi la Giornata Mondiale senza Tabacco indetta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità; in Italia il numero dei fumatori è in aumento, come emerge dal quadro dell'Istituto Superiore di Sanità

La salute in fumo © Photos.com Sanihelp.it - Oggi in Italia fuma il 22.7% della popolazione sopra i 15 anni. Sono circa 11.8 milioni gli italiani che fumano, di cui 6.5 milioni di uomini e 5.3 milioni di donne. La fascia d’età in cui si registra la prevalenza maggiore è quella dei 25-44 anni con il 28.3 %, contro il 18.8% della fascia dei 15-24 anni e il 26% di quella dei 45-64 anni. 

Questo il quadro fornito dall'indagine Doxa per conto dell’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori di Milano e l’Istituto Mario Negri. In occasione della Giornata Mondiale senza Tabacco l'Oms ha scelto come tema La Convenzione quadro sul controllo del Tabacco, il primo trattato per il controllo del tabacco al quale hanno aderito dall’entrata in vigore nel 2005 ben 170 Paesi delle Nazioni Unite. L'adesione prevede l'assunzione di impegni precisi, come: proteggere le persone dall’esposizione al fumo di tabacco, informarle dei rischi connessi al fumo e offrire loro un aiuto per liberarsi da questa dipendenza.

La lotta al tabagismo è importante anche presso le giovani generazioni, sono tantissimi infatti i ragazzi che iniziano a fumare precocemente, con ovvi danni sulla salute. «La nostra Associazione - afferma la dottoressa Franca Fossati-Bellani, presidente della Sezione Provinciale di Milano della LILT - aderisce ormai da molti anni alla Giornata Mondiale senza Tabacco ribadendo ogni volta l’impegno decennale nella lotta al tabagismo. Alla luce dei dati presentati, crediamo fortemente e sempre di più nella necessità di politiche di prevenzione primaria e costanti interventi di educazione alla salute, partendo dalla scuola. Il 15.7% dei giovani inizia a fumare prima dei 15 anni: il 17.7% tra i maschi e il 13% tra le femmine. Il 61% inizia a fumare per l’influenza degli amici e dei compagni di scuola. Diventa prioritario quindi continuare a rafforzare gli interventi nei confronti dei giovanissimi attuando programmi sempre più incisivi di informazione e sensibilizzazione. L’intento è quello di creare una nuova generazione di non fumatori. Oltre a ciò, siamo in prima linea con iniziative sperimentali che coinvolgono i giovani. Ne sono un esempio il progetto pilota Giovani in Salute, lanciato dal Comune di Milano per i giovani dai 14 ai 24 anni che vogliono smettere di fumare e il concorso Se La spegni, ti accendi dedicato ai giovani videomaker».

Se per i giovani è importante attuare campagne di prevenzione, per gli adulti fumatori sarebbe opportuno invece adottare interventi più drastici e normativi. «Mi preme ricordare - dichiara il professor Silvio Garattini direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano- che nel nostro Paese si stima siano attribuibili al fumo di tabacco ottantamila decessi all'anno, pari al 14,2% di tutte le morti. C'è una generazione di italiani, quella tra i 40 e 60 anni, che sono ad alto rischio di essere colpiti dalle malattie fumo correlate in quanto consumatori di tabacco da lungo tempo. Sono quindi necessarie misure di intervento nell'ambito della diffusione del tabacco. La più immediata potrebbe essere un forte aumento del prezzo del pacchetto di sigarette, come avviene negli Stati Uniti e in Inghilterra dove il prezzo varia dagli 8 ai 10 euro, anche se dall’indagine emerge che il 50.5% continuerebbe a fumare allo stesso modo se il prezzo minimo delle sigarette fosse di 5 euro. Un altro provvedimento utile a ridurre il numero dei fumatori potrebbe essere l’estensione dei divieti: il 29.2% del campione si dice abbastanza favorevole al divieto nei parchi e giardini pubblici e il 32.7% negli stadi. Si dice molto favorevole all’estensione del divieto nelle aree aperte degli ospedali il 42.7% e nei cortili delle scuole il 46.4 %. Resta dunque ancora molto lavoro da fare poiché gli italiani che continuano a fumare sono ancora un'alta percentuale».

«È necessario, conclude il dottor Piergiorgio Zuccaro, Direttore dell’Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell’Istituto Superiore di Sanità, per contrastare l’epidemia di mortalità fumo correlata, attivare delle politiche che aiutino i fumatori a smettere. Maggiore deve essere l’impegno dei medici, sia di quelli di Medicina Generale su tutte le popolazioni, sia dei cardiologi che degli pneumologi per i soggetti malati, ad attuare interventi di provata efficacia. Inoltre deve essere facilitato l’accesso ai 396 Centri antifumo situati su tutto il territorio nazionale, eliminando i ticket e distribuendo gratuitamente i farmaci».


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