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Gravidanza dopo un trapianto? Oggi si può

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Pubblicato il: 06-06-2011
Sanihelp.it - Si è tenuto a fine marzo 2011 il XIV Congresso della Società Italiana di Medicina Perinatale (SIMP) intitolato I volti della maternità.

Sono due i filoni innovativi della medicina perinatale nei quali la SIMP si sta concentrando: uno è quello oncologico, dove si stanno facendo tutti gli sforzi affinché la paziente colpita da tumore riesca a iniziare e a portare a termine una gravidanza senza mettere in pericolo né la propria salute né quella del neonato; l’altro è la gravidanza nelle donne trapiantate, per le quali è in fase di attuazione un registro in collaborazione con il Meyer, l’Istituto Superiore di Sanità e il Centro Nazionale Trapianti.

È il primo registro nazionale, nonché europeo, che valuterà le principali problematiche delle gravidanze nelle donne che hanno subìto un trapianto di organo solido (cuore, rene, fegato, polmone, pancreas) e la salute del loro neonato.

Si pone come obiettivo quello di creare un’anagrafe nazionale, sistematizzare le informazioni per delineare quali siano le maggiori problematiche cui va incontro la madre trapiantata (per esempio il rischio di rigetto, ipertensione, parto pretermine, basso peso alla nascita) e definire le procedure, le linee guida e i percorsi da seguire nella gestione della gravidanza e del follow up materno-infantile.

In letteratura sono riportati circa 14.000 nati da madre trapiantata. In Italia ogni anno sono circa 1.000 le donne che subiscono un trapianto d’organo. Nel 2010 sono stati effettuati, nella popolazione femminile, 909 trapianti tra cuore (72), rene (534), fegato (275 tra intero e split), polmone (34), pancreas (18), intestino (3)[1].

L'altro problema è quello delle gravidanze in donne che hanno avuto un tumore. Oggi una gravidanza su 1.000 è complicata da tumori: 75% solidi (mammella, cervice, melanomi) e 25% ematologici.

La consulenza preconcezionale è fondamentale nella prevenzione di condizioni patologiche associate alla gravidanza, capaci di influenzare l’esito perinatale. L’outcome ostetrico è influenzato dall’intervallo di tempo fra le cure oncologiche e il concepimento, dal tipo di farmaco e dalla dose di radiazioni. Generalmente si consiglia un'attesa di due anni dopo il trattamento, ma il tempo ottimale tra cura e concepimento deve essere valutato su ogni singola paziente.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
XIV Congresso della SocietÓ Italiana di Medicina Perinatale

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