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Storia della moda

Gli anni '20

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Pubblicato il: 01-06-2011

Emancipazione femminile. La libertà e l'indipendenza della donna in questi anni fondano le basi di una modernità senza precedenti, incarnata nello spirito di Gabrielle Chanel.

Sanihelp.it - La libertà e l’indipendenza della donna in questi anni fondano le basi di una modernità senza precedenti, incarnata nello spirito di Gabrielle Chanel, stilista francese, nota con il soprannome di Coco, nato dal ritornello di una delle sue melodie cantate nei caffè di Moulins e Vichy.
La creazione di uno stile eterno, riflesso della propria vita, fatta di sacrifici, sogni e amori incondizionati, ha affascinato da sempre l’universo della moda. Per Coco ‘la moda passa, lo stile resta’.

La formula vincente, che ha lasciato il segno dell’innovazione, è stata quella di unire il lusso al comfort, con una semplicità stilistica straordinaria, tradotta in pura eleganza.
Fatta su misura per la nuova donna emancipata, che ha i capelli corti, va a cavallo con i pantaloni da uomo, porta la cravatta a casa, e all’aperto cappelli senza decorazioni.

Quotidianità, autonomia e libertà di movimento all’ordine del giorno. Con Chanel la maglia entra a far parte dell’alta moda, nasce uno stile volto alla funzionalità del capo.

Tra le creazioni simbolo di questi anni e nei successivi ’50 con il suo ritorno dopo il secondo dopoguerra, spiccano i tailleur in jersey e tweed, costituiti da giacca maschile e gonna dritta o pantaloni, il cardigan o il maglione da uomo portato dalla donna, i capi informali per le vacanze, a righe o in colori neutri, i blazer sportivi, l’unisex, la borsa trapuntata con il manico a catena, le scarpe bicolore con la punta a contrasto.

La democratizzazione dell’abito si legge nella divisa della donna moderna: il ‘petit noir’ o ‘little black dress’, l’abito nero con colletto e polsini bianchi, è adatto a ogni occasione.
Da indossare con i celebri bijoux, fatti da perle, pietre, catene dorate, cristalli, che imitavano i veri gioielli.
Nel ’55 l’Oscar della moda, e qualche anno dopo il leggendario profumo n°5. Non più un’essenza orientale, ma un singolare profumo artificiale, racchiuso in una semplice bottiglia di farmacia trasparente con applicata l’etichetta firmata.

Accanto a Chanel, il precursore dello sportswear, Jean Patou ebbe un successo straordinario: nel clima soleggiato di Montecarlo, Biarritz, Deauville e Venezia, lo stilista conquistò l’alta società internazionale attraverso costumi da bagno e completi chic per l’attività sportiva.

Il primo a firmare gli abiti con le proprie iniziali, indossati per le presentazioni delle collezioni solo da modelle americane professioniste dal fisico snello e tonico. Un’onda vacanziera a trecentosessanta gradi.

Nello scenario americano emergono i volti androgini di attrici quali Josephine Baker e Louise Brooks; anche qui la moda è alla maschietta: cloche, camicie e giacche ampie, tailleur a vita bassa a pieghe morbide, capelli lisciati con la brillantina e rossetto nero o rosso sangue.

Il guardaroba maschile invece seguiva un gusto tipicamente inglese. Icona indiscussa di eleganza, Edoardo VII Principe di Galles, lancia un gusto informale ma ricercato, fatto da giacche con spalle cadenti, cardigan, pantaloni al ginocchio, scarpe stringate portate con calzettoni a righe.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
'Storia della moda XVIII-XX secolo', Enrica Morina; 'Dizionario della moda', Guido Vergani; web

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