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Estetica

L'anti-età del futuro per Emanuela Folliero

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Pubblicato il: 14-06-2011

La conduttrice televisiva è tra le prime ad aver fatto ricorso alla biorivitalizzazione con fibroblasti autologhi, una nuovissima tecnica antiage.

L'anti-età del futuro per Emanuela Folliero © Rete Sanihelp.it - Pelle sottile, opaca, poco elastica, in una parola, invecchiata. Una cute non più giovane, infatti, non si riconosce solo per le rughe: con il tempo che passa, viene a diminuire la naturale capacità dei fibroblasti (le cellule presenti nel derma, lo strato intermedio della pelle) di produrre collagene ed elastina, sostanze che conferiscono al tessuto cutaneo turgore, elasticità, compattezza e sostegno.

Anche la bella Emanuela Folliero, che torna sul piccolo schermo in questi giorni con una nuova trasmissione dedicata alla salute e al benessere Benessere – Il ritratto della salute, si è trovata, a 46 anni, a fare i conti con una pelle meno giovane e ha optato per una strategia antiage innovativa: la biorivitalizzazione con fibroblasti autologhi.

Questa nuova frontiera anti-età sfrutta cellule cutanee autologhe, cioè prelevate dal proprio derma, in parte utilizzate subito, in parte amplificate in laboratorio, congelate e conservate in specifiche banche, per poter essere reimpiantate nel derma con interventi successivi, quando l’età comincia a richiederlo. Così in maniera naturale, senza rischi di rigetto, si ha un esercito di nuove cellule che restituiscono alla pelle un aspetto e una texture giovani.

Emanuela Folliero ha conservato le proprie cellule presso il Bioscence Institute di San Marino, la cell factory che ha messo a punto la tecnica, e si è già sottoposta anche al trattamento rivitalizzante, con risultati apprezzabili, come lei stessa confessa: «Sono molto contenta del risultato, ma è la mia truccatrice ad essere veramente entusiasta della mia pelle rigenerata».

La tecnica è semplice: ci si rivolge a un chirurgo plastico, estetico o a un dermatologo per effettuare un piccolo prelievo di pelle (tre millimetri per tre) dietro l’orecchio (in un’area che, quindi, non lascia segni visibili). Il campione prelevato viene inviato dal medico al laboratorio dell’istituto sanmarinese, dove i fibroblasti vengono estratti dal derma e sottoposti a coltura per essere aumentati di numero. Parte delle cellule può essere usata subito per un trattamento antietà, mentre parte viene congelata in azoto liquido a meno 198 gradi centigradi e conservata per essere poi usata successivamente.

I fibroblasti autologhi trovano applicazione non sono per biorivitalizzare la pelle e ridarle giovinezza, ma anche a fini terapeutici, per trattare ustioni e ulcere cutanee. Vengono reiniettati direttamente nel derma con un ago di soli 2 millimetri, che consente di raggiungere la giusta profondità (se le cellule non vengono reinserite nello strato intermedio della pelle non riescono a svolgere la propria funzione naturale), con tante micropunturine: i primi risultati si vedono dopo circa un mese, un mese e mezzo, quando le cellule cominciano a produrre nuovo collagene e elastina, attività che continua per almeno un anno.

Nulla vieta di ripetere il trattamento più volte, tranne forse il portafoglio: il congelamento dei fibroblasti costa circa 1500-2000 euro, cui aggiungere 200 euro di stoccaggio annui, mentre ogni trattamento con i fibroblasti congelati si aggira attorno ai 1800-2500 euro.


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