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Aids: terapia e prevenzione insieme per spegnere l'epidemia?

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Pubblicato il: 26-07-2011
Sanihelp.it - A 30 anni dall’esplosione dell’AIDS, per la prima volta si vede all’orizzonte la possibilità di spegnere l’epidemia: parte da Roma, dove si è svolto il più importante appuntamento scientifico a livello mondiale dedicato all’AIDS.

In Italia sono stimate da 143.000 a 165.000 persone HIV positive e di queste oltre 22.000 con AIDS. Ogni ora nel mondo circa 200 persone muoiono di questa malattia e ogni giorno si verificano circa 7.400 nuove infezioni, ma meno della metà quotidianamente inizia la terapia.

Se si arriva alla diagnosi precocemente, non si  dovrebbe più morire di AIDS. È uscito un lavoro che mostra che se un ventenne si infetta oggi si può farlo vivere fino a 69 anni, ma numerosi pazienti giungono tardi alla diagnosi.

La maggior parte dei contagi avviene infatti per via sessuale tra eterosessuali che non percepiscono il rischio nel fare sesso non protetto. E circa la metà delle persone che giungono alle cliniche di cura hanno contemporaneamente la diagnosi di sieropositività e di AIDS, con una grave compromissione clinica. È il fenomeno dei late presenters, ovvero persone che si percepiscono immuni e non fanno il test.

La cronicizzazione della malattia ne ha fatto emergere anche aspetti prima poco valutati, come i meccanismi di infiammazione cronica e immunoattivazione, con danno a carico dei sistemi di organo, per esempio cardiovascolare, con il rischio di infarto o di malattia coronarica o cerebrovascolare. Ma questa infiammazione cronica causa effetti anche su rene, fegato, ossa e altri organi bersaglio. E può essere rilevante il danno neurocognitivo.

Ma la terapia precoce, con l’uso anticipato dei farmaci antiretrovirali, si sta rivelando parte integrante della prevenzione. È questa la rivoluzione annunciata nel corso di IAS 2011: una persona la cui carica virale è abbattuta grazie alla terapia farmacologica non infetta gli altri. Con il cosiddetto effetto di comunità, l’efficacia della terapia sul singolo individuo si trasforma in un’efficacia estesa socialmente. Ma occorre che la persona sia a conoscenza del proprio status sierologico e per questo resta fondamentale il test.

E all’orizzonte si delinea la prospettiva dell’eradicazione completa del virus, resa più concreta dalla disponibilità di farmaci come raltegravir, capostipite della classe degli inibitori dell’integrasi.

Nel corso di IAS 2011 sono stati presentati nuovi dati di efficacia a lungo termine (5 anni) di raltegravir in confronto con efavirenz, che dimostrano come il 69% dei pazienti in terapia con raltegravir abbia mantenuto la soppressione dei livelli di carica virale al di sotto di 50 copie/mL e abbiano registrato un aumento maggiore dei CD4. Inoltre raltegravir rispetto a efavirenz associa una migliore tollerabilità, in particolare rispetto al profilo lipidico.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
IAS 2011

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