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Primi passi

Ortopedia pediatrica: dubbi e risposte

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Pubblicato il: 26-07-2011

Le mamme che vedono i propri bimbi muovere i primi passi hanno molti dubbi, ma spesso i presunti difetti sono normali fasi dello sviluppo. Ecco le indicazioni del professor Nicola Portinaro di Humanitas Rozzano (Milano).

Ortopedia pediatrica: dubbi e risposte © Photos.com Sanihelp.it - Una prima rassicurazione potrebbe venire con l'esecuzione dell'ecografia all'anca del neonato (da effettuare entro i suoi tre mesi di vita): una valutazione ortopedica che consente di diagnosticare in fase precoce eventuali patologie. A dare ulteriori indicazioni sull'argomento e a sfatare alcuni falsi miti ci pensa il professor Nicola Portinaro, responsabile dell'Unità Operativa Ortopedia Pediatrica di Humanitas, professore presso l'Università degli Studi di Milano e coordinatore scientifico didattico dell'area ortopedica presso l'Istituto Clinico Humanitas.

«L'ecografia all'anca è fondamentale per diagnosticare e curare precocemente un’alterazione dell'articolazione coxofemorale che porta a un’artrosi precoce dell'anca in alcuni casi o, addirittura, a una lussazione dell'articolazione anche nei neonati e bambini piccoli con il risultato di un’evoluzione in un difetto nella camminata. Ma riguardo alla necessità di eseguire l'ecografia delle anche e al momento in cui debba essere svolta effettivamente c'è ancora molta confusione. Ci si chiede, infatti, fondamentalmente, perché non sia obbligatoria se è davvero così importante. Una risposta viene direttamente dall'Accademia Americana di Pediatria, che ritiene l'ecografia un esame costoso e che, dato che la displasia dell'anca non è così diffusa, sia più conveniente curare chi ne soffre piuttosto che eseguire questo esame come screening a tutti i neonati. Ma, in realtà, non è così. 

L'altro luogo comune riguarda, poi, il limite dei tre mesi. Troppo spesso si ritiene di dover aspettare questo termine per poterla eseguire. E, invece, si deve sapere che la displasia dell'anca, così come altre alterazioni (quali il piede torto, eccetera), si può diagnosticare fin dai primi giorni di vita. Il limite inferiore, quindi, non esiste, mentre il limite superiore (non oltre i tre mesi) è perentorio. L'ecografia, infatti, si può sempre eseguire fino a che il processo di ossificazione della testa femorale non permette di individuare più i punti fondamentali per la diagnosi ecografica. E, ovviamente, tanto più precoce è la diagnosi, tanto più breve il trattamento e tanto più elevata è la potenzialità di guarigione senza reliquati».

Il presupposto fondamentale, che fortunatamente sta prendendo piede in Italia, è che l'ecografia all'anca deve essere eseguita da un ortopedico, capace allo stesso tempo di valutare l'intero apparato muscolo-scheletrico del piccolo paziente effettuando una sorta di tagliando del neonato dalla testa ai piedi senza limitarsi all'anca. L'esame clinico accurato permette di osservare altre alterazioni che in alcuni casi sono solo posizionali, legate, quindi, alla posizione del neonato nell'utero (per esempio, i piedini intraruotati/tali/addotti, eccetera) rassicurando, così, la mamma della benignità della solo apparente anomalia e della sicura risoluzione spontanea con il tempo. In altri casi, invece, le deformità sono patologiche, per cui una diagnosi precoce permette di trattarle per tempo.

Piedi a papera e ginocchia a X sono quindi evoluzioni fisiologiche del bambino? «Sì in linea generale. Quando il bambino inizia a camminare si noteranno i piedi piatti e le ginocchia in fuori (a fantino - ginocchio varo) che, verso i due-tre anni, diventeranno a X (ginocchio valgo). Intorno, poi, ai cinque anni, le ginocchia si raddrizzeranno per assumere la forma definitiva dell'adulto. Anche il piede piatto del bambino è quasi sempre normale. Durante lo sviluppo la sua conformazione cambierà fino a divenire quella definitiva intorno ai 10-12 anni. Queste modificazioni degli arti fanno parte dello sviluppo fisiologico. Sono alterazioni non alterazioni. Inutile, quindi, andare in ansia anche se è sempre importante escludere che vi sia una vera e propria patologia».

Un'altra considerazione in merito al lasciar camminare il bambino a piedi nudi: «Un bambino che inizia a camminare sta sviluppando la sensibilità del piede a riconoscere il terreno per imparare a mantenere l'equilibrio su differenti superfici. La deambulazione a piedi nudi o con le calze antiscivolo su terreni lisci stimola il piede, anche se solo in un piano dello spazio. L'ideale, quindi, quando possibile, sarebbe di far camminare il piccolo su terreni sconnessi come la sabbia per stimolare il piede in modo completo. Per l'esterno consiglio semplicemente le scarpine con una suola rigida. Ma capisco che con l'estate la scelta sia difficoltosa. E, comunque, mi sento nuovamente di tranquilizzare le mamme: il piede non muta. Se deve maturare lo fa da sé con o senza l'intervento di scarpe particolari, esercizi ad hoc o altro. Se non c'è una patologia diagnosticata, quindi, non servono scarpe particolari. Per quanto riguarda, infine, il discorso delle calzature già utilizzate da fratelli o sorelle, è meglio evitare il passaggio perché ogni piede ha una sua storia e deve poter vivere la sua scarpa, non indossarne una che ha già una sua forma e vita».


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
www.humanitassalute.it

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