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Gli esperti: troppi cesarei, per le ragioni sbagliate

Naturale o cesareo? La parola alle donne

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Pubblicato il: 20-09-2011

Secondo una ricerca, le italiane pensano al parto naturale ma poi scelgono il cesareo, spinte dalla paura del dolore e dalla convinzione che sia più sicuro. Ma è davvero così?

Naturale o cesareo? La parola alle donne © Photos.com Sanihelp.it - Quattro bambini su 10 in Italia nascono con taglio cesareo, confermando il nostro Paese come una fra le nazioni in cui si effettua il più alto numero di parti cesarei (all’incirca il 40%, quando le soglie raccomandate dall’OMS si limitano al 15%), di certo quella con le percentuali più elevate d’Europa.

Questi dati, in continua crescita, sono alla base dell’indagine condotta dall’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna (O.N.Da) in collaborazione con il settimanale Io Donna e il Dipartimento di salute materno infantile dell’OMS su 1.000 donne per conoscere le motivazioni che hanno spinto le mamme o le future mamme a scegliere il parto naturale piuttosto che il taglio cesareo.

I risultati dell’analisi sono confortanti: 800 donne preferiscono il parto naturale, per ragioni di carattere sia emotivo-affettivo (non perdere le prime ore di vita del bambino , avere il compagno al proprio fianco o allattare con più facilità), sia funzionale (ospedalizzazione più breve , recupero fisico più veloce, meno dolore post operatorio, gravidanze future illimitate e assenza di cicatrici).

È invece principalmente legata al timore del dolore per sé, alla sofferenza per il bambino o a un senso di maggiore sicurezza la scelta delle 200 donne che prediligono il taglio cesareo. Fra queste, è molto apprezzata la possibilità di poter pianificare, con questa modalità di parto, la data della nascita o poter ritornare più rapidamente a una normale vita sessuale.

È necessario innanzitutto distinguere tra coloro che liberamente scelgono questa modalità di parto e coloro che necessitano di tagli cesarei elettivi a causa di interventi di chirurgia conservativa, malformazioni dell’utero e a seguito di procreazione medico assistita. «Oggi le donne, rispetto al passato, si avviano alla maternità intorno ai 40 anni, con conseguenti difficoltà fisiologiche e biologiche che un parto in età matura porta con sé – spiega Massimo Candiani, primario della Ginecologia e Ostetricia della Fondazione San Raffaele del Monte Tabor – Si amplia così la gamma di donne maggiormente esposte a pregresse problematiche di endometriosi, fibromi uterini o di fertilità che spesso impongono il ricorso alla procreazione medico assistita, che di per sé è già indicazione al taglio cesareo».

«Per quanto riguarda invece la categoria delle favorenti il cesareo per scelta, bisogna riflettere bene sulle cause di questa preferenza, tra cui il desiderio di evitare il dolore– commenta Mario Merialdi, Coordinatore dell’Unità di Salute Materna e Perinatale e del Dipartimento di Salute e Ricerca Riproduttiva dell’OMS - Interventi già proposti in passato, come il garantire l’accesso all’epidurale a tutte le donne, potrebbero contribuire a limitare il numero dei cesarei non giustificati da ragioni mediche».

In secondo luogo, l’idea che il cesareo sia più sicuro rispetto a quello naturale è tanto diffusa quanto errata. «Il parto chirurgico è associato a un aumento della mortalità neonatale (con 2,5 per mille nati al Sud nelle miriadi di piccole sale parto pubbliche e private e 1,2 al Nord in condizioni più simili a quelle europee), a complicanze respiratorie lievi, a problematiche di riduzione dell’allattamento al seno e, non ultimo, al doppio di rischi gravi nella gravidanza successiva - afferma Enrico Ferrazzi, presidente della Società Lombarda di Ginecologia (SLOG) - Se infatti per la donna il primo parto chirurgico, effettuato con le tecniche attuali, non presenta rischi molto maggiori del parto naturale, la seconda gravidanza può invece essere gravata da una possibilità doppia o tripla di complicanze anche gravi (seppure limitate al 4-8 per mille parti)».

A livello medico, il taglio cesareo è indicato in presenza di condizioni in cui non è possibile il parto per via vaginale (cesareo programmato), oppure quando durante la fase dilatante o nel corso del periodo espulsivo insorgono impedimenti meccanici, alterazioni del tracciato cardiotocografico o arresto della progressione della dilatazione del collo dell’utero che non consentono il parto per le vie naturali (cesareo d’urgenza). In assenza di queste indicazioni mediche, il ginecologo può rifiutarsi di eseguire l’intervento.


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